Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

“Una fase a tinte fosche”: Zara parte dalla crisi per rilanciare l’ateneo

Durante l'inaugurazione del nuovo anno accademico, il rettore ha rimarcato criticità e prospettive. Il viceministro Bellanova: "Finanziamo l'università pubblica"

Il rettore Vincenzo Zara sul palco.

LECCE – Uno scenario a tinte “fosche” avvolge l’ateneo e, più in generale, il sistema universitario nel Mezzogiorno d’Italia: non ha potuto evitare di sottolinearlo il rettore Vincenzo Zara, in apertura del suo discorso per la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2015/2016 che si è tenuta questa mattina nel complesso di Ecotekne a Monteroni.

Zara è partito da una premessa: le risorse, insufficienti, allargano la forbice tra Nord e Sud del Paese; negli ultimi anni il ondo di finanziamento ordinario ha perso circa un miliardo di euro e la contribuzione studentesca, minore per le università del Sud, ha comportato un’ulteriore contrazione dei soldi disponibili. Alla crisi diffusa e generalizzata, l’Università del Salento ha scelto di rispondere assumendo un atteggiamento propositivo: “Continueremo ad avanzare, puntando a rifondare il patto con il territorio, aumentando l’attrattività dei corsi per gli studenti, ampliando l’offerta formativa, puntando sul capitale umano inteso come la principale risorsa capace di garantire un futuro al nostro Paese. Ulteriori investimenti si avranno nei servizi per gli studenti e a questo fine utilizzeremo una parte dei contributi assegnati ai dipartimenti non ancora impegnati”.

L’ateneo, dalla sua, può già vantare dati incoraggianti: il numero delle immatricolazioni, per l’anno in corso, è aumentato di quasi il 2 percento, contro lo 0,4 percento della media nazionale. L’università salentina è riuscita, nel giro di poco tempo, a ribaltare il trend negativo che fa segnare alla Puglia un meno 5,5 percento di nuovi iscritti ed al Sud nel suo complesso un meno 3 percento. Anche la ricerca ha registrato performance positive: se la capacità di attrarre fondi nazionali e comunitari si aggira intorno alla media, i finanziamenti Erc (dedicati alla ricerca d’eccellenza) si sono collocati nettamente al di sopra.

“Se il dato è cresciuto – ha precisato Zara – lo dobbiamo ad uno sforzo congiunto, profuso dall’intera comunità accademica e dagli istituti d’istruzione superiore che stanno ospitando iniziative di orientamento per gli studenti. Non possiamo trascurare, però, la pletora dei precari della ricerca composta da ricercatori, assegnisti e dottorandi che vive senza alcuna certezza del futuro. La platea dei giovani ricercatori non strutturati è enorme: su che cosa stiamo investendo se probabilmente la maggior parte delle menti più brillanti sarà costretta ad uscire dal sistema universitario per recarsi, magari, all’estero”?

Sul nodo nevralgico della crisi si è incentrato anche il discorso del viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova: “Nel mese di ottobre 2015 sono stata tra i primi ad accogliere l’appello del rettore a salvare l’ateneo salentino, messo in ginocchio dal taglio dei finanziamenti. Ora accolgo con piacere il dato che testimonia l’aumento delle immatricolazioni perché questo 2 percento testimonia il ruolo e le potenzialità inespresse dall’ateneo salentino, specialmente la sua capacità attrattiva. Il governo si è impegnato su questo fronte a promuovere una nuova alleanza tra il sistema universitario nazionale ed il sistema Paese, ma è necessario l’impegno di tutti. Ed è necessaria una inversione di rotta per rilanciare l’università pubblica dopo anni di politiche che puntavano al suo depotenziamento. Dal 2008 in poi i governi hanno iniziato a disinvestire nella ricerca e gli atenei, specialmente al Sud, hanno sofferto per i tagli ed il blocco del turn over, al punto che l’Italia ha registrato il numero più basso di laureati”.

Non è un caso, dunque, il fatto che l’istruzione universitaria si collochi al 40esimo posto nella classifica delle preoccupazioni degli italiani. Mentre, all’estero, l’istruzione è considerata un segmento fondamentale ed un volano di sviluppo per l’economia. “Gli scandali e la reputazione di un luogo chiuso e corporativo hanno pesato sul calo di interesse – ha aggiunto – ed è arrivato il momento di porsi una domanda cruciale: dove intende collocarsi l’Italia nello scenario internazionale? I Paesi dell’Ocse rischiano di restare indietro nella competizione globale che vede l’ingresso di nuove nazioni, capaci di farsi strada puntando sui settori strategici della formazione professionale e della ricerca”.

Bellanova ha rinnovato il proprio invito ad iniettare risorse nel sistema nazionale universitario pubblico al fine di recuperare gli anni persi, promuovendo alcune azioni come l’ampliamento della platea degli studenti idonei per le borse di studio; la revisione delle norme sulla contribuzione studentesca; l’eliminazione del blocco del turn over; la revisione dei contratti di impiego e gli investimenti in programmi per prevenire la dispersione”. Governo, Miur e Parlamento, ha assicurato, hanno iniziato a muoversi in questa direzione ed i primi passi sono già stati mossi con la legge di Stabilità.

La cerimonia di inaugurazione del 61esimo anno accademico è proseguita con l’intervento sul tema delle risorse e delle sfide dell’università di Tiziano Margiotta, vice presidente della consulta del personale tecnico amministrativo, di Maria Pia De Medici, presidente del Consiglio degli studenti che ha approfittato della circostanza per esortare i presenti ad esercitare il proprio diritto e dovere di voto, in relazione al prossimo referendum del 17 aprile, e con il discorso tenuto dal direttore generale Emanuele Fidora che ha individuato nella partecipazione, nella trasparenza e nella comunicazione le chiavi per il buon funzionamento dell’ateneo.

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