Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

I grillini schierati contro la Tap. “Il gasdotto di cui possiamo fare a meno”

Presso la sede del movimento 5 stelle di Lecce, i referenti del comitato "No Tap" elencano i contro del progetto: "Rischio sismico, danni drammatici in caso di esplosione, nessuna attenzione a rilievi archeologici e paesaggistici"

@TM News/Infophoto

LECCE – L’onda lunga della contestazione contro il progetto del gasdotto Tap arriva sino a Lecce. E sino alle orecchie degli attivisti del Movimento 5 stelle locale che ribadisce il proprio appoggio ai comitati di protesta contrari alla realizzazione dell’infrastruttura targata Trans Adriatic Pipeline.

Riepilogare le tappe del progetto destinato all’approvvigionamento di gas naturale, con sbocco a San Foca, non è stato semplice per i rappresentanti dell’agguerrito comitato “No Tap”. Ma sia il presidente del comitato “Salento Acquarica Vernole”, Alfredo Fasiello, che il portavoce di “No Tap” Gianluca Maggiore hanno raccolto la sfida di spiegare a una buona fetta di presenti presso la sede di Corte dei Romiti a Lecce, decisamente digiuni sull’argomento, i mille risvolti di un’infrastruttura “nociva e inutile per il territorio di Melendugno e l’intero Salento”.

La polemica non è certo nuova e le azioni dimostrative degli ambientalisti sembrano appena all’inizio, nonostante il tentativo della multinazionale di mantenere un dialogo aperto con le comunità interessate. I due relatori ricostruiscono, per sommi capi, la vicenda che ha visto Tap prevale sul concorrente Igi – Poseidon nella costruzione di un’opera capace di trasferire le risorse energetiche dal Mar Caspio all’Europa. Partendo dal giacimento di Shah Deniz in Azerbaijan per arrivare, attraverso la Grecia, l’Albania e il Mar Adriatico fino in Puglia.

La documentazione prodotta dalla stessa società descrive i dettagli tecnici della condotta, lunga 5 km sulla terraferma (interrata) e circa 45 km in mare sino a un terminale di ricezione (Prt) in provincia di Lecce. L’infrastruttura dovrebbe raggiungere una capacità di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con la possibilità di un suo raddoppio.

Sullo sfondo, una sorta di “guerra del gas” che si sarebbe scatenata nel Sud Europa al momento dell’aggiudicazione della “preziosa” infrastruttura: “Tap è stata preferita al concorrente Igi – Poseidon nonostante quest’ultimo fosse in possesso di tutte le autorizzazioni. Il gasdotto di San Foca -  spiegano i due referenti del comitato - non ha ottenuto la valutazione d’impatto ambientale per il doppio no, politico e tecnico, della Regione Puglia che ha unito, sotto il suo cappello, il parere contrario di quasi tutti i Comuni interessati”.

Questa la storia di un’infrastruttura su cui “si addensano molte ombre”. Cosa dovrebbe spingere, però, il Salento a non prestare il fianco a questo “progetto di fare dell’Italia un serbatoio europeo di gas naturale? Un Paese così potente da dettare persino l’ultima parola in materia di trasferimenti energetici da un capo all’altro del mondo?”.

I referenti del Comitato espongono un elenco di “no” così lungo da non saper da dove cominciare. Innanzitutto, la potenziali ricadute economiche per il Salento sarebbero pari “a zero”: “Verranno assunte tre, quattro figure specializzate nella centrale di pressurizzazione progettata ad Acquarica di Lecce. Punto”.

La costellazione minore dei dubbi comprende “le emissioni della centrale e la rumorosità che hanno impensierito anche il comitato per la valutazione della Via”.

Ma è il potenziale “rischio per l’incolumità umana e i danni al territorio” quello che muove la mano degli ambientalisti: “La condotta non rispetta il limite di 1000 metri dal centro di San Foca, ma dovrebbe essere distante circa 600 metri. – spiega Alfredo Fasiello – Per quanto si tratti di una infrastruttura sicuramente sicura, il basso rischio di un’esplosione non è comparabile con gli eventuali, drammatici danni”. E’ il calcolo costo-beneficio a non convincere gli attivisti del movimento 5 stelle, al pari dei ragazzi del comitato: “E’ come abitare nei pressi di una bombola del gas domestica, dal potenziale distruttivo ovviamente non paragonabile”.

Le stesse operazioni di trivellazione aumenterebbero, a loro dire, il rischio sismico di un territorio che ha scarsa familiarità con i terremoti. Perché? “Il taglio orizzontale potrebbe far franare immediatamente la falesia. E il rischio idrogeologico intorno alle zone di San Basilio e San Cassiano è legato al fatto che si va a scavare non nella roccia, ma in un terreno cretaceo”, precisa il presidente del Comitato.

Alfredo Melissano, dell’associazione “Nuova Messapia”, aggiunge il carico da mille: “Le operazioni della Tap insistono su luoghi rurali e non tengono conto dei rilievi archeologici, come le grotte di Roca vecchia a due passi da San Foca, né dei sistemi ecologici del suolo. A monte manca una seria analisi di questi potenziali rischi che ignorano le peculiarità del Salento”.

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