Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Filobus che fare? Rispondono no in 6.500

Crescono i dissensi contro cavi e pali attraverso la petizione lanciata dll'Unione commercianti leccesi. E il presidente Stifani, candidato al Comune per l'Unione, ribadisce l'inutilità del progetto

Continua la raccolta di firme contro il filobus a Lecce. Circa 6.500 firme sono state raccolte nell'ambito dell'iniziativa organizzata dall'Unione commercianti leccesi sul tema "Filobus che fare?", il cui presidente Stefano Stifani, è anche candidato al Comune per il centro sinistra alle amministrative di Lecce.

"Sono state raccolte migliaia di firme di cittadini che non condividono la scelta dell'amministrazione comunale - scrive Stifani in una nota - e tantissimi sono i messaggi lasciati sul libro bianco, dove il messaggio è praticamente unanime: la città barocca è stata violentata dai migliaia di pali e da chilometri di fili, che hanno sconvolto l'architettura e la vita dei cittadini".

E aggiunge: "Ricordo che sono stati spesi 16milioni di euro dei cittadini della comunità europea (quindi anche salentini) e 6,5 milioni e mezzo di euro con un mutuo del Comune di Lecce. Tutto questo - stando al parere di Stifani - senza alcun beneficio, escluso il presunto alleggerimento dell'inquinamento da PM10, che sarà vanificato in quanto in alcune zone della città il filobus andrà a gasolio, mentre gli spazzi già esigui delle strade della nostra città saranno ridotti ulteriormente e si creeranno così degli imbuti e l'inquinamento verrà ulteriormente incentivato. Vengono nominate città italiane ed europee nelle quali il filobus ha grande successo - conclude - invece da uno studio approfondito dei percorsi si rileva che nella quasi totalità delle città citate le linee di filobus hanno marcia autonoma nel centro città (a batteria e non a gasolio) e trazione elettrificata nelle periferie. Infatti tutte le linee mettono in comunicazione le periferie con il centro, Lecce non ha viali ampi come tante delle città europee citate"


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