Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

In aula il Ddl sull'acqua, perplessità dei comitati

Dopo l'esito del referendum, in Consiglio regionale si è tornato a discutere un testo sulla ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese, ma i comitati obiettano: "Non è il testo originario"

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BARI - Dall'esito del voto referendario che ha segnato per l'Italia una svolta certamente storica, rispetto non solo al processo di privatizzazione ma anche al processo democratico e partecipativo, a quello che è avvenuto nel consiglio regionale pugliese, dove il governo Vendola ha posto in discussione in consiglio il Disegno di legge sulla gestione del servizio idrico integrato.

Il comitato salentino "Due sì per l'acqua bene comune" spiega come il testo portato in aula sulla cosiddetta ripubblicizzazione dell'acquedotto pugliese non fosse quello originario, scaturito dal tavolo tecnico congiunto fra governo regionale e Comitato pugliese - Forum italiano dei Movimenti per l'acqua. In sede di discussione in Consiglio, agli emendamenti proposti dall'assessore Amati (e approvati dalle Commissioni competenti) si sono aggiunti altri presentati "grazie alla tempestiva mobilitazione realizzata dal 'popolo dell'acqua' di tutto il Paese".

Il comitato si limita a dar conto dei punti principali, rinviando la valutazione complessiva a un'analisi più approfondita del testo approvato dal Consiglio, appena sarà a disposizione: innanzitutto, si chiarisce che "il riferimento al 23-bis è stato eliminato", ossia "un'operazione giuridicamente dovuta all'esito del referendum": "L'articolo - precisano - che faceva riferimento alla possibilità di gestire attraverso società miste le 'attività strettamente connesse' alla gestione del Sì è stato ulteriormente emendato a seguito della mobilitazione di oggi".

La nuova formulazione non fa più riferimento alle "attività strettamente connesse" (come appreso in sede di Consiglio) bensì alle attività "diverse dal servizio idrico integrato ma da esso rivenienti". Questo, secondo il comitato, significherebbe che il ricorso eventuale a società di capitale non dovrebbe riguardare le attività di potabilizzazione, depurazione e distribuzione idrica. Inoltre "l'erogazione gratuita del minimo vitale resta legata esclusivamente all'avanzo netto annuale di gestione" e "questo non è accettabile, se si vuole garantire realmente il diritto all'acqua potabile, affinché non sia solo una mera dichiarazione di principio".

L'articolo che faceva riferimento all'amministratore unico nominato e revocato dal Presidente della Regione, sentita la Giunta, "è rimasto invariato nonostante la proposta di un ulteriore emendamento che stabilisse la scelta del dirigente attraverso concorso pubblico": "Si prende atto - puntualizzano - che anche questa proposta non ha trovato accoglimento nell'articolato della norma, lasciando ancora una volta la scelta in capo esclusivamente al Presidente della Regione e, quindi, a una forte influenza di carattere politico-partitico".

"Con queste premesse - asseriscono dal comitato - riteniamo necessario sottolineare che non si potrà parlare di Acquedotto pugliese pubblico fin quando rimarrà una società per azioni non in grado, fra l'altro, di garantire l'erogazione gratuita del minimo vitale e, quindi, il diritto all'accesso all'acqua potabile".


Un'ultima osservazione: "Poiché in aula consigliare - affermano - abbiamo assistito ad un ridicolo tentativo di strumentalizzazione riguardo alle nostre osservazioni e richieste da parte di alcuni consiglieri del Pdl che fino ad oggi hanno avversato il processo di ripubblicizzazione e la campagna referendaria, riteniamo doveroso ribadire che il comitato pugliese 'Acqua Bene Comune- Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua' non intende accettare alcuna strumentalizzazione sul proprio operato, né interpretazioni del proprio pensiero".

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