Giliberti rifiuta l'invito di Salvemini per la presidenza del consiglio

Il candidato sindaco sconfitto al ballottaggio ringrazia il primo cittadino ma si dice convinto che la sua coalizione abbiamo superato la soglia del 50 per cento dei voti validi

Mauro Giliberti la notte del primo scrutinio.

LECCE – Mauro Giliberti non sarà il presidente del consiglio comunale di Lecce. Con un post inserito alle 11, il candidato del centrodestra, sconfitto al ballottaggio da Carlo Salvemini ha declinato l’invito che quest’ultimo gli aveva rivolto nel giorno dell’insediamento come primo cittadino, dichiarando la volontà di recuperare quella buona abitudine di una certa politica di assegnare i ruoli di garanzia agli esponenti della minoranza.

Giliberti dichiara di aver colto in pieno lo spirito della proposta, ma ancora prima spiega di essere convinto che la coalizione che lo ha sostenuto abbia superato al primo turno la fatidica soglia del 50 per cento, condizione che impedirebbe l’attribuzione del premio di maggioranza al sindaco invece assegnato dall’Ufficio elettorale centrale con motivazioni rese note ieri pomeriggio durante la proclamazione dei consiglieri eletti, alla quale Giliberti, come tutti gli altri esponenti dello schieramento, non ha partecipato.

Nel post Giliberti ricorda il fair play dimostrato a conteggio ancora in corso, quando però si profila come irreversibile la sua sconfitta: “Non ho avuto alcuna difficoltà ad ammettere la sconfitta, la mia sconfitta. Figlia di mille motivi che non è il caso di trattare in questo momento. Magari un domani. Mi sono recato senza invito ed a scrutinio ancora in corso in diretta tv, in quello studio televisivo in cui sono cresciuto ed in cui i leccesi mi hanno visto lavorare per oltre un decennio. Lì ho immediatamente riconosciuto il Tuo ruolo ed il mio risultato negativo. Ma l'onestà intellettuale e la lettura serena della norma mi impongono di considerare il fatto che la mia colazione aveva ‘già’ conseguito il 50 per cento al primo turno.

Dopo aver espresso la massima fiducia nella giustizia amministrativa, che a breve sarà investita della questione, l’ex candidato introduce una riflessione che pare aprire un solco rispetto a una parte del centrodestra: “Nella vita mi sono imposto di comportarmi in un modo che mi consenta di guardare dritto negli occhi i miei figli quando diverranno adulti.  Scopriranno fuori dalla loro famiglia che esiste al mondo chi ti dà la mano davanti e poi ti volta le spalle appena può. Ma sapranno che si può essere ancora oggi persone perbene. A qualunque costo.  Per queste ragioni oggi ritengo giusto e rispettoso nei confronti di chi mi ha sostenuto e non è entrato in Consiglio, non accettare la tua proposta di presiedere l'aula”.

Non è passato inosservato il fatto che alla riunione che si è tenuta questa mattina presso l'Hotel Tiziano, quartier generale di Perrone, Giliberti non abbia partecipato, preferendo il mare davanti alla costa di Santa Maria di Leuca (dove si trovava anche ieri). L'ex sindaco, molti dei consiglieri eletti a alcuni candidati rimasti esclusi, hanno discusso delle strategie da adottare nelle prossime settimane: il punto di partenza è il ricorso ai giudici del Tar di Lecce.

Giliberti assicura comunque un’opposizione leale al sindaco e ribadisce il legame a doppio filo con l’associazione MoviMenti, di cui è tra i fondatori anche l’ex consigliere Daniele Montinaro: “Continuerò a pensare che le periferie e gli ultimi siano il senso del mio agire politico e che le marine leccesi, messe in rete con il centro storico, siano opportunità di lavoro e sviluppo. Continuo a ritenere che la moralità e la trasparenza siano precondizioni per l'agire politico. Che la mia unica stella polare siano i cittadini. Che l'umiltà sia una dote e non una debolezza”.

La replica del sindaco: "Occasione perduta".

Preso atto della decisione di Giliberti, il primio cittadino ha replicato: "Lo spirito della mia proposta - mettere a disposizione i voti dei consiglieri comunali con me eletti per assegnare a te quel ruolo - era quello di lavorare per costruire insieme un rinnovato spirito pubblico dentro l'istituzione:  riconoscere agli sconfitti la presidenza dell'assemblea rappresentativa per sottolineare la condivisione di uno sforzo nell’interesse esclusivo della città. Declinare cortesemente questo invito a siglare un patto di collaborazione istituzionale - pur nella differenza dei ruoli che il voto popolare ci ha assegnato - la considero un’occasione perduta. Le cui avvisaglie erano già evidenti ieri con la decisione di non partecipare alla cerimonia di insediamento dei consiglieri eletti a Palazzo Carafa".

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“Oggi da capo della coalizione consiliare di centro destra al comune, nel comunicarmi questa tua decisione, ribadisci una posizione politica legittima, che non condivido ma di cui devo prendere inevitabilmente atto: le forze politiche che rappresenti - e a nome delle quali parli - non sentono di voler assumere la presidenza del consiglio comunale perché non riconoscono la legittimità delle decisioni assunte dalla commissione elettorale. Ancor prima di attendere le decisioni della giustizia amministrativa, alla quale chiederete di pronunciarsi. La necessità di garantire comunque il funzionamento dell'assemblea ci assegna la responsabilità di dovere procedere guardando all'interno delle nostre forze dove non mancano figure capaci - come te . di garantire equilibrio, serenità. buon senso. Un caro saluto”.

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