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Forza Italia chiede a Fitto di candidarsi, ma lui sente odor di trappola e si smarca

Il Comitato per le Regionali di Fi ha sollecitato l'ex ministro, forte dell'investitura alle Europee, di affrontare Emiliano. Ma il deputato a Bruxelles non ritiene praticabile alcuna via che non passi dalle primarie e dal rinnovamento interno

@TM News/Infophoto

LECCE – Ha sentito odor di trappola, Raffaele Fitto, e si è subito smarcato. L’europarlamentare di Maglie ha rispedito al Comitato per le Regionali di Forza Italia l’invito a candidarsi alla guida del centrodestra pugliese e ha rilanciato, una volta di più, la rivendicazione delle primarie, della riorganizzazione del partito e dell’adozione di una linea fortemente alternativa a quella del governo di Matteo Renzi.

Oggi la task force presieduta da Altero Matteoli e composta dai capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, dal senatore Denis Verdini e dai deputati Sestino Giacomoni e Giovanni Toti, ha pubblicamente chiesto all’ex ministro e governatore di valutare una sua discesa in campo per contrastare, forte del recente successo personale alle elezioni europee, l’avanzata di Michele Emiliano. 

Ma per Fitto qualsiasi decisione che prescinda dal coinvolgimento degli elettori è fuori discussione. L’eurodeputato magliese ha ribadito i punti non negoziabili della sua attuale posizione di minoranza nell’establishment del partito e ha chiesto provocatoriamente ai suoi interlocutori se è necessario un 7 a 0 da parte del centrosinistra (perché in altrettante regioni si voterà) per scuotersi da un “torpore” che potrebbe a suo dire condannare Forza Italia addirittura alla sparizione dall’agone politico.

L’esponente salentino sa perfettamente che la sfida ad Emiliano è affare serio e rischioso: sia perché Forza Italia ci arriva in un contesto di forte instabilità interna, sia perché l’avversario è accreditato di intese che vanno al di là del tradizionale perimetro del centrosinistra: in tal senso fece già discutere l’alleanza annunciata una settimana prima delle primarie tra Partito Democratico e Udc. Il suo timore è dunque più che fondato: i suoi nemici in Forza Italia lo vorrebbero stanare per condannarlo ad una sconfitta che ne ridimensionerebbe le pretese di rinnovamento del partito. 

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