Indagini su Abaterusso. Barba: “A Gallipoli evitammo inciucio con Italia Navigando

Prendendo spunto dall’inchiesta della Procura di Civitavecchia riguardanti la concessione e i lavori per il porto di Fiumicino e che vede coinvolto anche il consigliere regionale del Pd, l’ex senatore Barba alimenta la polemica politica. Abaterusso aveva già chiarito la sua posizione

Vincenzo Barba,

LECCE - La notizia del coinvolgimento del consigliere regionale del Pd, Ernesto Abaterusso, per le vicende, tutte ancora da verificare e accertare, riguardanti il porto di Fiumicino diventa terreno fertile per lo scontro politico anche sulle sponde gallipoline. Ed è l’ex senatore Vincenzo Barba infatti a prendere la parola rievocando una vecchia vicenda che portò alla contrapposizione prima e alla rottura definitiva tra la compagine del Pdl guidata dall’ex parlamentare gallipolino e l’allora sindaco della città bella Giuseppe Venneri. Il riferimento è quello legato all’accordo di programma e al progetto di riconversione di parte dello scalo commerciale del porto di Gallipoli per la realizzazione di un approdo turistico con la compartecipazione pubblica di Italia Navigando (messa in liquidazione lo scorso anno da Invitalia). Progetto che dopo la sottoscrizione preliminare non andò mai in porto e segnò la crisi e la caduta della seconda amministrazione Venneri osteggiata principalmente dalla compagine di Barba.      

“Questa vicenda ci riporta indietro nel tempo e ci rimanda ai giorni in cui il sottoscritto si batteva con coraggio e determinazione contro la scellerata ipotesi che l’allora sindaco Venneri, proprio insieme all’allora presidente di Italia Navigando volevano realizzare per trasformare il porto mercantile di Gallipoli in uno pseudo-porto turistico, con fantomatiche banchine d’approdo semovibili che avrebbero distrutto di fatto il porto commerciale e non avrebbero creato nessun giovamento al turismo diportistico cittadino” attacca l’ex senatore che incalza.

“In quelle lunghe settimane, da soli contro tutto e contro tutti, gridavamo la nostra contrarietà a un progetto che avrebbe annientato la città di Gallipoli” evidenzia l’ex parlamentare, “privandola del suo storico e glorioso approdo mercantile, al cui rilancio sono legate le sorti della futura rinascita della città bella in cambio di non si comprende bene cosa, dal momento che, il porto turistico, e non bisogna certo essere ingegneri navali per saperlo, non si crea dal nulla, ma ha bisogno di spazi adeguati per poter nascere.  Gli pseudo-finanziamenti comunitari facevano gola a tanti, ma noi dicevamo allora e continuiamo a dire ora che ben venga un porto turistico, ma solo dopo aver individuato nuove zone idonee alla costruzione di tale importante struttura, ritenendo la fantomatica riconversione del porto mercantile un modus operandi che nascondeva scelte politiche e personali poco chiare, anche se di facilissima comprensione”.

E la chiosa finale riguarda gli aspetti giudiziari avviati in terra laziale. “Oggi sappiamo che la Magistratura laziale è intervenuta per accendere un faro sulle vicende di Fiumicino” conclude Barba, “il tempo è galantuomo e presto potremmo avere notizie più dettagliate e precise. Nel frattempo ci piace rimarcare il fatto che grazie alla nostra battaglia politica riuscimmo a scongiurare una vera e propria ecatombe, anzi, abbiamo evitato che gli uffici giudiziari salentini si ingolfassero di ulteriore materiale su cui indagare. Magari se allora la nostra battaglia non fosse andata in porto, oggi sarebbero a Civitavecchia a leggere la storia di qualche indagato nel tacco d’Italia per la pseudo riconversione del porto di Gallipoli”.

La vicenda a cui fa riferimento l’ex senatore gallipolino è quella riportata sui media regionali e nazionali in questi giorni sull’indagine avviata dalla Procura di Civitavecchia, i cui accertamenti investigativi avrebbero consentito di chiudere il cerchio attorno a sospetti illeciti dietro la costruzione del nuovo porto turistico di Fiumicino. Secondo l’ipotesi accusatoria Ernesto Abaterusso, a cui viene imputato il reato di abuso d’ufficio, avrebbe creato un danno alla casse della società pubblica di Italia Navigando spa, di cui era presidente del Consiglio di amministrazione, favorendo l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, del gruppo Acqua Marcia, a cui avrebbe svenduto a 27 milioni una concessione che ne varrebbe almeno 132. L’inchiesta ha portato alla notifica degli avvisi di chiusura delle indagini e ora spetterà alla magistratura fare luce sull’intera vicenda.

