Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Governo Monti in tilt. Il Pdl apre la crisi, ma Alfredo Mantovano si dissocia

L'ex sottosegretario agli Interni, insieme ad altri tre parlamentari (tra cui Frattini), vota a favore del decreto sugli enti locali contro il parere del proprio partito. Ma l'esecutivo dei tecnici sembra avere le ore contate

Conferenza stampa di Monti (infophoto)

LECCE – Sono ore di fermento quelle in atto per il futuro del governo Monti: la presa di posizione ufficiale del Pdl, che di fatto con l’astensione al Senato e alla Camera sul decreto sviluppo ha mollato la maggioranza, accelera i tempi sulla fine della legislatura, con l’ormai certo rientro in campo di Silvio Berlusconi, intenzionato ad annunciare ufficialmente in Parlamento, la settimana prossima, la sua ennesima (la sesta di fila) discesa in campo.

Ma nel Pdl che implode e che non riesce a ricompattarsi nemmeno attorno al suo leader fondatore, si palesano le contraddizioni e le spaccature anche nel voto alla Camera: l’ex ministro agli Esteri, Franco Frattini, Giuliano Cazzola, Gennaro Malgieri e il salentino Alfredo Mantovano sono intervenuti in aula in dissenso col proprio gruppo e annunciando il voto favorevole alla fiducia sul decreto governativo sugli enti locali.

“Faccio parte della maggioranza che fino a oggi ha sostenuto il governo Monti – ha precisato in una dichiarazione raccolta dall’Ansa l’ex sottosegretario -, non sempre mi sono trovato d’accordo con provvedimenti di questo governo e non ho votato la fiducia. Ma su questo provvedimento che taglia i costi della politica e introduce controlli più stringenti, arricchito e migliorato con i nostri emendamenti, do un voto a favore su misure a cui appena 20 giorni fa avevo dato il mio voto favorevole. Non vedo perché non farlo oggi”.

La posizione di MantovanoMANTOVANO (44)-3-4 e dei tre parlamentari in dissenso si aggiunge a quella fortemente critica di Guido Crosetto, candidato alle primarie del Pdl, da sempre critico con il governo Monti, ma che ha fatto intendere che il ritorno di Berlusconi non possa essere la soluzione. Sulla stessa linea l’altra candidata alle ormai ex primarie, Giorgia Meloni, che, su Twitter, ha scritto: “Considero la ricandidatura di Berlusconi un errore. In ogni caso, decisioni come questa vanno discusse e prese negli organi competenti”. Sulla stessa lunghezza d’onda i delusi “formattatori”.

Ma la spina all’esecutivo sembra già staccata nelle intenzioni, nonostante l’invito accorato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a non creare una fine della legislatura troppo convulsa.

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