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Il Pd: "La manovra economica colpisce i più deboli"

Il Pd illustra i contenuti del provvedimento urgente del Governo. "Il nostro voto per responsabilità, ma ignorati sui contenuti". Un precario da 700 euro al mese ne pagherà 368 di tasse ogni anno

Foto di archivio.-50

LECCE - "Il dato di fondo della manovra economica del Governo è che si è voluto sfruttare il nostro senso di responsabilità per coprire la totale irresponsabilità del centrodestra. Si è utilizzata l'aggressione dei mercati finanziari internazionali per ignorare, ancora una volta, il confronto di merito con l'opposizione". È Salvatore Capone, segretario provinciale del Partito democratico di Lecce, ad introdurre così il giudizio del Pd sulla manovra economica appena varata dal Governo Berlusconi, illustrato nel corso di una conferenza stampa presso la sede provinciale, con il senatore Alberto Maritati e l'onorevole Teresa Bellanova.

"Un Governo responsabile - ha proseguito Capone - non ci avrebbe portato fino a questo punto, negando per anni la crisi come ha fatto, ma arrivati a questo punto non avrebbe scaricato tutti i costi sui soliti noti: lavoratori, pensionati, famiglie, ceti medi e bassi. Perché saranno loro a pagare i conti che la finanza internazionale ha presentato per l'incapacità di questo governo".

Per esempio, un lavoratore precario che guadagna meno di 700 euro al mese con questa manovra dovrà pagare ben 368 euro di imposte mentre prima era nella fascia di esenzione. Oppure, preannunciano dal Pd, una famiglia monoreddito, con reddito di 20mila euro con coniuge a carico e due figli di età inferiore a tre anni paga maggiori imposte per 661 euro. Se la stessa famiglia avesse un reddito di 60.000 euro subirebbe un aumento di imposte di soli 217 euro.

"A questo poi si aggiungono l'inasprimento dei ticket sanitari e l'ennesima stangata sugli enti locali, che si tradurrà necessariamente nell'impossibilità di garantire i servizi essenziali, quei fabbisogni standard che il federalismo avrebbe dovuto garantire. I risparmi previsti a regime nel 2014 ammontano a 6,4 miliardi: 1,6 dalle Regioni a statuto ordinario, 2 dalle Regioni a statuto speciale e dalle Province autonome, 0,8 dalle Province e 2 dai Comuni con più di 5 mila abitanti. Ad essere principalmente colpiti saranno asili, ospedali e bus. I Comuni dovranno ridurre la spesa per i servizi, aumentare le imposte e le tariffe, e le politiche di welfare verranno riviste al ribasso, se non addirittura cancellate.

"Per evitare responsabilmente l'ostruzionismo, le opposizioni avevano unitariamente ridotto la propria controproposta a pochi qualificati emendamenti" spiega invece il senatore Alberto Maritati. "Più in generale" ha concluso Maritati, "riguardo ai costi della politica, si era proposto il riordino del sistema degli Enti locali, attraverso la cancellazione delle province con meno di 500 mila abitanti e la soppressione dei tanti enti inutili. Purtroppo però, di questo impegno propositivo non vi è alcuna traccia nella manovra approvata".

Un altro emendamento, sui ticket sanitari, prevedeva sostanzialmente l'esenzione in relazione alla situazione economica del nucleo familiare. Tra le proposte di modifica, quella di interviene sulle rendite finanziarie con un innalzamento delle aliquote dal 12,5 per cento al 20, escludendo i titoli di Stato e, al contempo, un abbassamento dell'imposta sul conto corrente bancario dal 27 al 20.

"In questa manovra il governo nasconde dietro le necessità quella che invece è da sempre la sua politica: colpire chi ha di meno per salvaguardare chi ha di più". Questa l'opinione dell'onorevole Teresa Bellanova. "Il Piano per il sud continua ad esistere soltanto negli show mediatici del Ministro Fitto e quello che tutti chiedevano, l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie e il taglio dei costi della politica, è rimasto nel libro dei sogni. Il nostro senso di responsabilità, quindi, non ha trovato sponda in questo governo "cialtrone". Per questo motivo" ha concluso la Bellanova "noi chiediamo con forza il ritorno immediato alle urne. Gli italiani non possono più permettersi di pagare i conti salatissimi che questo centrodestra continua ad addebitargli".

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