Canale d'Otranto varco per i migranti? Il Salento studia piano di accoglienza

Incontro in prefettura con gli enti comunali: l'ipotesi di un arrivo massiccio sulle coste pugliesi impone un'organizzazione preventiva

Una migrante soccorsa sul litorale leccese.

LECCE – Non c’è emergenza, ma nemmeno un allarme. Quello di oggi, voluto dal prefetto di Lecce, Claudio Palomba, è stato un incontro per la preparazione di un piano preventivo per far fronte all’eventuale arrivo di un numero considerevole di migranti sulla coste salentine.

Il restringimento progressivo - fino alla chiusura delle frontiere per chi non è in possesso di un regolare passaporto - delle politiche di accoglienza nell’Europa Orientale, porterebbe al convogliamento dei flussi in partenza dalla Turchia nel canale d’Otranto. Questo lo scenario temuto, ma le variabili in gioco posso cambiare in relazione all’esito del Consiglio Europeo in programma il 17 e il 18 marzo, con la Turchia a fare la voce grossa: Ankara in cambio del regolamento dei flussi in uscita dal proprio territorio, spera di accorciare il cammino che la separa dall’ingresso nell’Unione Europea.

Tornano intanto alla memoria le immagini della nave Vlora nel porto di Bari, nell’agosto del 1991, e ancor prima quelle risalenti al marzo, con i primi mercantili e imbarcazioni di ogni tipo in rada davanti al porto di Brindisi prima dell’autorizzazione allo sbarco di una moltitudine stimata in 27mila tra donne, uomini e bambini. Da quei giorni la Puglia ha ricordato di essere terra di frontiera e in un modo o nell’altro è stata sempre in prima linea nel sistema dell’accoglienza.

Il vertice con le forze dell’ordine e gli amministratori di dieci Comuni – Lecce, Nardò, Copertino, Galatina, Otranto, Melendugno, Tricase, Squinzano, Gallipoli e Maglie – è servito quindi a tracciare le prime coordinate per iniziative che potrebbero rivelarsi indispensabili: “E’ un lavoro di ricognizione – ha dichiarato al termine dell’incontro il prefetto -: abbiamo fatto una distinzione tra la primissima assistenza nei punti di approdo e poi le strutture di vera e propria accoglienza con l’ausilio dei Comuni e di altre istituzioni. Si tratta di un piano come quelli di protezione civile, noi lo facciamo indipendentemente dal livello di allarme che per il momento è stato smorzato. C’è però una situazione in evoluzione, per cui penso sia opportuno operare".

Tra i sindaci presenti anche Luciano Cariddi, primo cittadino di Otranto: “Siamo territorio d’approdo e quindi è lecito aspettarsi altri flussi. Del resto ci giungono ordinariamente da diversi anni e noi proviamo ad ospitarli con una prima assistenza nel Don Tonino Bello. E’ ovvio che se i numeri dovessero crescere, l’esperienza del centro sarà bene replicarla in qualche altra località in modo da meglio razionalizzare le operazioni di riconoscimento, di assistenza sanitaria, di rifocillamento, quel primo abbraccio che bisogna comunque a questa persone dopo viaggi lunghi”.

“Per quanto riguarda l’emergenza di cui le notizie di stampa hanno parlato – ha proseguito Cariddi -, mi auguro che invece ci si attrezzi a livello nazionale, che il governo sappia dare l’organizzazione giusta, non semplicemente aspettando gli sbarchi sulle coste, ma che si affronti la questione già sull’altra costa e, per quanto riguarda la nostra logistica, che non si guardi solo al nostro territorio provinciale perché i numeri di cui si  è parlato non sono quelli che possiamo affrontare in modo ordinario”.

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Non ci sono al momento particolari preoccupazioni per le ripercussioni sul comparto turistico, fiore all’occhiello della regione: “Viviamo di turismo. E’ inevitabile che un fenomeno di una certa dimensione possa provocare qualche contraccolpo – ha detto il sindaco di Otranto -. Ecco perché dobbiamo farci trovare pronti”. “Il nostro interesse – aveva dichiarato poco prima il prefetto - è di intaccare il meno possibile le esigenze turistiche del territorio”.

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