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Il Pd si prende la piazza e punta su Palazzo Carafa

Per la prima volta da quando è stato fondato il partito, anche a Lecce la "Festa democratica". Da giovedì a domenica nel cuore della città. Primarie: saranno sacrificate in caso di accordo con l'Udc

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LECCE - Imponente, centrale, si spera partecipata. Per la prima "Festa democratica" organizzata a Lecce da giovedì 22 a domenica 25, il Pd ha scelto Piazza Sant'Oronzo come festosa metafora dell'assedio lanciato a Palazzo Carafa. L'approssimarsi della scadenza elettorale ha indotto l'apparato organizzativo del principale partito d'opposizione ad uno sforzo notevole, mentre nelle segrete stanze dirigenziali continuano le trattative.

Da una parte c'è un tavolo di coalizione che si sta consumando per inattività, dall'altra un'interlocuzione nemmeno tanto segreta con l'Udc, nel tentativo di allargare il perimetro ad una forza politica considerata indispensabile per ribaltare il pronostico elettorale. Paolo Perrone, dopo tre mandati di governo cittadino di cui l'ultimo come sindaco, sembra partire inevitabilmente da una posizione di fisiologico vantaggio. Quattordici anni in cabina di regia sono un periodo più che sufficiente per mettere radici.

Il Pd allora ha deciso occupare simbolicamente per ben quattro giorni il cuore della città, con una struttura tensostatica dove troveranno posto dibattiti e stand gastronomici (il programma completo in allegato), oltre che momenti di intrattenimento e concerti. Un modo per dire "ci siamo" anche se non è ancora sufficientemente chiaro il "chi siamo". Alla presentazione della festa c'erano il segretario provinciale, Salvatore Capone, quello cittadino, Fabrizio Marra, del responsabile organizzativo, Alfonso Rampino, e di altri dirigenti del partito.

Un'occasione per stabilire un contatto diretto e diverso con il proprio elettorato - come ha sottolineato Capone-, per respirare la stessa aria e condividere pensieri, programmi e speranze di un partito che si sente nazionale autonomistico ma non localistico. "In questi tempi di disaffezione crescente verso la politica, abbiamo ritenuto doveroso uno sforzo organizzativo in questo", ha aggiunto Rampino. Ma sarà, questa festa, anche l'occasione per sciogliere definitivamente il nodo sulle primarie?

"Noi siamo il primo partito a volerle fare, insieme con Sel", hanno risposto i democratici attribuendo così le resistenze registrate fino ad ora alle altre forze del centrosinistra, come Italia dei valori, Socialisti e Federazione della Sinistra. Ma quando gli viene chiesto se in presenza di un candidato che possa essere gradito e condiviso con l'Udc, le primarie possano essere accantonate, la risposta dei due segretari èaffermativa: "Lo ha detto chiaramente Sergio Blasi (segretario regionale), il Pd può derogare alle primarie solo su deliberazione dell'assemblea provinciale". Mettendo anche in conto di creare una spaccatura all'interno del centrosinistra tradizionale.

Insomma, il Pd leccese continua a fare catenaccio in attesa di un gioco di incastri che potrebbe concludersi da un momento all'altro così come tra alcune settimane. Molto dipende dagli equilibri romani, con un governo nazionale che oggi sembra avvitato nell'ennesima crisi sotto la pressione dell'intreccio economico e giudiziario. Il sistema dei vasi comunicanti parte dalla capitale, passa per Bari - dove il dopo Vendola è tema di incontri quotidiani - e finisce in tutte le città dove si andrà al voto.

Alla base c'è un ragionamento politico molto semplice, che si sta facendo strada nel gruppo dirigente locale: senza l'elettorato di centro, Palazzo Carafa non cambierà casacca. E così l'Udc dialoga con tutti, consapevole di essere l'oggetto del desiderio tanto di una parte quanto dell'altra. A Roma come a Lecce.

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