menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Guerra agli sporcaccioni e riciclo, e ora tutti i Comuni sollevino la testa

Ma non chiamatela ignoranza: è furbizia unita a disprezzo per la propria terra. Sanzioni, tecnologia ma anche cultura per contrastare il malcostume

Sporcaccioni, arrendetevi. Mai come oggi siete circondati. La scure della civiltà si sta abbattendo sul lato oscuro del collo del Salento. Era ora. Era ora che si muovesse, che ci si togliesse i salami dagli occhi. Era ora che le amministrazioni (ancora poche, purtroppo) puntassero concretamente uno sguardo critico e severo su forme di malcostume che superano persino i concetti di villania e illegalità, tracimando nel disprezzo vero e proprio.

Perché bisogna disprezzare, arrivare a odiare la propria terra, per insozzarla con la propria immondizia. Nessuno dotato di senno lascerebbe un sacchetto nauseabondo nel salotto di casa. E allora, perché non trattare vie cittadine e campagne come estensioni delle proprie case? Sono i salotti di tutti, le carte da visita per la crescita e lo sviluppo.

Il turista che arriva, prima ammira il mare, i paesaggi costieri, le ineguagliabili linee barocche disegnate sulle facciate di chiese e palazzi dalle sapienti mani degli scalpellini del passato. Poi, però, ci fucila in faccia immancabilmente quella frase finale: “Sì, ma, quanta sporcizia. Non so se ci tornerò”. Una vergogna che Lecce e la sua provincia devono scrollarsi di dosso. Per sempre.    

Certo, è un processo lento. Ci vorrà del tempo, anni, forse, per arrivare a un livello accettabile. Ma se tutte le amministrazioni comunali iniziassero fin da oggi a sollevare la testa, ponendo quest’obiettivo fra le priorità, partendo dal bastone della multa e proseguendo con l’educazione civica nelle scuole, riusciremmo forse a recuperare nell’arco di una generazione una terra già in parte ripulita nella sua immagine e a fondare una nuova cultura basata sul rispetto, prima di tutto, di se stessi.

Piccolo aneddoto. Quando il Comune di Lecce diede avvio alla raccolta porta a porta, il titolare di una pizzeria mi confidò, con tono scocciato, non sapendo evidentemente di parlare con un giornalista: “Io non ho alcuna intenzione di fare questa raccolta. Sai che faccio? Ogni mattina infilo tutto in un bustone e vado nelle campagne qui intorno”. Segnalai la faccenda a chi di dovere e ovviamente non tornai mai più in quel luogo: mi ripromisi che non avrebbe meritato un solo mio euro un salentino che nutriva così palesemente disprezzo per la sua terra. Disprezzo, sì, e non ignoranza. Perché spesso il termine ignoranza cela solo l’ipocrisia dell’indulgenza.

Non so come sia andata a finire, se quel commerciante sia stato poi magari seguito e multato, ma quella pizzeria oggi non esiste più e, sinceramente, non provo alcun rammarico. Si era, appunto, proprio agli esordi del nuovo servizio a Lecce. Regnava il caos, come ben ci si ricorderà spulciando le vecchie pagine di cronaca. E molti l’hanno fatta franca.

Video: vita dura con le fototrappole per chi sporca

Oggi, di certo, quel commerciante non avrebbe vita facile, con l’obiettivo delle fotorappole spianato negli angoli più impensabili, la caccia serrata agli evasori, la paura della sanzione e della gogna. E se si deve arrivare a questo, ben vengano le iniziative come quella di Lecce e di chi prima ancora ha deciso di investire, puntando su certi sistemi, come Nardò, Porto Cesareo, Cutrofiano, solo per fare solo qualche esempio.

E’ la parte luminosa del Salento che chiede a gran voce il recupero di un decoro perduto. Quando a Palazzo Carafa si è insediato Carlo Salvemini, abbiamo chiesto ai cittadini quali problemi avrebbero desiderato che la sua amministrazione s’impegnasse ad affrontare e risolvere, prima di altri. Rileggendo le risposte, quello dei rifiuti è stato uno dei temi più sentiti. E la macchina, alla fine, s’è messa in moto anche nel capoluogo.  

Stanare gli sporcaccioni, però, è solo uno dei passi, la punta dell’iceberg di un discorso molto più ampio e complesso. Il riciclo dei rifiuti è ancora una mezza chimera, e basta riguardare l’ultima classifica di Legambiente per ricordarsi che i virtuosi sono ancora pochi (Copertino, Leverano, Galatina sono fra questi) e che in troppi indossano ancora “maglie nere”. E questa è la partita più importante, che non si gioca solo sulla sensibilità delle singole amministrazioni locali, ma anche, come ricordano sempre gli ambientalisti, sull’impiantistica, ancora carente. Il lavoro è tanto, ma affrontare e risolvere questi nodi è necessario se non vogliamo morire sepolti dai rifiuti.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

LeccePrima è in caricamento