Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica Cavallino

Il decreto Gelmini diventa "caso" politico a Cavallino

Un documento scolastico contro il decreto scatena il disappunto di Congedo (Pdl): "La scuola non è megafono di posizioni di parte". La replica di Manni: "La Costituzione italiana permette il dissenso"

La scuola che unisce e la scuola che divide: la prima è quella che sta raccogliendo frotte di studenti in tutta Italia a manifestare contro il decreto Gelmini, ormai legge dello Stato; la seconda è quella vista dalla politica, che fatica a dialogare e che in certi casi rasenta lo scontro. Ne è esempio l'ultima polemica di queste ore, nata tra "La Città", lista sorta sotto l'egida del sottosegretario Alfredo Mantovano e costola fuoriuscita dal gruppo provinciale di An, e l'Istituto comprensivo di Cavallino. Il consigliere regionale del Pdl, Saverio Congedo, infatti, ha diffuso un proprio comunicato, nel quale denuncia quello che ritiene essere un "grave episodio di strumentalizzazione degli scolari a Cavallino ad opera del dirigente Scolastico": nella fattispecie, Congedo sottolinea di aver appreso che il dirigente in questione avrebbe distribuito o fatto distribuire nelle classi della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di 1° grado un documento "contenente una serie di gravi inesattezze, se non di autentiche mistificazioni, sul cosiddetto decreto-Gelmini, di cui sbaglia perfino il numero d'ordine, trattandosi del 137 e non del 133 (che riguarda i noti "tagli" all'Università), a dimostrazione di una confusione che avvalora ulteriormente il sospetto di una pesante disinformazione".

Congedo attacca il documento in questione, perché "contestando dall'alto di un pubblico ufficio quella che è ormai una legge dello Stato, riproduce pedissequamente nella premessa posizioni ideologiche smaccatamente di parte sulle scelte di fondo di tale legge, quali l'introduzione del cosiddetto maestro unico, o il ripristino dei voti in numeri, che peraltro riscuotono un ampio consenso popolare e rientrano nelle libere scelte del legislatore all'uopo delegato dal popolo sovrano". Inoltre Congedo aggiunge come il documento contenga "autentiche falsità" e "smaccate mistificazioni" come sulle "inesistenti riduzioni del tempo pieno, che sarà al contrario ampliato già dal 2009-2010 a 49.350 ragazzi in più", e sulle "sparizioni di posti di lavoro, quando non è previsto alcun licenziamento ma soltanto un rallentamento del turn over, nel quadro di un generale ed ineludibile contenimento della spesa pubblica". Il consigliere regionale Pdl reputa "grave" il documento in quanto firmato da un dirigente "nell'utilizzo di tale funzione per la sua distribuzione perfino a piccoli allievi dell'asilo, in un vergognoso tentativo di plagio" ed evidenzia come episodi simili rendano "non più rinviabile" una riforma della scuola che "liberandola dai baronati di qualsiasi livello, la restituisca alla sua vera, sacra funzione, che non è quella di megafono di posizioni e di interessi di parte. Ovviamente a spese di Pantalone".

Una replica alle affermazioni di Congedo, però, non si fa attendere: a firmarla, è il consigliere regionale, Piero Manni, che nella sua risposta non tira mai in ballo Congedo, ma si scaglia contro un consigliere comunale leccese della "Città", Pierpaolo Signore, probabilmente l'uomo che ha informato lo stesso Congedo sul "caso Cavallino". Manni sottolinea come "l'assemblea dei lavoratori dell'Istituto comprensivo di Cavallino, tenutasi fuori dall'orario lavorativo, ha votato quasi all'unanimità un documento di condanna del decreto Gelmini, una posizione condivisa pressoché da tutto il mondo della scuola italiana"; "Inoltre - precisa Manni -, l'assemblea ha ritenuto di rendere pubblico il proprio documento inviandone copia alle famiglie degli alunni". Un comportamento che Manni definisce, dunque, "civile" ed "ispirato ai principi costituzionali della partecipazione".

"Principi - sottolinea Manni, lanciando una stoccata diretta al consigliere della "Città" e di riflesso anche al consigliere regionale Pdl, Congedo - che probabilmente il consigliere Pierpaolo Signore ritiene privi di valore o che non ricorda, dal momento che minaccia denunce e querele". "Sarà opportuno - prosegue Manni - far presente al rappresentante politico che la Costituzione, tra i Principi fondamentali, prevede l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (Art. 3); che all'Art. 17 prevede il diritto di riunione; che all'Art. 21 sancisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Oppure, il consigliere Signore ritiene che ci sono cittadini, come me e come lui, con diritto di parlare e sparlare, e sudditi senza nemmeno il diritto di dissenso".

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