"Forum della Pace": dal ruolo dei media all'economia

Oggi i lavori degli ospiti nazionali ed internazionali si sono svolti nelle sale dell'Hotel President. Il tema: "Il Mediterraneo: spazio di cooperazione". Due le sessioni parallele. Ad Acaya la stampa

Primo Forum per la Pace nel Mediterraneo: oggi i lavori degli ospiti nazionali ed internazionali si sono svolti nelle sale dell'Hotel President. Tra i partecipanti presenti alla sessione plenaria mattutina sul tema "Il Mediterraneo: spazio di cooperazione economica, politica, sociale e di sviluppo sostenibile", Francesco Boccia, componente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, il vice presidente della Regione, Sandro Frisullo, il presidente della Fiera del Levante, Cosimo Lacirignola, il presidente di Confindustria Lecce, Piero Montinari e l'architetto francese, Paul Quintrand. "Il ruolo della Puglia è stato un'intensa attività a sostegno delle politiche di cooperazione allo sviluppo ed internazionalizzazione dell'economia, toccando quasi tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo attraverso politiche di dialogo, scambi culturali, aiuti alla crescita ed alla modernizzazione sostenibile di questi territori", ha dichiarato Sandro Frisullo, vicepresidente della Regione Puglia. "Secondo i dati dell'Istituto per il Commercio Estero, nel primo semestre 2008 il dato dell'export della Puglia verso il Mediterraneo è cresciuto del 61 per cento. Stiamo dando sostanza alle politiche di cooperazione e di internazionalizzazione, rafforzando le politiche di partenariato con economie integrate e complementari e secondo una visione non predatoria, ma che tenga conto delle peculiarità dei territori dove costruiamo le partnership", ha proseguito il vice presidente.

Nel suo intervento l'onorevole Francesco Boccia, deputato e membro della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, ha affermato che "dai tempi di Marco Polo il Mediterraneo non aveva una così grande centralità negli scambi di beni e servizi. I Paesi mediterranei, l'Italia in modo particolare, ha fatto pochissimo per utilizzare a proprio favore questa realtà. Solo aria fritta", ha continuato Boccia, invocando un necessario cambio di marcia e auspicando che il mondo politico europeo possa comprendere le necessità di guidare questo processo da protagonista. "In un momento di grande recessione, l'unico indice economico positivo è quello del commercio mondiale, che è in costante aumento", ha proseguito. "Dobbiamo intercettarlo - ha detto l'economista, e per farlo - è necessario stipulare accordi con i Paesi del Mediterraneo, in primo luogo culturali, per riscrivere regole di cooperazione economica nel sud d'Europa. Non esiste più un centro economico nel mondo identificabile in un luogo geografico. Il mondo è cambiato e bisogna prenderne atto>>, ha concluso Boccia, rivolgendosi ai numerosissimi giovani presenti in sala.

Il presidente della Fiera del Levante, Cosimo Lacirignola, ha fatto presente come "la regione mediterranea si presenta come un'area estremamente vulnerabile e complessa. Vulnerabile perchè essendo situata nel cuore di tensioni internazionali, subisce pesantemente le distorsioni provocate dalla mondializzazione, incapace di intraprendere i percorsi di crescita a sviluppo. Complessa perché esistono profonde disparità economiche e sociali, rese palesi dall'analisi degli indicatori macroeconomici della regione. Indicatori che mettono in luce una grande eterogeneità tra i paesi ed un divario sempre più crescente tra economie sviluppate e quelle che lo sono meno. E l'analisi del Prodotto Interno Lordo pro capite dei paesi mette in evidenza una dinamica di accrescimento degli squilibri esistenti tra le due rive del Mediterraneo. Infatti, oggi, il PIL pro capite dei paesi mediterranei dell'Unione Europea è cinque volte superiore a quello dei paesi partner mediterranei, mentre agli inizi degli anni '60 era tre volte e mezzo superiore. Ciò sta a significare come nel corso degli ultimi cinquant'anni la situazione si è notevolmente aggravata, e come meno della metà della popolazione mediterranea produce quasi l'intero valore (l'86 per cento) di mercato che annualmente viene realizzato nell'intero bacino del Mediterraneo. Tutto ciò ci induce a riflettere sugli squilibri economici esistenti nell'area, lasciando immaginare le forti tensioni che si sviluppano tra i paesi partners mediterranei, e tra questi ed i paesi mediterranei dell'Unione Europea".

