Sabato, 20 Luglio 2024
Primarie del 26 novembre

Il futuro di Lecce: “Progetti veri con risorse certe: questa è l’eredità per il 2024”

Le diffidenze riscontrate nel perimetro della maggioranza, il ruolo di Alessandro Delli Noci, la connessione con la città e gli investimenti in corso nell'ambito del Pnrr e del Cis: sono alcuni dei temi dell’intervista a Carlo Salvemini

LECCE – Sarà il passaggio delle primarie a stabilire chi, tra Carlo Salvemini e Pierpaolo Patti, sarà il candidato della coalizione civica e progressista nelle prossime elezioni amministrative di giugno.

Il sindaco uscente già un anno addietro aveva dichiarato di volersi sottoporre al vaglio della cittadinanza, ma alcune resistenze e diffidenze rispetto a questo proposito hanno portato a fissare nelle primarie un primo momento di “verità” politica. La consultazione è stata programmata per domenica 26 novembre.

L’intervista che segue è stata realizzata da una parte della redazione di LeccePrima (Emilio Faivre, il direttore; Gabriele De Giorgi, redattore; Mauro Bortone, collaboratore).

Negli incontri per strada, nel tenore delle mail che ricevi, quali sono le rimostranze e le critiche più ricorrenti rispetto all’operato tuo e dell’amministrazione?

“Gli incontri di strada che si consumano nei tragitti quotidiani, quelli organizzati o nei ricevimenti del martedì pomeriggio a Palazzo Carafa, nove volte su dieci afferiscono a specifiche questioni di bisogni di prossimità: un palo della luce, la mancata manutenzione, una buca da sistemare oppure vicende che si trascinano da anni come in ambito dei lavori pubblici o dell’urbanistica. Sono le voci della città che confermano l’attenzione naturale a vedere qualificato il proprio perimetro. Le questioni più strategiche rientrano solo se intersecano le traiettorie individuali: ad esempio, il nuovo piano di esercizio del trasporto pubblico locale incrocia il cittadino nel momento in cui si rende conto che la fermata è stata spostata o che la corsa utilizzata per anni ora fa un altro percorso. È normale che sia così: tenere insieme gli orizzonti di senso generale con le questioni più specifiche”.

L’uscita di scena fisica di Delli Noci dalla giunta ha portato degli squilibri sia all’interno, nell’amministrazione, sia nell’elettorato che in lui aveva un chiaro riferimento?

“Come dissi nel giorno in cui festeggiammo la sua elezione in consiglio regionale, lui non è sostituibile nell’esercizio della sua leadership politica e amministrativa. Se avessi potuto scegliere, egoisticamente, lo avrei tenuto fino alla fine ma la sua legittimazione popolare e il suo ruolo di assessore costituiscono il suo elemento di soddisfazione politica che era sacrosanto che venisse riconosciuto. Sicuramente ne avverto la mancanza, ma non si è creata una particolare instabilità. Ci sono dei termometri per misurare la febbre politica di un’esperienza: i giorni di crisi in consiglio comunale, la necessità di sostituire uno o più assessori, le delibere che ha dovuto ritirare. Ecco, tutti i nostri indicatori segnalano da questo punto di vista un buono stato di salute: non ci sono stati rimpasti, sono state approvate circa duemila delibere di giunta, tutte senza alcun problema, e circa mille di consiglio comunale, il 90 per cento delle quali in maniera spedita. Io sono sindaco legittimato dal voto nel perimetro di un’alleanza vasta nella quale esiste un fisiologico confronto democratico. Non c’è stata mai la patologia del dissenso, quella che ti impedisce di raggiungere gli obiettivi strategici che ti sei assegnato e che infatti stiamo progressivamente portando avanti”.

Contestazioni e malumori sul tuo metodo di governo sono emerse soprattutto negli ultimi mesi. Come rispondi sul punto e come pensi di superare queste diffidenze interne?

