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Aria mesta dopo i sequestri della finanza. Il sindaco: "Amministrazione trasparente"

Nell'ambito dell'inchiesta sulle case popolari, nella quale risulta indagato assieme agli assessori Attilio Monosi, Luca Pasqualini e al dirigente Pasquale Gorgoni, il vice presidente del consiglio comunale, Antonio Torricelli, ha chiesto di essere ascoltato dagli inquirenti

L'assessore Attilio Monosi e il sindaco, Paolo Perrone (foto di repertorio).

LECCE – L’aria a Palazzo di Città è mesta e fa il paio con la tonalità grigia del cielo che riversa pioggia a metà mattinata. Non ci sono più gli uomini della guardia di finanza che ieri, a decine, hanno acquisito e sequestrato documenti in abitazioni private, uffici pubblici, studi professionali.

Si indaga, dal 2012, sulla gestione degli alloggi popolari e sul registro degli indagati sono iscritti sette nominativi: ai tre noti da circa due anni, quelli di dipendenti dell’ex Iacp, si sono aggiunti quelli di tre amministratori comunali e di un dirigente. Per Attilio Monosi e Luca Pasqualini, assessori della giunta di centrodestra, ad Antonio Torricelli, esponente del Pd e vice presidente dell’assise cittadina, e per Pasquale Gorgoni sono ipotizzati una serie di reati tra cui associazione per delinquere, corruzione, abuso e falso. Per gli ultimi due l’episodio contestato sarebbe molto recente e si riferisce alla vicenda di uno sfratto e della successiva ricerca di una soluzione abitativa d’emergenza.

Il sindaco, Paolo Perrone, ha affidato ad una breve nota stampa il suo amareggiato commento: “Il percorso di questa amministrazione è sempre stato improntato alla trasparenza e all’accessibilità degli atti, così come dimostrato dalla posizione assunta in merito a ben note vicende che hanno caratterizzato la storia della nostra città. Al di là del clamore mediatico suscitato da questa vicenda, sono certo che l’indagine avviata dalla Procura di Lecce farà emergere con chiarezza la verità.  Ho grande fiducia nell’operato dei magistrati che hanno mostrato in più occasioni competenza, professionalità ed equilibrio nelle loro decisioni.Ho incontrato questa mattina i colleghi amministratori interessati alla vicenda i quali hanno mostrato assoluta serenità. Mi auguro che i tempi delle indagini siano rapidi affinché le persone coinvolte  possano chiarire in tempi brevi i fatti contestati”.

Quanto si prolungheranno le indagini, naturalmente, non è dato saperlo: i militari hanno portato via fascicoli e computer per le verifiche tecniche. Quello che hanno lasciato è un senso di smarrimento e una scia di silenzio. Antonio Torricelli, questa mattina, si è presentato puntualmente nella casa comunale: visibilmente scosso, la sua fisionomia, già minuta, è visibilmente provata dal dispiacere e dalla tensione delle ultime ore. Sul fronte giudiziario ha chiesto agli inquirenti di essere ascoltato e già lunedì dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee con l’auspicio di chiarire quanto prima la propria posizione. Per il giorno dopo, invece, ha sollecitato una seduta della commissione Controllo, il cui presidente è il collega di partito Antonio Rotundo, per affrontare dal punto di vista politico la vicenda che da ieri lo ha travolto. Il 16 giugno taglia il traguardo dei 40 anni di attività istituzionale e vuole farlo a testa alta.

(La lettera di oggi di Torricelli a Rotundo e a Perrone)

L’assessore Attilio Monosi corre su e giù per i corridoi, con il suo consueto passo accelerato, dando disposizioni ai dipendenti dei suoi uffici. Lungo le scale l’incontro casuale proprio con Torricelli, un saluto rapido ma solidale tra avversari politici, protagonisti di scontri anche aspri in consiglio comunale, ad esempio sulle complesse questioni di bilancio, eppure accomunati oggi da accuse pesanti: già l’espressione “associazione a delinquere” è di quelle che fanno accapponare la pelle perché generalmente riferita, soprattutto nell’immaginario collettivo, a fenomeni di criminalità organizzata.

Monosi, da parte sua, si è detto sereno e rivendica di aver contribuito, da quando ha ricevuto la delega alle Politiche Abitative, a rimettere ordine in un settore dove i ritardi sono palesi: basti pensare all'attesa di 14 anni per la pubblicazione della graduatoria per l'assegnazione degli alloggi popolari, avvenuta infine nel 2013, 

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