Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

I poliziotti penitenziari rivendicano dignità. “Non ci sentiamo tutelati dallo Stato”

Conferenza stampa del sindacato Osapp all'interno del carcere di Lecce al fine di elencare tutti i problemi irrisolti che creano disagi al personale addetto alla sicurezza. Presso la struttura locale mancano 200 agenti e la sorveglianza dinamica "non rispetta le condizioni di legge"

Un momento della conferenza di questa mattina

LECCE – Un dossier sulla sicurezza, da consegnare direttamente nelle mani di Matteo Renzi e dell’intero Parlamento: sono pronti a redigerlo i delegati dell’Osapp (organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria) e sarà il risultato finale del tour condotto all’interno delle carceri nazionali. Il faro dei sindacati è puntato sulle difficili condizioni di lavoro degli agenti penitenziari, a Lecce come nel resto della Puglia. La fotografia scattata sul territorio regionale non è incoraggiante: i nodi storici, di competenza dell’amministrazione carceraria, non sarebbero mai stati sciolti.

Carenza di personale negli organici, mezzi di trasporto obsoleti, distribuzione delle risorse inadeguata, un’organizzazione del lavoro poco strutturata e problemi all’interno dei nuclei traduzione e piantonamenti: così il segretario generale aggiunto, Pasquale Montesano, ha riassunto oggi, dalla sala stampa della casa circondariale di Lecce, le criticità del sistema penitenziario. Proponendo una riforma complessiva che comprenda anche la riclassificazione delle strutture, cominciando da quella di Taranto che, diversamente da quella di Bari, è collocata “incomprensibilmente” al secondo livello.

“La situazione non è incoraggiante e l’amministrazione carceraria appare silente e sorda rispetto alle nostre continue denunce – ha spiegato il sindacalista-. Anche l’attuale provveditore non dimostra una grande volontà d’intervento nei confronti delle difficoltà incontrate, quotidianamente, dagli agenti della polizia penitenziaria”.

Senza trascurare la presunta “ostilità” dimostrata nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori: “L’amministrazione dimostra anche una scarsa democraticità in tema di relazioni sindacali, arrivando a compiere violazioni della rappresentanza sindacale – ha proseguito Montesano -: è accaduto anche oggi, qui a Lecce, in occasione della conferenza stampa”.

Le riforme, caldeggiate da Osapp, mirano a restituire “dignità” a tutti gli agenti di polizia che prestano un servizio alle persone in condizioni difficili, senza tirarsi indietro quando si tratta di salvare vite umane ed impedire che i detenuti compiano atti di disperazione estrema. Eppure non si sentono tutelati sufficientemente dallo Stato: “Non vogliamo fare le vittime, ma bisogna garantire anche la sicurezza di tutti questi uomini del corpo di Polizia che spesso ricevono insulti, minacce e atti intimidatori proprio da quell’utenza che devono tutelare”, ha spiegato il segretario Ruggiero Damato.

Una menzione speciale merita, poi, Borgo San Nicola: la casa circondariale di Lecce conta mille e 100 detenuti e, contemporaneamente, si registra un’emorragia di circa 7, 8 agenti al mese. A conti fatti, sarebbero indispensabili altri 200 agenti all’interno della struttura, così da alleviare i carichi di lavoro dei colleghi in servizio.

“Agenti e assistenti rappresentano la spina dorsale dell’istituto e le loro condizioni di lavoro dovrebbero adeguarsi alle novità del sistema: si sta passando, infatti, da una detenzione chiusa (legata alla singola cella) ad un tipo di detenzione dinamica che consente ai condannati di muoversi all’interno di spazi decisamente più ampi”, chiarisce Damato.

Ma Lecce, da questo punto di vista, appare essere rimasta parecchio indietro. Anzi, la vigilanza dinamica non sarebbe attuata così come previsto dalle leggi: “Gli agenti si trovano chiusi in un box di appena 2 metri quadrati, senza possibilità di spostarsi, seduti per ore a controllare i movimenti dei corridoi – prosegue Damato -. All’interno vi è un monitor che però non permette di visualizzare l’interno delle stanze in cui si trovano i detenuti. Più volte abbiamo richiesto un’ispezione medica per verificare l’idoneità di questo luoghi angusti, ma non c’è stata concessa”. La situazione “ottimale” dovrebbe essere ben altra: “Gli agenti si dovrebbero trovare in una sala al piano di sotto, con dei monitor collegati alle aree dei detenuti e citofoni per dialogare con loro e far fronte alle loro esigenze”.

Dulcis in fundo, il segretario Osapp non ha avuto parole dolci nel dipingere la situazione igienica delle caserme in cui gli agenti, spesso, si trovano a dormire: “Dovrebbero mantenere uno standard pari a quello di un albergo di terza fascia, ma spesso lasciano a desiderare quanto ad igiene: capita che manchino i phon per asciugare i capelli o che le asciugamani siano insufficienti. E se i poliziotti scelgono di dormire in albergo, non ottengono alcun rimborso dall’amministrazione che difficilmente ammette l’esistenza di questi disagi”, ha concluso Damato.

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