Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica

Impianti sportivi pubblici? "La situazione è tragica"

Dalla sede provinciale del Coni si vede il Circolo tennis. Da qui inizia l'intervista al presidente Pascali sulle strutture pubbliche nel capoluogo. Tra molte ombre, qualche luce e fiducia nel futuro

Camera con vista. Dal quarto piano di Palazzo Casto si vede bene l'area del Circolo tennis.

LECCE - I campi in terra battuta, bagnati dalla pioggia, sono tirati a lucido. Sullo sfondo i puntelli di legno sembrano cerotti sulle mura antiche della città, per restaurare le quali non dovrebbero tardare ingenti finanziamenti. Dalla sede leccese del Coni, che occupa il quarto pianto di un palazzo, si domina tutta l'area del Circolo tennis e quella attigua dell'ex Carlo Pranzo, parcheggio nell'occasione trasformatosi in una palude. Come accade sempre quando piove.

In effetti, il contrasto tra pubblico e privato - su suolo comunale - è evidente e sarà anche per questa abitudine visiva, oltre che per una vocazione alla mediazione legata al suo ruolo, che Antonio Pascali, presidente provinciale della massima istituzione sportiva, sceglie toni bassi rispondendo alla prima domanda dell'intervista sull'impiantistica sportiva pubblica nella città capoluogo.

Presidente, la morosità del Circolo nei confronti del Comune, ha riportato d'attualità l'idea di una destinazione dell'area a parco. Cosa ne pensa?

Partiamo dal dato di fatto che è ineludibile e cioè dalla situazione debitoria. Ne è venuto fuori un dibattito per certi versi sorprendente - alimentato da una visione preconcetta che genera una mania di azzeramento dell'esistente - per altri positivo perché rilancia il tema più generale delle strutture sportive e delle carenze a questo punto croniche.

A me piacerebbe approfondire la questione in maniera oggettiva e con persone competenti perché la situazione di Lecce è tragica, tanto che sarebbe necessario pensare a qualcosa di straordinario e specifico. In questo senso riscontro grande attenzione da parte del Comune e della Provincia.

Si riferisce alla cittadella dello sport che dovrebbe sorgere dall'allargamento del campo scuola di Santa Rosa?

Dai primi giorni del mio insediamento, nel dicembre del 2007, ho instaurato un proficuo rapporto con il generale Cutropia della Scuola di cavalleria. Anche alla luce di un protocollo nazionale tra il Coni e il ministero della Difesa per l'utilizzo a scopi civili di alcune aree militari, siamo vicini ad un'intesa. La disponibilità economica c'è e si potrebbe trattare anche di due milioni di euro per il ripristino sulla zona militare mentre per quella esistente aperta al pubblico sono stati stanziati già 800 mila euro.

Però è importante precisare una cosa: perché tutta l'area possa diventare in un futuro prossimo il fiore all'occhiello della città non è immaginabile un uso scriteriato come è accaduto fino ad oggi col campo scuola. Anche perché la stessa Scuola di cavalleria richiede alcune condizioni per perfezionare l'intesa.

Un'altra nota dolente sono le strutture scolastiche. Come è messa la città da questo punto di vista?

Anche in questo caso non è delle migliori, sebbene ci siano strutture di eccellenza. Il quadro è certamente migliorabile con interventi manutentivi seri, di ripristino quando non addirittura di generale messa a norma. Bisogna saper muoversi nella legislazione vigente: penso, ad esempio, a quella norma della finanziaria del 2002 che prevede l'apertura a tutti delle palestre scolastiche una volta che siano terminate le attività curriculari ed extracurriculari. Oppure ancora allo scarso ricorso ai bandi comunitari che pure sono frequenti ma ai quali non accede quasi nessuno.

Subentra, a tal proposito, un problema di competenze soprattutto nella pubblica amministrazione. Bisogna convincersi che l'assessorato allo Sport non è una delega di serie B, perché la pratica sportiva è un fattore di sviluppo socio economico fondamentale per la qualità della vita. Se, per esempio, la Regione Puglia invece di investire 200 milioni di euro in protesi ortopediche avesse destinato la millesima parte nel progetto di alfabetizzazione motoria nella scuola primaria, avrebbe fatto uno scelta lungimirante anche in direzione di un abbattimento della spesa farmaceutica perché fare sport significa vivere meglio.

Presidente, sembra quasi che si sia prigionieri di un "eterno presente", per cui, a cadenza periodica, si prende atto di come stanno le cose mentre le buone intenzioni si declinano sempre al futuro.


E' vero ma non si può pensare che la carenza di strutture sia l'unico problema né che possa fungere da paravento. Ciascuno di noi ha davanti una sfida e la mia, sin dall'inizio, è quella di elevare il livello culturale a partire dalle federazioni: dei circa 300 istruttori di calcio operativi nelle varie scuole della provincia, solo la metà aveva un titolo per farlo. Un altro tema su cui c'è tanto da lavorare è l'attività motoria per i disabili, di fatto inesistente a fronte di circa 2800 disabili che a volte vivono condizionati da retaggi socio economico atavici.

Va bene, insomma, il calcio in serie A, anche per le ricadute promozionali sul territorio, ma quello è business. Lo sport è un diritto.

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