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Gasdotto nel Salento, Galati contro le tre "preoccupanti ammissioni" di Tap

Il consigliere regionale di Sel sottolinea come il country manager della multinazionale, Gianpaolo Russo, non abbia fornito risposte chiare sull'approdo a Brindisi, sulla concertazione e sul mancato coinvolgimento di Arpa

MELENDUGNO - Sono tre e sono "preoccupanti" le ammissioni che, ieri, il country manager di Tap, Gianpaolo Russo, avrebbe fatto nella quinta Commissione regionale all'Ambiente, secondo Antonio Galati, consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà. Galati ha incalzato Russo sul progetto del gasdotto e sul suo approdo sulle coste salentine: "Da Tap sono arrivate - ha dichiarato - ammissioni che consideriamo preoccupanti  e che sono il frutto delle puntuali domande tecniche sul progetto, segno che i confronti non possono essere generici e attinenti a questioni di principio, ma incentrati sui dati tecnici e empirici".

Tra le dichiarazioni del country manager il consigliere regionale Galati segnala all'opinione pubblica tre vere e proprie ammissioni, a partire dall'alternativa di Brindisi Nord (zona Casale), "scartata senza alcun valido motivo, se non quello di ipotetici e futuribili piani di rigenerazione in una zona attualmente degradata": "L'alternativa di Brindisi Sud (area Petrolchimico) è stata scartata - aggiunge - per le difficoltà imposte dalle norme sulla sicurezza di simili impianti. Per non toccare queste due aree, però, Tap sceglie l'alternativa di San Foca, di grande pregio naturalistico e di importante valore turistico".

In seconda istanza, Galati parla dell'ammissione sull'alternativa di San Foca, concertata da quanto raccontato da Russo con il precedente sindaco: "Non ci sono documenti ufficiali - spiega il consigliere - che provino la 'concertazione' con il defunto sindaco Vittorio Potì; ma in ogni caso, l'attuale sindaco Marco Potì ha espresso la sua contrarietà: la 'concertazione' vale solo se è a proprio vantaggio?".

Il terzo punto riguarda il fatto che Tap non abbia coinvolto Arpa neanche nella fase dei rilievi sul fondale marino effettuati tra dicembre 2012 e gennaio 2013, nonostante fosse l'unico organismo deputato dalla legge a verificare il rispetto dei protocolli di campionamento dei prelievi, che ad oggi risultano non validati e quindi inefficaci. Su questo punto, Russo ha ammesso di "non aver dormito per due mesi" per "quest'errore commesso dal contraente", ovvero dall'impresa a cui sono stati affidati i rilievi. "Ma come fa un Consorzio multinazionale - si domanda Galati - a commettere un errore così macroscopico e poi a chiedere al territorio di tributargli fiducia?"

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