Nei giorni scorsi il chiarimento di Abaterusso: “Una vicenda sconcertante e irreale. Sarà chiarito tutto”   


Nei giorni scorsi, dopo la diffusione della notizia del suo coinvolgimento nell’inchiesta romana, il consigliere regionale salentino Abaterusso ha diffuso una nota ufficiale chiarendo la sua posizione e rimettendo con fiducia al responso del lavoro della magistratura. Di seguito il testo della Nota del consigliere Pd. 

“La notizia sul mio provvisorio coinvolgimento nell’indagine riguardante il porto turistico di Fiumicino è un fatto assolutamente sconcertante, ai limiti del surreale. Se non capisco male, l’accusa a mio carico sarebbe quella di abuso d’ufficio per non aver saputo vigilare e aver permesso al socio Acquamarcia (Caltagirone) di acquisire quote di maggioranza della società Ip, concessionaria per la costruzione del porto di Fiumicino di cui Italia Navigando era uno dei soci. Anzitutto voglio precisare che all’epoca dei fatti io ero solo il presidente di Italia Navigando e quindi, proprio per via dell’incarico che ricoprivo, non avevo alcun potere nella gestione societaria. Ciò lo si può evincere leggendo lo statuto della società che è pubblico e consultabile da tutti".

"Tantomeno avevo il potere di intervenire, per conto di Italia Navigando, nell’acquisizione di quote da parte del socio Acquamarcia in un’altra società, nello specifico la Ip. Acquisizione, peraltro, scaturita e validata da un lodo arbitrale cui Italia Navigando è rimasta del tutto estranea.  Del resto, se pure ne avessi avuto i poteri, non si comprende per quale motivo avrei dovuto oppormi all’ingresso in Ip di un socio che, all’epoca dei fatti era riconosciuto in maniera unanime, tanto dal Governo quanto dagli istituti bancari, come uno dei pochi imprenditori italiani in grado di offrire un contributo rilevante per la realizzazione di un’opera portuale importante e strategica come quella progettata per il Comune di Fiumicino".  

"Inoltre non c’è stata alcuna svendita di concessione poiché la concessione per la costruzione del porto turistico di Fiumicino non era in capo ad Italia Navigando bensì in capo a Ip, società di cui Italia Navigando era solo uno dei soci di minoranza. Ciò vuol dire che Italia Navigando non poteva né svendere, né vendere un atto concessorio che non era di sua proprietà. Figuriamoci poi se lo potevo fare io! Il mio compito nella società Ip era piuttosto quello, sempre in rappresentanza di Italia Navigando, di vigilare sulla corretta esecuzione delle opere e di intervenire nelle eventuali liti con la società appaltatrice".

"Ebbene, nel corso delle indagini e in sede di incidente probatorio, il Ctu nominato dal Gip ha accertato che le poche opere realizzate sono state eseguite correttamente. Inoltre sono stato proprio io a contestare alla società del gruppo Acquamarcia, incaricata di realizzare l’opera, inadempienze tali che hanno portato alla rescissione del contratto di appalto. Se l’opera avesse visto la luce, cosa che auspico avvenga, il socio pubblico che io rappresentavo avrebbe avuto un ritorno enorme sia in termini di immagine che in termini economici: a fronte di un milione investito per entrare in Ip nel 2003, quindi sotto altra gestione, ne avrebbe tratto un ricavo di circa quaranta. Sono tutte cose queste che ho già avuto modo di riferire in maniera dettagliata alla Guardia di Finanza allorquando, qualche anno fa, sono stato chiamato come persona informata sui fatti".

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"Ed ecco perché ora faccio una gran fatica a capire quale reato di abuso di ufficio avrei commesso tenendo conto soprattutto del fatto che, come già detto, il ruolo che ricoprivo non implicava affatto l’esercizio di funzioni pubbliche. Questi sono i fatti, tutto il resto è fantasia. Sono certo che il tempo si farà carico di dimostrarlo. Peraltro, l’avviso di chiusura delle indagini è un atto proprio della pubblica accusa, esclusivamente funzionale all’esercizio del diritto di difesa, che non presuppone e non impegna alcuna valutazione di un giudice terzo. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia italiana e sono assolutamente sicuro che presto i fatti saranno accertati, con il pieno riconoscimento della mia assoluta estraneità a qualsivoglia ipotesi di responsabilità penale”.

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