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Una foto della manifestazione del 15 dicembre.

Una foto della manifestazione del 15 dicembre.

Nel giorno di Salvini anche "Radici", la festa delle Sardine

Appuntamento in piazza, a Lecce, il 19 febbraio quando è in programma la tappa leccese del "Giro d'Italia" del leader della Lega. Si punta sull'identità come elemento di aggregazione e non di divisione

LECCE - Non una mobilitazione contro, ma una manifestazione per affermare una prospettiva diversa sul modo di fare politica e di tenere insieme le relazioni tra le persone. Con un post è stato lanciato ufficialmente l'evento "Radici - #Leccenonsilega" che porterà nel capoluogo salentino i simpatizzanti di quel movimento, detto delle Sardine, non solo dal bacino salentino, ma anche da altre province pugliesi e con in più una delegazione in arrivo direttamente da Roma passando per Napoli e Taranto. 

L'appuntamento è per il 19 febbraio, alle 18.30 in piazza Sant'Oronzo dove già il 15 dicembre si tenne una prima manifestazione delle Sardine salentine. Data e luogo, ed è qui il punto, coincidono con la tappa organizzata dalla Lega per il "Giro d'Italia" del leader Matteo Salvini. La Sardine continuano dunque a vedere nelle piazze il primo luogo per arginare la diffusione dei messaggi sovranisti, sull'esempio della mobilitazione bolognese che, comunque la si voglia vedere, ha sancito un nuovo corso per la campagna elettorale delle regionali, poi vinte dal centrosinistra che pure sembrava indietro nei più autorevoli pronostici delle vigilia. 

Nelle intenzioni degli organizzatori, però, la priorità non è la contrapposizione, ma l'aggregazione sociale in uno spirito tipico delle feste del Mezzogiorno d'Italia, dove l'elemento identitario definisce alcuni comportamenti e sentimenti particolari: "E per chi si avvicina dall’esterno a questo modo di essere e di vivere non sempre è facile comprendere il perché di un legame così forte, a volte anche morboso, alla propria terra. Non è facile comprendere il Sud se il Sud non lo si guarda da dentro, se non lo so guarda negli occhi di chi lo abita. Non è facile e, anzi, diventa impossibile se poi per 25 anni il Sud in questione lo hai sempre visto come un baluardo troppo pesante, come qualcosa da demonizzare, da denigrare".

"Perché solo l’identità può proteggerci dal quella società di massa senza attori, senza principi morali e senza basi istituzionali, che trasforma le nazioni e le culture in meri mercati. Il sud non è un mercato, il sud è il Sud e ha ancora voglia di stare insieme, di accogliere l’altro perché l’altro un tempo era suo padre, suo nonno, il suo bisnonno. Il Sud, come l’Italia, è un Paese di santi e sognatori e se non tutti hanno santi in paradiso qui, a Sud, tutti si portano sulle spalle quella dose di radici che spetta ad ogni meridionale del mondo e che oggi, più che mai, serve per tenere unita l’Italia".

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