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Flash mob per Giulio Regeni. Lecce risponde all'appello di Amnesty

Circa 200 persone hanno partecipato al presidio presso il Codacci Pisanelli. Il 25 gennaio del 2016 il giovane ricercatore triestino venne rapito

Una foto del flash mob.

LECCE - In contemporanea con molte altre città italiane, anche a Lecce è stato ricordato Giulio Regeni, il ricercatore universitario torturato e ucciso in Egitto all'inizio dello scorso anno. L'iniziativa nel capoluogo salentino è stata coordinata dal locale gruppo di Amnesty International.

Proprio al 25 gennaio del 2016 risale la sua scomparsa, avvenuta al Cairo. Il corpo martoriato del giovane triestino fu ritrovato il 5 febbraio al margine di un'autostrada, mentre l'allora ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, era in visita nella capitale egiziana. Da quel momento è iniziata una tenace battaglia da parte della famiglia per l'accertamento della verità, tutt'altro che semplice come hanno dimostrato i tentativi di depistaggi da parte delle autorità locali condotti parallelamente a un'attività di disinformazione sistematica finalizzata a gettare discredito sulla figura del ragazzo italiano.

Nonostante tutto, squarci di verità si sono aperti nel corso dei mesi e il quadro nel quale è maturato l'atroce delitto è sostanzialmente delineato: Giulio Regeni, che conduceva una ricerca sul sindacalismo indipendente in Egitto, è stato ritenuto un agente al servizio di governi stranieri (italiano e britannico, considerando che il dottorato faceva capo all'Università di Cambridge) e per questo considerato una minaccia alla sicurezza nazionale.

L'assurda defromazione della realtà è stata complicata drammaticamente dal clima politico e sociale che attanaglia l'Egitto: il governo di Al Sisi, nato da un colpo di stato dopo la primavera araba, controlla maniacalmente e con sospetto ogni movimento all'interno del paese dove peraltro esiste un conflitto molto evidente tra il servizio segreto civile e quello militare. Quando il corpo di Giulio fu ritrovato, non passò inosservata una coperta in dotazione ai militari lasciata con ogni probabilità come indizio per risalire agli autori delle fatali torture. L'Italia, dal canto suo, che con l'Egitto ha ottimi rapporti commerciali e strategici (L'Egitto è considerato elemento di stabilità), ad aprile ha richiamato in patria l'ambasciatore e poi ne ha nominato un altro che tuttavia non è stato ancora accreditato, come espressamente richiesto dalla famiglia Regeni e da alcune forze politiche. 

Oggi, sui gradoni dell'ingresso del plesso universitario Codacci Pisanelli, su viale dell'Università, decine di studenti e cittadini, ciascuno reggendo una lettera, hanno composto lo slogan "verità per Giulio Regeni", dando poi vita ad una fiaccolata e ad un presidio nel corso del quale ci sono stati vari interventi di esponenti delle associazioni leccesi, ma non solo. Per primo ha preso la parola Domenico Fazio, pro rettore dell'Università del Salento, che ha ricordato l'inziativa dell'ateneo salentino di intitolare un dottorato di ricerca a Giulio Regeni. La notizia fu data ai genitori nel corso di un dibattito nell'ambito di "Conversazioni sul futuro", a novembre scorso. 

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