Infine ha detto l'architetto Paul Quintrand: "Non possiamo più essere consumisti ciechi. L'ecologia è il valore di comprensione del sistema economico; il Mediterraneo rischia la catastrofe, e qui c'è bisogno di ritrovare la cultura dell'acqua, della cittadinanza, della condivisione. Solo con la rivalutazione dei nostri insegnamenti e con la cooperazione, stabiliremo una democrazia partecipata che ci consentirà di uscire dalla crisi".

"Turismo culturale nel Mediterraneo": è stato questo, invece, il tema della sessione parallela della giornata di lavori odierna. A presiederla la senatrice Maria Rosaria Manieri, assessore al Turismo e al Marketing territoriale della Provincia di Lecce. Al centro della discussione le possibilità e le potenzialità turistiche dell'area euromediterranea, legate all'utilizzo dei patrimoni e delle offerte culturali. Alla presenza di Xavier Bonnel, presidente di Club Export e direttore di Somival-Tourism and territories, Jacques Fournier, docente universitario, Serge Perrot, economista del Centro di Ricerca Economica Pura ed Applicata di Parigi, Franco Chiarello, sociologo e presidente dell'Agenzia per il Turismo regionale, Stefania Mandurino, commissaria dell'Azienda di Promozione Turistica di Lecce ed Andrea Montinari, presidente gruppo Vestas Hotels and Resorts.

"Ci siamo chiesto quale sia il segreto dell'appeal che il Salento ha e che ha fatto crescere, in modo considerevole, il numero dei visitatori negli ultimi quattro anni. Penso che esso sia nella riscoperta della identità di questo territorio, nel suo complesso di elementi peculiari, paesaggistici, ambientali, storico-artistici, di valori religiosi e d tradizioni popolari, di prodotti tipici che costituiscono il fascino del Salento mediterraneo, una terra dalla forte personalità", ha esordito la senatrice Maria Rosaria Manieri. "Il Salento con 250 chilometri di coste è l'estrema propaggine italiana nel Mediterraneo. Esso dista dall'Albania non più di 70 chilometri, un braccio di mare. Attraversato sin dall'antichità più remota da genti e popoli diversi. L'identità del Salento è uno straordinario amalgama di rapporti, di immagini, di saperi e di sapori. Nel Dna del Salento c'è la lunga plurisecolare esperienza di integrazione, di convivenza, di condivisione di destini con popoli diversi".

Ed ancora: "Il Salento e la Puglia sono parte viva del Mediterraneo, ed il Mediterraneo, resta, nonostante i conflitti geopolitici e le nuove concorrenze, una delle principali ed emblematiche destinazioni turistiche mondiali. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale del Turismo sono più di 350 milioni i turisti nazionali ed internazionali, dal Portogallo e dal Marocco ad ovest, alla Palestina ed alla Turchia ad est, che si muovono nell'area mediterranea per un introito globale, stimato, del 5 per cento del commercio mondiale".

La sessione parallela mattutina della terza giornata del 1° Forum per la pace nel Mediterraneo, è stata l'occasione per un interessante dibattito fra i rappresentanti della stampa internazionale, ognuno giunto allo splendido Castello di Acaya, sede europea del "Mediterranean Peace Forum" dove si è svolto il seminario, con la sua personale esperienza. La tavola rotonda "Il ruolo dei media nel processo di costruzione della pace nel Mediterraneo", co-presideuta da Angelo Sferrazza e da Jawdat Mannaa e moderata dal dottor Giulio Giordano, ha dedicato una sessione alla stampa scritta, cui hanno partecipato giornalisti della carta stampata e delle agenzie, e un'altra ai media elettronici.

