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E’ il giorno della Mura Urbiche. I tecnici del recupero svelano scoperte e scenari

Taglio del nastro per il complesso difensivo all'ingresso della città. Terminato il secondo lotto, dove prima vi era il Carlo Pranzo, ci sarà anche un parco archeologico

LECCE – Nel tardo pomeriggio di oggi ci sarà il taglio del nastro delle Mura Urbiche, il complesso difensivo che si trova in piazza del Bastione, proprio davanti all’ex convento degli Agostiniani che è stato inaugurato la scorsa settimana.

Quattro mesi addietro anche LeccePrima ha visitato il cantiere con una guida d’eccezione, il docente universitario Paul Arthur, direttore  scientifico degli scavi. Oggi, quando a completamento dell’intervento manca la parte del parco archeologico, rientrante nel secondo lotto, il docente universitario ha fornito un’ampia descrizione degli spazi recuperati e delle intenzioni progettuali, insieme a  Patrizia Erroi, architetto e direttore dei lavori e ad Andrea Ingrosso, progettista e direttore dei lavori della parte impiantistica. Le loro dichiarazioni sono state rese all’ufficio stampa del Comune di Lecce. Di seguito ne pubblichiamo un estratto.

Il tratto  della cinta fortificata posto all’ingresso nord della città è stato per troppo tempo dimenticato.

“E’ vero. Il tratto di Mura all’ingresso nord della città, per chi arriva dalla superstrada Brindisi-Lecce, è stato percepito fino ad oggi come una quinta di pietra verso la quale gettare un’occhiata sfuggevole percorrendo la rotatoria di piazza del bastione.  Nell’area ex Carlo Pranzo la cinta fortificata si presentava come un relitto murario trascurato e danneggiato dal tempo, davanti al quale parcheggiare con indifferenza la propria auto. Un’area urbana centrale era percepita come periferica e inoltre i cittadini non sapevano cosa ci fosse dietro la muraglia”.

 E ora cosa è cambiato dopo l’intervento di recupero?

“Dopo l’intervento di restauro delle strutture murarie e lo svuotamento dei fossati, che facevano parte integrante del sistema difensivo urbano, la fortificazione cinquecentesca potrà essere apprezzata in tutta la sua imponenza.  Le Mura, ripristinate nella loro configurazione volumetrica, strutturale e materica, vengono ora percepite - insieme al fossato e al banco di roccia antistante il fossato riemersi dopo gli scavi archeologici - come un unico paesaggio di pietra, dotato di una intrinseca qualità figurativa e formale.

Non solo, il bastione di San Francesco si configura come una visione attraente ed invitante non solo per chi si avvicina a piedi lungo i nuovi percorsi pedonali che lo costeggiano, ma anche per chi lo vede da lontano. Immaginate, anzi ormai si può vedere, la bella visuale prospettica che accoglie chi, proveniente dalla strada statale, entra a Lecce per la prima volta”.

E dietro le cortine murarie del bastione di S. Francesco  cosa avete trovato?

“Si tratta di spazi incontaminati che sono rimasti finora esclusi da qualsiasi ipotesi di fruizione pubblica incardinata sul recupero e la valorizzazione dei beni culturali.

Il doppio bastione, con la sua singolare configurazione “a tenaglia”, è una macchina da guerra costruita nella metà del 1500 dall’ingegnere militare del Regno di Napoli Gian Giacomo dell’Acaya per difendere la città da un probabile attacco da parte dell’impero ottomano con le nuove armi da guerra. L’attacco sanguinario di Otranto da parte dell’armata turca nel 1480 aveva creato una forte preoccupazione lungo le coste, la quale non era venuta meno per il persistere  delle mire espansionistiche del potere ottomano in Europa.

E ora, dopo l’intervento, cosa troveranno  i visitatori dentro i bastioni?

