Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Il Giorno del ricordo: una memoria condivisa per tutti gli italiani è possibile

Ricorre oggi la commemorazione dell'esodo delle popolazioni italiane dalle terre dalmate, istriane e giuliane e dell'uccisione di migliaia di persone nell'offensiva jugoslava di Tito. Una delle pagine più dolorose della Seconda Guerra Mondiale

Foibe di Bosivizza, Trieste, 2005 (@TM News/Infophoto).

LECCE – Da ben prima che il Giorno del ricordo venisse istituito – correva l’anno 2004 – la tragedia delle foibe è stata brandita come un’arma politica.  In pochi si sono presi la briga, con onestà intellettuale, di spiegare che i fenomeni storici non sono dispetti a uso e consumo del politicante di turno, ma eventi complessi che non possono essere semplificati dalle esigenze di propaganda ideologica o di competizione elettorale.

E così, mentre alcune correnti dell’antifascismo, consolidate in ambienti accademici e istituzionali, continuavano a tenere a bagnomaria un pezzo importane della storia italiana del Novecento per paura che le proprie ragioni sbiadissero davanti al tribunale della Storia, le compagini in qualche modo afferenti al neofascismo e comunque alla destra radicale hanno puntato l’indice contro l’oblio di “regime” facendo di questa accusa, in realtà, un alibi per non riconoscersi nell’ordinamento ordinamento repubblicano sorto dalle ceneri lasciate da Mussolini e da Htiler al termine la Guerra di Liberazione.

Insomma tra la storia dei vincitori e quella dei vinti non c’è mai stato spazio per una storia comune a tutti gli italiani, dove i fatti potessero essere valutati e collocati nella loro epoca senza la lente strabica e insidiosa della campagna elettorale permanente. O da una parte o dall’altra, in Italia è sempre stato così.  Non è, del resto, un caso solo italiano quello della memoria divisa: in Spagna la contrapposizione rispetto al franchismo – la dittatura più longeva dell’Europa occidentale – presenta tratti molto simili al contesto nostrano. Le ferite sono ancora vive e i tempi della Storia sono molto più lunghi di quelli della biologia, figurarsi della politica.

Ma, se fino a poco tempo addietro ragioni anche anagrafiche potevano giustificare l’inconciliabilità di alcune posizioni che erano il riflesso di episodi vissuti in prima persona o indirettamente tramite familiari o la propria comunità di appartenenza, oggi le cose stanno lentamente cambiando. Negli ultimi anni infatti, anche grazie all’impegno della Presidenza della Repubblica italiana, sono stati fatti notevoli passi in avanti nel tentativo di segnare un perimetro condiviso, depurato dai pregiudizi, all’interno del quale collocare tutti gli eventi e le conseguenze che hanno avuto sulle persone in carne ed ossa, sempre ignare delle decisioni e degli errori - e orrori - che vengono commessi sulle loro teste.

Così, mentre il Sedile di Lecce è da questa sera illuminato con il verde, il bianco e il rosso, a ricordo dell’italianità delle popolazioni coinvolte e colpite dall’offensiva jugoslava, incontri e dibattiti all’interno di scuole e circoli politici, nel capoluogo come in diversi centri della provincia, hanno contribuito a far luce su una dolorosa parentesi della Storia italiana, rimasta schiacciata dalle ragioni della spartizione dell’Europa tra i due blocchi che avevano sconfitto il nazismo e i regimi ad esso collegati: gli Alleati da una parte e l’Unione Sovietica dall’altra.

“Abbiamo il dovere di ricordare i morti delle foibe – ha sottolineato l’assessore al Marketing Territoriale, agli Spettacoli e agli Eventi, Luigi Coclite  -. Sentiamo di dover tributare loro quel saluto e l’osservanza della loro memoria che per troppi anni nessuno ha mai tributato ristabilendo una verità storica. Il martirio delle foibe è il più esemplare degli insegnamenti per chi guarda in avanti e vuole costruire il futuro. Conoscere la nostra storia è fondamentale per evitare che episodi simili possano nuovamente accadere. Ecco perché il mio auspicio è che lunedì 10 febbraio, all’inizio delle lezioni, venga ricordata questa tragedia nazionale a difesa del senso di appartenenza alla Nazione, costata la vita a migliaia di vittime innocenti”.

Il Salento, del resto, ha conosciuto la tragedia delle foibe sia perché ha pagato dazio in termini di vite umane – sotto l' elenco delle vittime accertate fornito dal consigliere regionale Saverio Congedo, che comprende gerarchi della milizia fascista e della guardia repubblicana, appartenenti alle forze dell’ordine, militari e anche alcuni civili – sia perché ha accolto decine di famiglie dell’esodo dalla terre giuliane, istriane e dalmate.

(elenco_vittime_foibe)

Uomini, donne e bambini che sono stati travolti dalla spietata volontà di Tito, aiutato da formazioni italiane comuniste formatesi anche dopo lo sbando dell’esercito nei Balcani, di “riappropriarsi” di quelle terre che Mussolini in precedenze aveva cercato, con le buone e con le cattive, di italianizzare a scapito delle popolazioni slave a furia di deportazioni e violenze di ogni tipo. Tutte persone che, nell’uno come nell’altro caso, non avevano alcuna colpa di quello che veniva stabilito nelle cancellerie dei governi, nei quartier generali militari e al tavolo della pace.

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