Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Il comprensorio "No Tap" ai parlamentari salentini: "Prendete posizione"

Incontro in Piazza Vittorio Veneto, a Vernole. Amministratori locali ed esperti hanno discusso, davanti a centinaia di persone, del gasdotto e delle opzioni possibili per fermarlo. Sollecitato anche l'intervento diretto del governatore Vendola

Il pubblico in Piazza Vittorio Veneto.

VERNOLE – Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti. Il messaggio che si alza da Piazza Vittorio Veneto, a Vernole, richiama in più passaggi il finale delle cinque strofe di Canzone del maggio di Fabrizio De Andrè ed è indirizzato alla deputazione salentina in Parlamento. Lo ha detto con chiarezza il sindaco di Vernole, Luca De Carlo. Lo ha ribadito perentoriamente Marco Potì, primo cittadino di Melendugno che ha sollecitato Nichi Vendola a guidare la resistenza civile e politica alle pressioni che spingono per la realizzazione del gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline), il cui approdo è previsto a San Foca, marina di Melendugno.

Fino a questo momento si registrano, infatti, una mobilitazione del gruppo dei deputati e dei senatori del Movimento Cinque Stelle e gli interventi, anche con interrogazioni, dei deputati democratici Teresa Bellanova e Salvatore Capone. Ma, nel complesso, sembra che non ci sia una coscienza territoriale su quella che candida a tutti gli effetti come la prioritaria vertenza ambientale in una provincia che pure ne "vanta" diverse, a partire dall'ampliamento della strada statale 275.

In particolare, il presidente della Regione Puglia - che in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante ha chiesto al premier Enrico Letta di ascoltare le ragioni delle comunità locali - è stato chiamato questa sera ad un protagonismo in prima persona: i Comuni, infatti, sono perfettamente consapevoli che il loro potere contrattuale è prossimo allo zero. Basti pensare che nemmeno il parere dell’ente regionale è considerato vincolante quando ci sono in ballo opere di interesse strategico nazionale.

Che fare, dunque? Davanti a circa quattrocento cittadini si sono ritrovati amministratori locali ed esperti: al centro dell’incontro i dettagli tecnici dell’opera, l’impatto ambientale e sociale e le opzioni possibili per preservare il territorio dall’arrivo di quest’opera studiata per portare il gas dai giacimenti del Mar Caspio all’Europa attraverso l’Italia. Hanno già deliberato in senso contrario i comuni di Melendugno, Vernole, Castrì di Lecce e Caprarica di Lecce.  Presenti il vice sindaco di Castri di Lecce, Andrea De Pascali, Antonio De Giorgi, Energy manager, Mario Tagliaferro, giurista, Giuseppe Serravezza, oncologo e presidente della sezione provinciale della Lega italiana contro i tumori e Gianluca Maggiore del Comitato No Tap. Ha moderato la giornalista Maria Grazia Fasiello.

vernole_notap 002-2E’ parso chiaro a tutti i presenti che di fondamentale importanza sarà il coinvolgimento di un numero sempre crescente di persone e questo potrà avvenire solo con una continua opera di informazione: “Dobbiamo combattere l’indifferenza”, ha ammonito Potì, dal palco. D’altra parte, ha sottolineato De Pascali, non bisogna “arrivare” in ritardo come accaduto per la Val Susa, quando la consapevolezza di quanto stesse per accadere si è diffusa nella società civile quando già i cantieri muovevano i primi passi. D’altra parte il livello della contrapposizione al gasdotto, questo è stato ripetuto più volte, non può che avvenire sul piano del confronto civile.

Gli amministratori hanno ribadito la difesa della vocazione turistica del territorio, la necessità di sottrarsi a quello che ritengono essere l’inganno occupazionale - derivante dalle dichiarazioni di Tap di impiegare imprese locali nella realizzazione dei vari cantieri previsti- , e l’assenza di qualsiasi vantaggio futuro per i cittadini al momento di pagare la bolletta: anzi, secondo Potì, il costo dell’energia rischia di aumentare per finanziare la costruzione delle condutture che collegheranno la centrale di depressurizzazione (agro di Melendungo) all’allaccio con la rete nazionale, a Mesagne. Snam Gas, infatti, ha ricordato il primo cittadino, è partecipata dal ministero del Tesoro. In qualche modo dunque, questo il ragionamento, il costo di circa 60 chilometri di tubature finirà per ricadere sui cittadini stessi.

Da Tap alcune precisazioni tecniche sulle opere sul fondale marino.

Intanto il consorzio che ha redatto il progetto e che attende il via libera definitivo per l’avvio dei lavori, previsto nel 2016, ha inviato alcune precisazioni in un comunicato stampa con riferimento a notizie apparse su alcuni organi d’informazione: “La società Tap intende confermare che nessuna opera definitiva in calcestruzzo o bitume verrà realizzata sul fondo marino, né in fase di realizzazione del gasdotto né successivamente alla sua costruzione. Le uniche operazioni sul fondale previste dal progetto sono quelle necessarie per il recupero del macchinario usato per lo scavo del microtunnel presso il punto di uscita dello stesso”.

“Qui il sedimento marino – prosegue la nota di Tap - verrà preliminarmente scavato e la realizzazione di un terrapieno permetterà di facilitare il posizionamento del gasdotto e il suo inserimento all’interno del tunnel. Queste attività saranno realizzate con le stesse navi utilizzate per la preparazione del punto di uscita del microtunnel. La profondità delle acque, in quel punto, è di circa 20-25 m. Dopo l’installazione, il gasdotto verrà ricoperto per un primo tratto dal punto di uscita con i sedimenti di scavo, pari nel complesso a circa 15.500 metri cubi. Non sono previste gettate di cemento sul fondale, in quanto la struttura del microtunnel è realizzata con conci di calcestruzzo prefabbricati e il gasdotto a mare è semplicemente posato sul fondale senza necessità di alcuna struttura accessoria”.

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