Molti dei relatori hanno offerto lo spunto per una riflessione sulla responsabilità che la stampa ha avuto e continua ad avere sulla formazione dell'opinione pubblica, specialmente nei contesti internazionali, a volte minimizzando certi eventi e la loro portata, altre volte, diversamente, enfatizzandoli. Ma per essere costruttori di pace è necessario "intraprendere un cammino nel senso di un maggior e più equilibrato contributo alla verità", ha detto Angelo Sferrazza, che ha altresì sottolineato i pericoli cui gli operatori dell'informazione sono esposti e i condizionamenti che spesso subiscono. Il pensiero è inevitabilmente andato ai tanti colleghi morti in servizio nei teatri di guerra (86 nel 2007, secondo alcune stime riportate da Sferrazza) e alla giornalista russa Anna Politkovskaja uccisa nel 2006.

Stefano Polli, caporedattore centrale dell'agenzia Ansa con una lunga esperienza come inviato di guerra, è convinto che un buon giornalista è colui che riporta i fatti con verità e aderenza alla realtà, rifiutando ogni genere di militanza. E pur riconoscendo le difficoltà che un cronista affronta, connesse alla globalizzazione o dovute a condizionamenti personali e politici, Polli ha ribadito che un giornalista deve porsi come un testimone vero, reale, e obiettivo, riportando le cifre con esattezza, citando le fonti quando possibile e raccontando gli avvenimenti con completezza e aderenza ai fatti, senza strumentalizzazioni. E senza, quindi, sostituirsi alla politica, poiché solo la verità può essere il vero contributo di un giornalista ad un disegno di pace. Al contrario secondo il cronista francese Jean Claude Petit, un giornalista non deve ambire alla neutralità: "Il nostro compito - ha detto - è raccontare delle storie e nel farlo non dobbiamo essere necessariamente neutrali, anche perché credo che sia impossibile. La pace non è una materia esclusiva della politica e noi in qualità di mediatori fra ciò che succede e i nostri lettori, dobbiamo offrire loro una lettura della giustizia".

Seyda Canepa, corrispondente in Italia della televisione turca, ha sottolineato alcune differenze che esistono fra i giornalisti occidentali e quelli mediorientali. "I giornalisti occidentali - ha detto - pensano che i colleghi mediorientali non sono obiettivi nel raccontare gli eventi, mentre in Medio Oriente pensano che gli occidentali riportano le notizie con superficialità e pressapochismo. Personalmente credo che ci sia della verità in entrambi i casi". Sarebbe quindi utile, per Canepa, organizzare degli scambi fra colleghi occidentali e mediorientali, promovendo dei training nelle redazioni perché solo osservando come lavora l'altro si possono comprendere le sue ragioni e ridurre, così, le distanze.
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Ma la strada che i media devono percorrere in direzione della verità e quindi della pace è impervia per varie ragioni: secondo Jamal Moh'd Jadallah, corrispondente in Italia dell'agenzia di stampa palestinese Wafa sarebbe un risultato importante liberarsi dei propri pregiudizi, che non aiutano certo i lettori a trovare un senso in ciò che viene raccontato. E' necessario per il giornalista palestinese richiamare tutti a una maggiore responsabilità "perché quando si fa questo mestiere - ha osservato - non si deve mai dimenticare che trasmettiamo informazioni a persone che non hanno tutte un alto livello di cultura. Per cui è fondamentale, per esempio, spiegare loro le immagini che mostriamo, che se recepite così come sono, rischiano di generare solo odio". Nella sessione dedicata ai media elettronici i relatori hanno approfondito i vari aspetti della multimedialità, individuandone da un lato le potenzialità e le risorse e dall'altro mettendo in guardia dai suoi limiti. Tutti concordano che in un futuro, in cui come molti teorizzano, la carta stampata sparirà, sancendo definitivamente il primato di internet su tutti gli altri media, diventa importantissimo riflettere sui pericoli che il web rappresenta.

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