Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Salento desertificato dalla crisi. Il Pd chiama tutti a raccolta per ripartire dal "lavoro"

Tavolo provinciale del partito con le parti sociali, sindacati ed associazioni di categoria, e istituzioni. Analizzati gli effetti della crisi economica e le diverse proposte. Condiviso l'obiettivo di creare sinergie per generare nuova e buona occupazione

Un'immagine dell'incontro di questa mattina

LECCE – Un dramma lavorativo in piena regola, quello che ha colpito il Salento negli ultimi 10 anni e che ha visto crollare la produzione in tutti i settori: cominciando dal Tac (meno 12 mila posti di lavoro) fino al manifatturiero ed all’agroalimentare, passando per il commercio ed il turismo. La crisi, i suoi violenti impatti sul territorio sono stati al centro dell’incontro che il Pd di Lecce ha promosso questa mattina alla presenza delle parti sociali (sindacati confederali e associazioni datoriali) e dei rappresentanti delle istituzioni.

Il segretario provinciale Salvatore Piconese ha chiarito la posizione del partito democratico: ricostruire il dialogo con tutti i soggetti del territorio per trovare una risposta, univoca, forte e condivisa, alla crisi economica. “Quell’equilibrio fondato sul paradigma del neo liberismo sta vacillando fortemente e assistiamo ad una regressione dello stesso concetto di lavoro. Il Pd intende ricominciare proprio da qui”. Per il responsabile delle politiche del Lavoro, Pierluigi Bianco così come per collega responsabile dello sviluppo economico, Gabriele Torricelli, ci sono due temi da tenere in stretta correlazione: le politiche di sviluppo che devono andare a braccetto con le iniziative per la salvaguardia e la creazione di nuova occupazione.

Il punto di riferimento del partito, hanno precisato i rappresentanti tra cui anche l’assessore regionale al ramo Loredana Capone e il deputato Teresa Bellanova, è il piano del lavoro elaborato (sebbene ancora sulla base di linee guida) dal segretario nazionale Matteo Renzi: un progetto definito “ambizioso” seppur passato in secondo piano a causa delle riforme dell’impianto costituzionale.

Il confronto con le parti sociali si è aperto con l’intervento del presidente di Confindustria Lecce, Piernicola Leone De Castris che ha chiesto di “guardare in modo nuovo al futuro, assumendo un atteggiamento più pragmatico e meno ideologico”. Tre i problemi principali della piccola e media impresa italiana, cui dare priorità d’intervento: il costo del lavoro complessivo; la mancanza di flessibilità così come richiede l’Europa; la notevole pressione fiscale che toglie ossigeno alle aziende. Dal presidente di Confagricoltura, Diego Lazzari sono giunti due spunti interessanti che guardano alla riforma della contrattazione collettiva nazionale, maggiormente protesa alla negoziazione sul territorio, ed alla promozione dei contratti di rete tra le imprese che favoriscono la co-datorialità.

Particolarmente critica è stata la posizione, invece, dei segretari sindacali rispetto agli effetti di desertificazione prodotti dalla crisi. Il numero uno di Uil Lecce, Salvatore Giannetto ha parlato di una doppia sconfitta perché nessun governo finora è riuscito ad abbassare le tasse e creare una netta separazione tra assistenza e previdenza. Anche le politiche in materia di lavoro si sarebbero ridotte a “puro spot elettorale”. Il segretario ha proposto, invece, un intervento risolutivo delle istituzioni capace di puntare sulla qualità medio-alta del prodotto e sulle eccellenze locali.

La segretaria confederale Cgil, Antonella Cazzato ha posto l’accento sulle possibilità che il settore dei servizi sociali possa riuscire a generare “buona occupazione”, a dispetto dei continui tagli operati da Roma. Ed ha ricordato come i tre sindacati abbiano già firmato e approntato un protocollo che coinvolge 15 amministrazioni comunali salentine, teso a rioccupare la forza lavoro nella filiera dei rifiuti. Il segretario Cisl Nicolini ha ammonito: “Questo territorio che pure reagisce bene alle emergenze, non gode di condivisione quando si parla di progettualità a lungo termine”. A suo dire si uscirà dalla crisi non in modo improvviso, ma solo in misura proporzionale alla forza di reazione e innovazione espressa dalla società.pd tavolo provinciale lavoro 003-2

L’incontro ha rappresentato il primo passo di un lungo percorso teso a lavorare, unitariamente, intorno a progetti specifici. Lo ha ben evidenziato l’assessore Capone che ha lanciato una sfida agli interlocutori: lavorare sulla programmazione in modo da ottenere gli ultimi fondi dell’Unione Europea stanziati per il periodo 2014/2020. Un’occasione utile, al netto delle sviste che Bruxelles avrebbe avuto nei confronti della rete di infrastrutture del Sud Italia: il capitolo che riguarda porti, strade, aeroporti, ferrovie, denuncia l’assessore, non è stato proprio inserito.

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