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Carlo Salvemini, sindaco di Lecce.

Carlo Salvemini, sindaco di Lecce.

Il sindaco Salvemini e il nodo sociale: "Reati gravi, legati ai bisogni delle famiglie"

Il primo cittadino, eletto nel giugno del 2017: "Ora leggere con attenzione gli atti e rispettare le fasi del procedimento". Valente, del M5S: "Voto di scambio, il tempo ci dà ragione"

LECCE – La marea giudiziaria che si è abbattuta questa mattina travolgendo consiglieri, dirigenti, funzionari comunali non ha scalfito l’atteggiamento sereno del sindaco Carlo Salvemini che sul tema della gestione delle case popolari, oggetto dell’inchiesta finita alla ribalta nazionale, si era espresso molte volte da esponente della minoranza.

“La mia città – ha scritto in un post il primo cittadino - è oggi nei titoli di testa dei notiziari on line, televisivi, radiofonici. Un'indagine avviata diversi anni fa su un tema delicatissimo - interferenze nell'assegnazione degli alloggi popolari - sulla quale sono in passato più volte intervenuto pubblicamente è giunta oggi alla notifica di una serie di provvedimenti cautelari nei confronti di consiglieri comunali e all'arresto di cittadini. I reati contestati sono vari e inevitabilmente gravi, considerato il rilievo sociale legato a bisogni di famiglie private del diritto alla casa".

Fatta salva la presunzione di innocenza, non come mera formula di convenienza ma come principio dell’ordinamento, il sindaco spiega che "è ora doveroso leggere con calma gli atti e attendere rispettosamente le altre fasi del procedimento penale, anche come manifestazione di attenzione nei confronti degli indagati e dei loro familiari. Ogni diverso oggi commento rischia di assumere significati impropri considerato la nostra cronica difficoltà culturale a commentare le vicende giudiziarie non diversamente da quelle da stadio: e noi lavoriamo ogni giorno per migliorarci come cittadini e non come tifosi".

Il consigliere Fabio Valente, consigliere comunale e candidato sindaco del M5S ricorda il tema del voto di scambio, agitato in campagna elettorale: “Istituimmo anche un numero verde per contrastare questa pratica illegale che a Lecce tutti sapevano essere ormai una consuetudine.  Al grido di onestà, insieme a Barbara Lezzi, Diego De Lorenzis e gli altri portavoce, denunciammo in ogni modo la necessità di ripulire la città da una politica corrotta.  Ecco che il tempo ci dà le risposte, e allora forse aveva ragione il movimento.  Forse Lecce, così come l’Italia, ha l’urgenza di spazzare via i corrotti”.

L'esponente pentastellato tira in ballo il provvedimento appena varato dal governo nazionale: "Un decreto di portata storica, una svolta decisiva nella lotta contro chi corrompe e si lascia corrompere.  Il caso di Lecce dimostra che ne abbiamo un estremo bisogno, ma è ancor più grave il fatto che questi signori della politica da salotto abbiano sfruttato gli alloggi popolari per raccattare voti, un consenso torbidamente costruito sull’illecito, sulla menzogna". 

Sulla vicenda si registra anche l’intervento del responsabile della sede leccese del Codacons, Cristian Marchello che parla di un’ inchiesta che si è allargata a macchia d’olio e che, se confermata in sede giudiziale, finirebbe con l’avere contorni sempre più inquietanti perché evidenzierebbe l’esistenza, in città, di un vero e proprio sistema di malaffare, talmente pervasivo e diffuso da coinvolgere il gotha delle passate amministrazioni comunali, e talmente radicato nei gangli del contesto amministrativo da coinvolgere un numero considerevole di dirigenti e funzionari comunali".

"Seppure la nuova amministrazione comunale - prosegue nella nota l'associazione a difesa dei consumatori - non sembra essere stata toccata dall’indagine, non può sottacersi come l’indagine della Procura di Lecce svolta con l’ausilio della guardia di finanza (cui deve andare il plauso di tutta la cittadinanza) ci consegna comunque una città gravemente ammalata se non addirittura moribonda dal punto di vista del rispetto dei principi di legalità e trasparenza, per cui alto e fermo deve essere il ritorno ai principi fondanti di una comunità costruita con efficienza amministrativa, trasparenza nelle scelte, in rottura rispetto ad un recente passato che ogni giorno di più si sta rivelando fondato sulla prevaricazione del debole e sull’approfittare del bisogno delle persone”. Il Codacons ha preannunciato la costituzione di parte civile nell’eventuale processo che potrebbe scaturire dall’inchiesta.

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