Contro il gasdotto 33 candidati, ma il Movimento No Tap prende le distanze

All'appello lanciato dal sindaco di Melendugno hanno risposto esponenti di 5 forze politiche. L'ultimo è stato Massimo D'Alema

MELENDUGNO – Se bastasse una firma per fermare l’approdo del gasdotto Tap a San Foca e impegnare la classe dirigente al rispetto della “democrazia ambientale”, allora si potrebbe dire che la battaglia portata avanti da un gruppo di sindaci e dal movimento che si oppone all’infrastruttura energetica è stata vinta in questa campagna elettorale.

All’appello lanciato da Marco Potì, primo cittadino di Melendugno, hanno infatti risposto in molti tra i candidati alle elezioni di domenica 4 marzo: Casa Pound (una firma), Potere al Popolo (14 firme), Liberi e Uguali (8 firme), M5S (8 firme), Civica Popolare (una firma) e Forza Italia (una firma). Ci sono state poi un paio di manifestazioni di impegno rilasciate privatamente da esponenti del Pd che per convinzioni personali ritengono un errore l’approdo sulla costa melendugnese.

A parte il fatto che non è dato sapere quanti abbiamo firmato a titolo personale e non a nome del partito di cui fanno parte – un aspetto non da poco considerando che potrebbero sempre giustificarsi dicendo di aver fatto il possibile -, sono ben pochi coloro che sulla questione possono rivendicare una linea coerente, uguale dall’inizio alla fine.

La situazione, se non si stesse parlando di politica cioè dell’arte del possibile e talvolta dell’incredibile, potrebbe essere definita surreale, o almeno demagogica, tanto che il governatore pugliese Michele Emiliano ha dichiarato di essere molto contento del fatto che, alla luce delle dichiarazioni pubbliche e delle firme, qualunque governo verrà fuori dalle urne o dalle alchimie che ne scaturiranno, l’approdo di San Foca può considerarsi oramai superato. Lui per primo, in realtà, sa bene che non è così ma, avendo sempre puntato sulla riconversione a gas della centrale a carbone di Cerano, ha certo motivo di sottolineare questa notevole convergenza delle forze politiche.

Il senso dell’iniziativa del sindaco Potì, in quanto rappresentante istituzionale, può essere compreso: quando i clamori da campagna elettorale saranno svaniti e arriverà una talpa meccanica direttamente della Germania per scavare il tunnel del gasdotto – si è tuttavia ancora in attesa del parere di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale – con tutto il contorno di misure per l’ordine pubblico, allora il primo cittadino potrà quantomeno esibire quelle firme e chiederne conto, soprattutto se i soggetti interessati faranno parte di forze del prossimo governo. “Non è mia intenzione strumentalizzare la vicenda a fini elettorali, ma mettere la questione Tap al centro del dibattito politico perché rischia di scomparire dall’agenda”, ci ha dichiarato Potì.

Il Movimento No Tap giudica quanto avvenuto in questi giorni un momento esilarante per un verso, preoccupante per l’altro: “Noi – si legge in un post - non saremo mai al fianco di chi del terrore ne fa propaganda, noi non condivideremo mai ideali neofascisti, noi non potremo mai inchinarci alle prese in giro di chi si è macchiato dello scempio di questa terra.  La lotta al gasdotto è la lotta di un popolo che contrasta un sistema che ci sta portando alla deriva, che fa dell'odio la propaganda elettorale. Non condivideremo mai la nostra lotta con chi si veste di odio, né con chi si maschera di buoni intenti per nascondere il volto del malaffare”.

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La nota ha fatto seguito ad una manifestazione che si è snodata per le vie del paese, passando anche davanti all’info point di Tap, proprio mentre a firmare si è recato Massimo D’Alema, candidato di Liberi e Uguali e contestato dal movimento, da ultimo, a margine di un incontro svolto in autunno a Lecce presso una sede Arci.

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