Gasdotto Tap, tregua tra i sindaci: no all'approdo a San Foca e basta fughe in avanti

Presente questa volta anche il Comune di Melendugno. Il sindaco di Lecce prova a ricucire: nell'intesa anche la volontà di chiarire al governo la separazione tra questione gasdotto e processo di decarbonizzazione

In piedi, Potì. Accanto a lui De Carlo, sotto Salvemini, Taurino e altri

LECCE – Sono tre i punti principali che, dopo una lunga e a volte faticosa discussione, hanno sancito la posizione dell’assemblea dei sindaci della provincia di Lecce: dissenso pieno rispetto all’approdo del gasdotto Tap a San Foca, attesa del compimento di tutte le procedure autorizzative in corso prima di eventuali confronti su compensazioni o investimenti, accoglimento della disponibilità del governo a discutere nel Salento di una vertenza sulle condizioni ambientali e sanitarie, ma svincolando ogni valutazione sul percorso della decarbonizzazione dei siti più inquinanti da qualsiasi relazione con il gasdotto.

A differenza delle volte precedenti, all’assise dei primi cittadini del Salento hanno partecipato anche Marco Potì, di Melendugno, Luca De Carlo, di Vernole, Francesca De Vito, di Calimera e Antonella Tremolizzo, vice sindaco di Martano: rappresentano il fronte della prima linea, quello dell’opposizione all’opera nel metodo e nel merito.

Dopo oltre due ore di interventi, alla fine è prevalso quello che si può definire il “lodo Salvemini”. Il sindaco di Lecce ha ribadito quanto aveva già dichiarato altre volte: se da una parte i rappresentanti delle istituzioni hanno il dovere di attenersi agli esiti dei percorsi giudiziari e amministrativi intrapresi per tentare di fermare l’opera, dall’altra bisogna utilizzare tutte le sedi previste fino a quando la procedura delle autorizzazioni non sarà perfezionata per far valere la propria posizione.

Ad oggi infatti manca il via libera per il metanodotto Snam di collegamento tra Melendugno e Mesagne, dove parte la rete di distribuzione nazionale. Rispetto a quest’opera tutti i Comuni interessati, con Melendugno e Lecce in testa, si sono espressi con un parere negativo portato a Roma in conferenza dei servizi. Il metanodotto è apparentemente una questione secondaria, ma, come ha sottolineato Potì, è strettamente legato al gasdotto Tap: quest’ultimo, senza l’intervento di Snam, non avrebbe alcun senso né possibilità di entrare in funzione.

Non sono mancate dichiarazioni pungenti, come quelle della sindaca di Calimera che, in un passaggio, ha detto: “Abbiamo portato questo confronto su un livello di bassa politica in cui alcuni fanno un gioco di parte, altri, forse attratti dal dio denaro, pensano di argomentare cose improbabili parlando oggi di compensazioni” facendo riferimento a colleghi di “paesi di cui al di fuori della Puglia probabilmente non conoscono nemmeno il nome”. Non da meno il sindaco di Vernole che ha rimarcato come sarebbe stato più utile se della questione Tap ci si fosse interessati anni addietro e non a cose praticamente fatte.

La frecciata è arrivata dritta a Mario Accoto, primo cittadino di Andrano, che insieme a Giuseppe Taurino di Trepuzzi e altri era stato tra i promotori dell’appello al presidente della Provincia, Antonio Gabellone, perché attivasse l’assemblea, e tra i componenti della delegazione, proprio con Gabellone e Taurino, che ha partecipato per due volte ai tavoli presso il ministero dello Sviluppo Economico con governo, Tap, Snam, sindacati, associazioni datoriali, sui cosiddetti investimenti aggiuntivi. Accoto, spalleggiato da qualche altro sindaco, ha protestato vivacemente per le parole usate, chiedendo alla collega di porgere la sue scuse.

Ma a parte questa diatriba, si è compreso che il percorso è molto stretto e che una divisione oggi sarebbe stata irrecuperabile, a tutto vantaggio del governo e di Tap che certo intendono premere sull’acceleratore. Marco Potì ha chiesto di non cedere alla logica di profitto che ispira l’operato di Tap e di ripartire dall’unità sancita in aprile dalla lettera al presidente della Repubblica con la quale 94 sindaci, ribadendo il no al gasdotto a San Foca, chiedevano di aprire un confronto istituzionale per soluzioni più avanzate, ma si è anche reso conto che rispetto alla validità del metano come fonte di transizione dal carbone e di diversificazione energetica i pareri sono diversi: insomma il no a Tap “né qui né altrove”, inteso come no ai gasdotti, è una posizione legittima ma incapace di fare sintesi. Basta citare il caso di Otranto che già da anni ha deliberato favorevolmente per il gasdotto Igi Poseidon e che per questa sua posizione in aprile non ha firmato quell’appello.

Su questo aspetto Salvemini ha ricordato che, se si vuol tenere una linea comune anche nei prossimi mesi, non si deve dimenticare la posizione oramai chiara della Regione Puglia, che è favorevole all’utilizzo del gas naturale e che sarà anche il punto di riferimento istituzionale nella procedura che si aprirà con il governo per la mancata intesa sul metanodotto Snam. E qui, va detto, si apre il capitolo del non detto: polticamente parlando la partita è sui tempi perché l'iter di conciliazione deve svolgersi in sei mesi e non sfugge a nessuno che in primavera ci saranno le elezioni politiche. Qualcuno spera in uno scenario capace di ritornare indietro rispetto ai passi anche formalmente assunti dall'Italia a livello internazionale, ma al di là della plausibilità di questa ipotesi bisogna tener conto che il finanziamento dell'opera dipende in larga parte dai crediti concessi dalle istituzioni bancarie europee che esigono il rispetto della cronologia dei lavori per come fissata all'inizio. Insomma, se si andasse troppo in là, non è scontato che l'Europa ritenga ancora conveniente puntare su questa infrastruttura e non su altre.

I Comuni presenti all’assemblea dei sindaci sono stati 40: Lecce, Calimera, Trepuzzi, Andrano, Diso, San Cesario di Lecce, Vernole, Caprarica di Lecce, Spongano, Arnesano, Miggiano, Martano, Galatina, Aradeo, Specchia, Giuggianello, Melendugno, Bagnolo del Salento, Lizzanello, Copertino, Surbo, Tuglie, Cavallino, Casarano, Alliste, Alessano, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Corsano, Cursi, Guagnano, Maglie, Melissano, Palmariggi, Poggiardo, Scorrano, Surano, Tiggiano, Carpignano Salentino, Trepuzzi (per una popolazione di 393mila 657 abitanti) più Galatone e Squinzano che hanno mandato degli assessori in rappresentanza.

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In quasi tutti gli interventi registrati, a partire da quello iniziale di Gabellone, si è dichiarata la solidarietà a coloro che sono vittima di insulti o intimidazioni perché accusati di voler svendere il territorio, ma nella discussione è emersa anche la necessità di sostenere con altrettanta convinzione la cittadinanza di Melendugno che in virtù dell'ordinanza del prefetto del 13 novembre sta convivendo con la militarizzazione del proprio territorio e con la limitazione di alcune libertà personali nella cosiddetta zona rossa, quella che comprende l'area di cantiere di San Basilio.

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