"Verità per Giulio Regeni": i suoi genitori in collegamento via Skype

Parteciperanno domenica 6 novembre all'incontro promosso nell'ambito della rassegna Conversazioni sul futuro. Appuntamento alle ore 20 alle Officine Cantelmo

Paola Deffendi e Claudio Regeni (foto Ansa).

LECCE - Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, il dottorando italiano torturato e ucciso in Egitto all'inizio dell'anno, saranno in collegamento via Skype con l'incontro previsto a Lecce nell'ambito della rassegna Conversazioni sul futuro, promossa dall'associazione Diffondere Idee di Valore e diretta da Gabriella Morelli L'appuntamento è per domenica 6 novembre alle 20 alle Officine Cantelmo.

Saranno presenti, Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia Regeni, Riccardo Noury, il portavoce di Amnesty International Italia che ha collaborato all'organizzazione dell'incontro, Luigi Manconi (senatore e presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani) e Fabio Pollice (direttore del Dipartimento di Storia, Società e Studi e sull'uomo dell'Università del Salento). 

I genitori di Giulio Regeni sono dal primo momento impegnati in una complicata battaglia per la verità su quanto accaduto al figlio dal momento della scomparsa, il 25 gennaio, al ritrovamento del suo corpo, martoriato, il 3 febbraio. Giulio aveva 28 anni ed era in missione di studio per conto del Girton College dell'Università di Cambridge. I suoi studi vertevano sul sindacalismo indipendente in Egitto ed è stata proprio questa traccia di rircerca a calamitare su di lui l'attenzione della polizia del Cairo e delle forze di sicurezza.

Il governo egiziano non è mai stato collaborativo con quello italiano e solo nell'incontro tra inquirenti del 9 settembre a Roma il procuratore generale del paese africano ha ammesso che per tre giorni la polizia, allertata dalla segnalazione del leader dei venditori ambulanti, aveva indagato sul giovane italiano ritenendo poi che non ci fossero elementi di preoccupazione. Cosa è accaduto dopo? E' sempre più solida la tesi per cui Giulio Regeni sia rimasto vittima di uno scontro interno tra gli apparati di sicurezza, quello civile e quello militare. La vicenda del ricercatore si deve inquadrare nel più ampio contesto politico dell'Egitto dove, alla Rivoluzione del 2011 che ha portato al rovesciamento del regime di Moubarak, ha fatto seguito nel luglio del 2013 il colpo di stato guidato dal comandante in capo delle forze armate, il generale Al Sisi, per destituire il presidente eletto Morsi, leader dei Fratelli Musulmani. 

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Il quadro di sostanziale instabilità dell'Egitto è una delle chiavi di lettura di questa drammatica vicenda, resa ancora più complessa dai buoni rapporti politici ed economici con l'Italia che ne è il primo partner commerciale europeo. In seguito al barbaro omicidio di Giulio Regeni, l'Italia ha richiamato l'ambasciatore Massari e ne ha nominato un altro, che tuttavia non si è ancora insediato. La settimana scorsa l'Italia ha votato contro l'ingresso del rappresentante egiziano nel Consiglio per i diritti umani della Nazioni Unite.
 

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