Gasdotto, resta una sola alternativa. Il governo attende il Tar per chiudere i conti

Otranto è disponibile solo in caso di accordo tra Tap e Igi Poseidon per un unico tracciato. Il sindaco di San Pietro Vernotico conferma l'apertura, ma vuole conoscere i dettagli e le compensazioni. L'11 marzo il Tar Lazio si pronuncia sul ricorso della Regione Puglia

Una veduta del litorale di Campo di Mare.

ROMA – La seconda fase della mediazione sul progetto di gasdotto di Tap si è conclusa in maniera assolutamente interlocutoria: all’incontro di oggi, oltre a Marco Potì, primo cittadino di Melendugno, erano stati convocati dalla Presidenza del Consiglio anche i sindaci di Otranto, Luciano Cariddi, San Pietro Vernotico, Pasquale Rizzo (nella foto, sotto), Torchiarolo, Giovanni Del Coco, e Brindisi, Mimmo Consales, perché i rispettivi territori, durante lo studio di impatto sociale e ambientale condotto da Tap, erano stati presi in considerazione come possibile alternative.

I primi due, già nei giorni scorsi, avevano manifestato un certo possibilismo, mentre gli altri due non avevano lasciato spazio ad alcuna apertura. Ma per tutti il progetto di Tap è ufficialmente un oggetto misterioso dal momento che le amministrazioni comunali non ne sono mai state messe a parte, avendo la multinazionale puntato dritto su Melendugno. 

La posizione di Otranto è chiara ed è stata ribadita anche oggi: il Salento non può ospitare due gasdotti a distanza di pochi chilometri uno dall’altro. Oltre a quello di Tap, e forse sarebbe il caso di dire prima, c’è il progetto italo-greco targato Igi-Poseidon il cui iter autorizzativo è stato da tempo ultimato e che gode del lasciapassare dell’amministrazione otrantina.  Insomma, Otranto potrebbe essere disponibile a “salvare” Melendugno solo se Tap e Igi Poseidon trovassero un accordo.

Il sindaco di San Pietro Vernotico, da parte sua, ha chiesto del tempo per poter valutare il progetto - che nello studio di Tap prevede l'approdo sul litorale di Campo di Mare - in tutti i suoi aspetti, comprese le compensazioni previste, prima di concedere o negare la disponibilità del proprio territorio a seguito di un coinvolgimento diretto della cittadinanza. Ma il fatto che Rizzo sia in scadenza di mandato, pare  abbia indotto i funzionari della Presidenza del Consiglio ad una certa diffidenza. I sindaci di Brindisi e Torchiarolo, invece, hanno assistito da spettatori, avendo già deliberato con atti ufficiali in senso contrario al gasdotto. Dal punto di vista della valutazione degli scenari alternativi, insomma, non è che la riunione di oggi abbia prodotto nulla di rilevante.

Pasquale Rizzo-2Nel corso della riunione si è discusso molto, invece, dell’applicabilità della direttiva “Seveso”, quella sul rischio di incidenti rilevanti. Una questione che il ministero dell’Interno ha risolto durante la conferenza per l’autorizzazione unica presso il ministero dello Sviluppo economico, escludendo il progetto di Tap dall’ambito della normativa, ma che la Regione Puglia ha impugnato davanti al Tar del Lazio. E’ convinzione del governo regionale non solo che non si dovesse eludere la “Seveso” ma che anzi l’intera procedura di valutazione di impatto ambientale, conclusa con esito positivo, debba essere annullata. Ipotesi, quest’ultima, che manderebbe all’aria tutto il crono-programma di Tap.

Sull’incontro di oggi si registra il duro il commento del Comitato No Tap: “Sceneggiata degna della migliore scuola napoletana. Si sta giocando con la sicurezza e la vita delle persone, ripetiamo per l'ennesima volta che i problemi di sicurezza del Tap interessano centinaia di persone che abitano lungo il percorso. I signori che in questi giorni organizzano sceneggiate a Roma sono responsabili per tutte queste persone”.

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La terza è ultima tranche della “trattativa” dovrebbe essere il 16 marzo: a quella data si arriverà con il pronunciamento del Tar Lazio, atteso per l’11. In caso di respingimento della richiesta di sospensiva della Regione Puglia – è di tutta evidenza - il governo procederà speditamente per chiudere la fase di autorizzazione e consentire l’avvio di quella operativa. Al Comune di Melendugno non resta che sperare nella giustizia amministrativa e, in second’ordine, nella seria presa in considerazione della disponibilità mostrata dall'amministrazione di San Pietro Vernotico.

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