Sabato, 25 Settembre 2021
Politica Otranto

Grotta dei Cervi: "Un tesoro sacrificato dai fondi"

A quarant'anni dalla scoperta della "Cappella Sistina della Preistoria", la grotta dei Cervi resta inaccessibile. Oltre le celebrazioni, l'assessore Miggiano ricorda le contraddizioni di Area Vasta

OTRANTO - A due giorni dal 40° anniversario della scoperta della "Grotta dei Cervi" di Porto Badisco, celebrato presso il Museo Archeologico Faggiano di Lecce, dalla provincia e dall'associazione "Idume", non si spengono le polemiche sul futuro di quello che viene definito "Santuario della Divinità" o "Cappella Sistina della Preistoria".

Scoperta da il gruppo di speleologia "Pasquale de Lorentiis" di Maglie, composto da Romano Albertini, Isidoro Mattioli, Daniele Rizzo, Remo Mazzotta ed Enzo Evangelisiti, la Grotta dei Cervi, situata nella splendida insenatura di Porto Badisco, rappresenta uno dei siti archeologici più suggestivi e spettacolari del Salento e il più imponente d'Europa, risalente a più di quattromila anni fa, con numerosissime iscrizioni in guano e ocra rossa dell'era neolitica, rimaste intatte nel tempo in tutto il loro fascino e nitidezza. Ma questo complesso e straordinario ipogeo, definito anche "Antro di Enea" sulla base dell'antica leggenda dello sbarco dell'eroe sulle coste salentine, è attualmente inaccessibile al pubblico.

E, nonostante i pareri di tutti gli intervenuti nell'assemblea di commemorazione della scoperta, che, nei loro interventi, hanno puntato l'attenzione sulla strategica valorizzazione di questo patrimonio e sul rilancio della sua fruizione, le buone intenzioni restano tali, perché decisamente in contraddizione coi fatti.

Il patrimonio presente dentro la Grotta dei Cervi, infatti, resterà ancora non fruibile. E a spiegare il perché di questo è stato l'assessore dimissionario all'ambiente di Otranto, Salvatore Miggiano, che è tornato giustamente sulla vicenda dei fondi di Area Vasta, dove la sottrazione di alcune risorse al progetto di riqualificazione del Castello di Otranto, non permetterà più la ricostruzione di alcuni vani in maniera tridimensionale della grotta dei Cervi, nella nuova area museale, progettato e previsto dal Coordinamento Siba dell'Università del Salento e del Caspur di Roma.

"Non si farà più - ha dichiarato Miggiano - perché i fondi sono stati dirottati, per ulteriori restauri al Palazzo Marchesale di Botrugno. Un peccato, perché il progetto rende fruibile, come in Avatar, in 3d, (ma con una definizione milioni di volte più potente) la grotta, analizzando lo stato di conservazione. Ora, tutto ciò è andato perduto e, neanche dopo 40 anni, il mondo e il Salento potranno godere di questo straordinario patrimonio. In compenso, però, a Botrugno, ci saranno nuovi arredi per il Palazzo Marchesale sicuramente visitabili da tutti. Forse, pensano in molti, si potrebbero fare un po' meno arredi a Botrugno e mettere ad Otranto la sala 3d per le grotte".

Con buona pace della "cappella Sistina della Preistoria" e dei potenziamenti dei circuiti turistici.

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