“Ricordo sempre che il sindaco è da solo in pochi momenti: quando nomina e revoca gli assessori o i rappresentanti nelle società pubbliche o quando è chiamato a firmare ordinanze contingibili e urgenti. Per il resto il suo impegno si svolge all’interno della giunta e del consiglio. Se vi fossero state forti tensioni sul metodo, non avremmo raccolto questi risultati. Ho molto riflettuto su questa sottolineatura e così ho ripercorso tutto l’ultimo mandato. Sono stato rieletto nel giugno 2019; a settembre di quell’anno, unico comune in Puglia e tra i pochi in Italia, abbiamo aperto l’iter di consultazione pubblica sul Piano delle coste; a ottobre è ripresa l’esperienza di ‘Quartiere Puliti’, che aveva vissuto già diverse tappe dopo l’elezione nel 2017, e va avanti fino all’emergenza pandemica, nel marzo del 2020. Il periodo di restrizioni, di vario tipo e varia durata, è sempre scandito da dirette con le quali aggiornavo i cittadini sulla situazione sanitaria, sui servizi di assistenza. Garantivamo in streaming le attività di giunta e consiglio. Appena c’è stato un allenamento delle restrizioni, siamo tornati a stare in giro, con l’iniziativa ‘Sindaco nei quartieri’: abbiamo fatto una decina di appuntamenti tra dicembre 2021 fino ad aprile 2022. Tra novembre e il gennaio successivo abbiamo tenuto iniziative con la cittadinanza per la progettazione di spazi sportivi. Da dicembre a maggio abbiamo fatto sei incontri tematici pubblici di consultazione sul Piano urbanistico generale. Da luglio 2023 a oggi incontro i cittadini nei rioni lungo un percorso itinerante, nel frattempo abbiamo anche approvato le consulte cittadine, previste con lo statuto del 2020. Io credo che queste siano forme di condivisione e coinvolgimento nella dinamica interna al palazzo di Città e nella relazione con ciò che avviene fuori. Attraverso gli strumenti della partecipazione abbiamo predisposto i laboratori per l’accessibilità, per non tacere di tutti partenariati pubblico privati che ci hanno consentito di aprire le Tagghiate Urban Factory, di riaprire il Parco dei Colori, di attivare iniziative a Parco Tafuro, di assegnare Masserie Tagliatelle il Parco Rina Durante. Si può fare di più, si può fare meglio? Naturalmente sì, ma io non mi riconosco sinceramente in una contestazione di un metodo insufficiente, preso atto che non ho mai mancato di rispondere a richieste di riunioni dei consiglieri. Forse ci sono altre interpretazioni su cosa siano la partecipazione, la condivisione, il rapporto con i cittadini. Io rivendico un merito: credo di essere stato tra i primi a sfidare anche la solitudine pur di riportare la politica nelle piazze e nei quartieri, a partire dal 2017, per restituire fiducia nelle istituzioni, quando ci si rifugiava nelle salette, negli alberghi. Non mi sono mai fermato, al netto della vicenda della pandemia che ha travolto tutto”.

Pensi che la spinta propulsiva incentrata sui temi del cambiamento e della trasparenza si sia logorata?

“Sono consapevole di essere in una fase diversa da quella che mi ha portato a essere sindaco nel 2017 e nel 2019, non sono l’outsider e considero fisiologico un diverso giudizio su di me e sull’operato della mia amministrazione. Sono sereno, perché so di aver fatto il possibile, insieme alla maggioranza, in condizioni oggettivamente difficili e per questo ritengo doveroso offrirmi al giudizio degli elettori. Il passaggio delle primarie offre la possibilità di valutare che la nostra coalizione venga rappresentata da leadership alternative, magari perché si considera questo ciclo concluso o non ci si riconosce nelle scelte. Dico sempre che l’amministratore bravo è quello che sbaglia di meno: ho commesso sicuramente errori, ma per i provvedimenti portati in approvazione non trovo ragioni per tonare indietro nel tempo per correggerli o eliminarli. Il senso di una funzione di governo non è solo l’elenco dei provvedimenti assunti, ma anche il modo di rappresentare l’istituzione, investire su uno spirito di comunità, di restituire fiducia nella politica e credo che da questo punto di vista possa ritenermi soddisfatto”.

Dopo la pandemia, nell’ambito di Pnrr e Cis hanno preso forma molte progettualità: alcuni cantieri sono in corso, altri lo saranno. Come ti immagini Lecce nel 2029?

“Me la immagino trasformata con più alloggi popolari, con più servizi sociali e posti negli asili nido, con più aree pubbliche restituite alla fruizione collettiva, come i parchi, con un sistema di trasporto pubblico più efficiente, con una rigenerazione di edifici e spazi comunali, confermata nella sua attrattività turistica, con indici ambientali migliorati, come per la qualità dell’aria, con meno auto private in circolazione e più passeggeri sui bus, in generale con servizi per tutti, che sono diritti di cittadinanza che costituiscono il senso del nostro impegno quotidiano che è quello di innalzare il benessere economico, sociale, culturale, investendo sulla qualità della vita a partire dai servizi pubblici che - ricordo sempre – sono previsti soprattutto per chi ha meno. Una città è tale se è giusta, inclusiva e quindi si rivolge principalmente a chi vive il disagio e la sofferenza. Noi abbiamo finanziato progetti pari a 120 milioni di euro, per il più importante piano di rigenerazione della città dal Dopoguerra a oggi, progetti veri con risorse certe che sono un’idea di futuro e che è la nostra eredità per il 2024”.