“Gli ambienti interni sono stati svuotati di tutto il materiale di risulta accumulato, si è proceduto al restauro ed al consolidamento statico delle strutture murarie. Gli spazi riscoperti, riemersi nella loro originaria configurazione, consentiranno di comprendere come funzionava e a quali principi rispondeva una architettura militare. Si potrà leggere la simmetria e la rigorosa geometria dell’impianto architettonico, comprendere la strategica posizione delle aperture quali cannoniere, troniere e i lucernai posti sulle coperture. Si potranno apprezzare le ingegnose soluzioni architettoniche e formali nell’articolazione delle masse murarie del progettista Gian Giacomo dell’Acaya che, non dimentichiamo, non è stato solo un ingegnere militare ma uno dei massimi architetti artefici del rinnovamento urbano del 1500”.

E i camminamenti  resi accessibili dopo l’intervento a cosa serviranno?

“I camminamenti superiori della cinta, la cui quota non è più quella originaria a causa di modificazioni d’uso intervenute nel tempo, diventano un elemento di connessione all’interno della città. Ormai le Mura non sono più una barriera che racchiude al suo interno l’abitato urbano, ma possono diventare un elemento osmotico dentro la città. Quello che un tempo era un elemento di protezione della città e del pubblico ora potrà tornare  ad essere elemento pubblico, ma in difesa della cultura e del benessere”.

E cioè?  Possiamo dire che il recupero di un  tratto residuo della cinta fortificata  promuove cultura?

“Esatto. I camminamenti in quota, persa la loro funzione di percorso di guardia ed in ultimo utilizzati dalle ronde a presidio del vicino carcere giudiziario, sono di fatto percorribili.  La loro funzione è ora quella di  mettere in relazione tra loro edifici storici, anche di pregio monumentale, posti nell’area.  Dai camminamenti e dalle coperture dei bastioni si aprono nuove prospettive inimmaginabili prima del progetto e grazie all’attento studio dell’illuminazione da parte dell’architetto Andrea Ingrosso, vari scorci saranno resi ancora più suggestivi nelle ore notturne.

Dai camminamenti i monumenti limitrofi offrono scorci visuali inediti ( la chiesa  di S.Francesco di Paola svela da una nuova prospettiva il suo prospetto laterale e il campanile), altri monumenti cittadini offrono i propri spazi  (il riferimento è al  giardino murato del cinquecentesco palazzo Giaconia che a breve, con la conclusione dei lavori di restauro rientranti nel 2° stralcio, entrerà a far parte del circuito di fruizione turistico-culturale della città).

E poi, man mano che il lavoro è proseguito, abbiamo arricchito le nostre conoscenze della storia della città, dall’età classica in poi.  In margine, ma non tanto, abbiamo anche scoperto una direttrice di età romana che conduceva all’antica Lupiae, nonché una fase totalmente sconosciuta delle difese medievali della città, probabilmente realizzate sotto l’Imperatore Federico II. Possiamo dire, quindi, che i lavori sulle Mura consentono di rivisitare “dal vero” la storia dello sviluppo urbanistico della città”.

Perché avete scritto sulla pavimentazione all’ingresso la parola “l’esperienza Mura”?

“E’ una felice intuizione del prof. Paul Arthur, il quale ha prefigurato la visita come una scoperta piena di emozioni e conoscenze delle fortificazioni di Lecce e quello che hanno significato in un momento cruciale di cambiamento dall’antico mondo medievale al mondo moderno in cui viviamo. E’ scritto in due lingue, compreso l’inglese, non certo per via delle origini del professore, ma perché speriamo che l’esperienza potrà essere condivisa da persone provenienti da tutto il mondo”.

Quali difficoltà avete incontrato in un intervento di recupero così delicato, in merito alle opere impiantistiche?

“Il ruolo degli impianti nell’ambito del progetto di recupero di  un bene culturale  è sempre un tema di grande interesse per le difficoltà  di adeguare, nel rispetto delle normative vigenti, le esigenze per la fruizione alle condizioni di conservazione e tutela del monumento. Per questo il tema  è stato affrontato con grande attenzione, guardando innanzitutto al rispetto della configurazione dei luoghi e alla salvaguardia delle strutture murarie, al fine di evitare interventi invasivi ed  irrispettosi della stratificazione dei luoghi”.

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