Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

Il “lager” di Boncuri e l’ emergenza dei migranti. La vertenza torna in prefettura

La tendopoli di Nardò non aprirà. Enti, istituzioni, sindacati, forze dell'ordine ridimensionano i numeri dell'impiego degli immigrati nella raccolta dell'angurie, e cercano soluzioni d'accoglienza. "Molti di loro neppure lavorano"

Un momento dell'incontro in prefettura

LECCE – Stagione estiva alle porte, ritorna sui tavoli istituzionali l’emergenza dei lavoratori immigrati impiegati nei campi di raccolta delle angurie. Anche se, dopo gli interventi normativi del 2012, il problema sembra essere stato riclassato a un fenomeno da controllare, giocando la carta della sinergia istituzionale. E con un certo tempismo. Molto hanno, o avrebbero fatto, l’introduzione del reato di caporalato nel codice penale, l’istituzione delle liste di prenotazione per gli operatori stagionali, aperte presso i centri per l’impiego, oltre alle normative regionali volte a  sostenere ( anche economicamente) l’emersione dalle sacche di illegalità.

E’ storia nota, ormai, la radicata consuetudine di molte aziende di avvalersi degli intermediari del lavoro (i “capi neri”) che barattano un pezzo di lavoro in cambio dei più elementari diritti dei manovali. Ed i numeri, presentati dal nuovo assessore regionale al Lavoro, Leo Caroli, confermano la tendenza scoraggiante: “Nel 2012, soltanto 12 aziende hanno aderito al progetto regionale di emersione dall’illegalità. Segno che esiste una forte resistenza e una radicata cultura dell’accettazione del fenomeno – spiega - . Il ricorso al lavoro nero sembra essere alimentato dalla necessità di sostenere l’economia in un periodo di forte crisi che ha colpito anche il comparto agricolo”.

Succede a Foggia, con la raccolta dei pomodori. Accade nel Salento in cui, l’esperimento d’accoglienza di masseria Boncuri a Nardò, è durato un paio di stagioni per poi essere accantonato. Sostituito da una strategia, su proposta dell’amministrazione comunale competente, di accoglienza diffusa sul territorio. Che si è tradotta, a detta dello stesso sindaco Marcello Risi, in un accampamento di un centinaio di lavoratori proprio nei pressi di quella struttura abbandonata, ed un tempo attrezzata con tende e brandine. Mentre alcuni colleghi hanno optato per l’occupazione abusiva dei casolari o la nottata con vista cielo nell’amara campagna neretina.

Anche quest’anno l’estate che si accenderà per i turisti, spegnerà le speranze di circa 200 migranti di trovare un impiego dignitoso, per quanto saltuario. Le stime sono del tutto ufficiose: 60 di loro potrebbero essere arruolati regolarmente, ma nessuno esclude che “la caccia al migrante”, nel circondario del paese, sia già stata inaugurata dai noti boss delle angurie.

I dati provenienti dalle diverse fonti istituzionali (forze dell’ordine, sindacati, istituzioni) convergono sul ridimensionamento dei flussi migratori, quindi, atteso il calo della produzione e dei terreni adibiti a quelle coltivazioni. La prefettura di Lecce ha così coordinato il primo tavolo che accende i riflettori sull’annosa problematica dell’accoglienza e dell’assistenza, medica e materiale, degli “invisibili” cui hanno partecipato i due assessori regionali al Lavoro ed all’Agricoltura, Leo Caroli e Fabrizio Nardoni, le parti sociali, i rappresentanti delle forze dell’ordine, e le prime cariche del comune di Nardò e della Provincia di Lecce, Marcello Risi ed Antonio Gabellone.

Di migrazione in senso lato si è ritornati a parlare,  e questo nonostante lo stesso ispettorato del lavoro abbia confermato la presenza maggioritaria della manodopera italiana, utilizzata nelle operazioni di taglio. Il punto della questione, come evidenziato dal comandante dell’arma dei carabinieri di Lecce, Maurizio Ferla, sarebbe che, a fronte di un impiego modesto dei lavoratori nelle operazioni di raccolta, buona parte degli aspiranti al ruolo rimane inerme. Quasi abbandonato a se stesso nel circondario di Nardò. E comunque bisognoso di  ricevere assistenza sui bisogni primari della persona. Ma “a carico dello Stato”, ha aggiunto il comandante che, per stringere i lacci della discussione, ha spostato l’asse sul problema della mera accoglienza umanitaria, slegata dalle faccende del lavoro.

Lo stesso prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, ha evidenziato le criticità che hanno caratterizzato, a suo dire, l’esperienza di Boncuri e sfociate in altrettante denunce: criminalità,prostituzione, minacce avrebbero reso quella masseria un “lager”.

Tutto da rifare, o quasi, in materia di accoglienza. Anche se nessuno, compresi i sindacati, nega i passi in avboncuri prefettura 005-2anti già compiuti. Il sindaco Risi ha messo sul piatto proposte e progetti da realizzare con il contributo economico degli enti: dalle biciclette per gli spostamenti in centro, alle famose “tende” inutilizzate; dai servizi di acqua potabile e bagni chimici, fino alle docce calde.

L’intervento degli esponenti di Cgil, Salvatore Arnesano e Antonella Cazzato, ha riportato il baricentro della conversazione sul fenomeno del caporalato, “sul quale non deve calare l’attenzione” e sulla necessità di mantenere aperto il tavolo di confronto interistituzionale, a suo tempo abbandonato. “Il piano sociale di zona di Nardò, che comprende anche le amministrazioni limitrofe, ha messo a disposizione 189 mila euro da destinare alle attività di cura di quelle persone che raggiungeranno a breve il territorio – ha spiegato la segretaria Cazzato -. Prendiamo atto della volontà di fare una distinzione tra lavoratori e chi rimane fermo in attesa di trovare un impiego, ma è nei fatti che questa differenza salta. Il sindacato non può che ribadire la necessità di utilizzare Boncuri, almeno per il posizionamento logistico dei servizi”.

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