Le scelte amministrative sono spesso tra interessi contrapposti: un cantiere per un’opera pubblica comporta disagi alle attività intorno; il cambio di un senso di marcia incide su abitudini consolidate. Tu hai sempre rivendicato la bussola dell’interesse collettivo: ci sono ancora le basi per affermarlo?

“Mi sono sempre incaricato di dire che l’interesse pubblico non è la sommatoria di interessi privati, ma la sintesi tra di essi. Se non fosse così nel 2019 non sarei stato eletto, per la prima volta nella storia della città, al primo turno alla guida di una coalizione progressista e civica, dopo essermi dimesso una volta approvati una manovra di riequilibrio che aumentava la leva fiscale per salvare l’ente dal rischio di dissesto e la strada del concordato preventivo per evitare il fallimento della Lupiae Servizi. Si tratta di due provvedimenti certamente impopolari ma che sono stati compresi, nell’ambito di ciò che definisco interesse pubblico. È evidente che ogni giorno devi misurarti con la difficoltà di far comprendere che alcune scelte comportano sacrifici e disagi per poi trasferire benefici maggiori. Anche nella tanto appassionante e lacerante per alcuni vicenda della ciclabilità, abbiamo vissuto nei vari lotti realizzati una iniziale resistenza, una fortissima avversione per poi avere, a intervento concluso, una diversa considerazione: alcuni hanno capito che può essere comodo avere una ciclabile sotto casa, che è certamente una valorizzazione degli immobili compresi tra questi percorsi. Ci vuole del tempo, che è una variabile che spesso induce gli amministratori a rinunciare a scelte difficili, in nome del consenso. Non mi stancherò mai di dire che bisogna utilizzare il consenso per fare scelte difficili”.

Dallo scorso autunno sembra soffiare un vento di destra sul Paese: credi che ci sia ancora quella connessione all’esigenza di discontinuità con il passato che ti ha portato a essere sindaco?

“Sono fiducioso, so bene come voi che le dinamiche del voto locale sono diverse da quelle delle politiche. Ricordo che nel 2019 ci fu una coincidenza tra amministrative ed europee, ma gli esiti furono diversi. In Puglia recentemente si è perso a Brindisi, ma vinto a Foggia: bisogna tenere presenti le diversità di contesto, le peculiarità di ogni città. D’altra parte io, contrariamente a un’opinione diffusa, sono convinto che in Italia non ci sia un’egemonia politica e culturale della destra: dalla vittoria delle politiche a oggi le forze di governo, che sono maggioranza in Parlamento in virtù del sistema elettorale e che esprimono una leadership forte, non risultano mai aver raggiunto nemmeno il 50 percento. C’è piuttosto un problema dell’offerta politica alternativa, della capacità di fare alleanze e proporsi con un progetto non di mera contrapposizione ma di rappresentazione del Paese. A Lecce la partita è contendibile, per me come per i miei avversari, nel rispetto di tutti e nella consapevolezza del peso specifico di esponenti che hanno ruoli importanti nel governo e che hanno rapporti forti con la città”.

Il centrodestra leccese sta facendo melina o c’è un asso nella manica?

“Non credo sia uno schema di gioco, c’è una difficoltà di condividere un percorso per individuare un profilo. Tra quelli che emergono, tutti hanno qualità diverse. Io nel 2017 ho vinto secondo alcuni perché il centrodestra aveva sbagliato investendo su una figura della società civile (Giliberti, ndr), nel 2019 sono stato confermato contro un profilo esclusivamente politico (Congedo, ndr). Credo che non tarderanno, anche loro devono sciogliere i dubbi. Capiremo anche come saranno organizzate le forze in campo, se saranno uniti, se si divideranno perché non trovano l’intesa. Non tifo per nessuno, tutti sono profili rispettabili con i quali, nel caso toccasse a me, sono pronto a confrontarmi. Non professo mai ottimismi granitici, né disperanti disfattismi: so dove vivo, conosco la città, la sua storia politica e il suo stato d’animo e so che a Lecce come ovunque non esistono fortini inespugnabili né vittorie in partenza. Bisogna indicare profili autorevoli, proposte credibili e alleanze coerenti”.

Questa intervista è stata realizzata mercoledì e pubblicata oggi, contestualmente a quella Pierpaolo Patti, come approfondimento della redazione di Lecceprima per le primarie del 26 novembre

Qui l'intervista a Pierpaolo Patti

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