Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Dopo la violenza, le reazioni della politica. Tra distinguo e inflessibilità

Antonio Gabellone, presidente della Provincia, condanna senza eccezioni le violenze ma non vuole che si generalizzi: "Lecce non passi per città della violenza". Salvatore Capone, deputato del Pd: "Episodio inqualificabile e vergognoso"

LECCE – Il primo rappresentante delle istituzioni locali a prendere ufficialmente la parola dopo gli episodi di violenza accaduti al termine di Lecce-Carpi è il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone: “Condannare la violenza è certo, ma ora non si generalizzi: il pubblico di Lecce non è quello della guerriglia, è quello che ieri ha riempito il Via del Mare con oltre 10mila presenze  - per la serie C un lusso -, quello che ha gioito e sofferto per novanta minuti, quello che l’anno scorso di questi tempi era a Verona, in migliaia, per salutare con applausi e calore una squadra appena retrocessa, un episodio positivo che guadagnò le prime pagine di tutti i giornali per sportività e senso della sconfitta”.

Il numero uno di Palazzo dei Celestini aggiunge: “Lecce non passi per la città della violenza a causa di un episodio isolato quanto efferato. Lecce non lo merita e non lo merita il Salento. Purtroppo resterà in secondo piano l’applauso ai giocatori del Carpi per il campionato vinto, come resteranno in secondo piano gli errori e le colpe tecniche di una stagione clamorosamente gettata al vento. Ora occorre solo assicurare alla giustizia chi ha sbagliato e ripartire, subito, immediatamente, per riportare a Lecce il calcio che conta”.

Inflessibile il giudizio di Salvatore Capone, deputato del Partito democratico: “Quel che è accaduto al Via del Mare, al termine della partita che ha sancito la promozione  in B per il Carpi, è stata una bruttissima pagina per lo sport, per la squadra giallo rossa, per le decine e decine di associazioni sportive che con dedizione e impegno lavorano quotidianamente, per la città di Lecce, per quella tifoseria che correttamente e sportivamente ha salutato la squadra del Carpi con un lungo applauso a fine partita, per il Salento intero”..

“Non è concepibile – prosegue il parlamentare di centrosinistra - che un manipolo di scalmanati sancisca in questo modo violento e irresponsabile la fine di una partita e di un campionato, distruggendo quel che c’è da distruggere, pubblico, aggredendo pubblico, operatori dell’informazione, forze dell’ordine, e costringendo in questo modo oggi noi tutti a discutere non tanto e non solo del risultato, quanto soprattutto di una azione criminale e vandalica.Non è questa la tifoseria di cui ha bisogno la nostra squadra di calcio, né tantomeno è questo il modo per affrontare la delusione di un campionato andato a male”.

“Chi ha assediato la squadra del Lecce – conclude l’ex segretario provinciale del Pd-, seminando guerriglia dentro e fuori lo stadio, oggi deve provare solamente vergogna. Una tale violenza è mille volte peggiore, e umiliante, di un campionato perduto. Quel manipoli di violenti e scalmanati offende e danneggia quanti in questo territorio lavorano quotidianamente sui temi della promozione sociale e della crescita culturale”.

Il comunicato del Movimento Regione Salento: "Sport collante per il territorio".

Sulla vicenda interviene anche il presidente del Movimento Regione Salento, Paolo Pagliaro, che è anche editore di Telerama che in questa stagione ha trasmesso le partita del Lecce in trasferta.

“Il calcio a Lecce è stata sempre una risorsa. E infatti, negli anni, attorno alla squadra giallorossa in serie A e B, abbiamo costruito e rafforzato l’immagine del nostro territorio. Ecco perché in tutti i tifosi la delusione è forte. Specie fra coloro che vivono lontano e che nel Lecce vedevano la bandiera delle proprie radici”.

“Dopo essere arrivati ad un passo dalla soglia di quelle categorie che sono più congeniali alla storia recente del Lecce calcio, e dopo aver visto sfilare via il traguardo al termine di una stagione avventurosa, non possiamo che provare amarezza. Un conto è la delusione, però, e un conto è la violenza; questo va detto e  ribadito. Anche se la reazione fuori misura di certa tifoseria deve far riflettere tutto l’ambiente e deve interrogare le istituzioni sul forte disagio che si sta vivendo nel Salento e che ha reso irriconoscibile quella che fino a ieri era considerata, invece, la tifoseria più civile e sportiva d’Italia”.

“Siamo convinti che lo sport sia un collante efficace per dare prospettiva al territorio  e siamo certi che dal futuro del calcio a Lecce possano dipendere tanti fattori legati all’orgoglio territoriale e alla serenità sociale. Questo è vero non solo a Lecce, ma ovunque, in Italia e oltre. Per queste ragioni, dobbiamo tornare a credere nel lavoro della dirigenza giallorossa e nella costruzione di un collettivo adatto alla categoria, per vincere il campionato e tornare sul palcoscenico che si addice di più ai nostri colori sociali”.

“Il calcio è un’opportunità per tutti in questa terra piena di contraddizioni, tifosi e non, sportivi e non sportivi, e perciò va difeso. Anche perché è una di quelle cose che rende più forti e compatti.  Quella forza e quella compattezza che servono per vincere altre e più importanti battaglie”.

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