Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Infermieri e fisioterapisti, vortice di contestazioni

Dalla Regione "no" alla chiusura delle scuole salentine. Congedo: "Ora Vendola abbia la forza di agire". Buccoliero: "L'Università di Bari scopra le sue carte". Salento Libero: "Un nuovo saccheggio"

La scuola di infermieri di Lecce del "Vito Fazzi" in via di chiusura, così come la scuola per fisioterapisti di Tricase. Per la sanità salentina una vera e propria mazzata, con mezza sommossa degli studenti e risvolti che affondano nella politica. La quale si schiera compatta con il fronte del 'no'. "Le scuole infermieri e fisioterapisti di Lecce e Tricase devono essere salvate", dice con fermezza il consigliere regionale del Pdl Saverio Congedo, che aggiunge: "Non posso non esprimere profondo dissenso dalla decisione dell'Università di Bari di sopprimere il corso di laurea in Scienze infermieristiche presso l'ospedale Vito Fazzi di Lecce e il Panico di Tricase, che forma 60 infermieri all'anno: una decisione assurda ove si consideri anche e soprattutto la grave carenza di infermieri che caratterizza la nostra sanità". Il consiglio regionale si è espresso all'unanimità oggi contro questa decisione. "Di qui anche la mia soddisfazione - conclude Congedo. "Ora spero il Governo-Vendola abbia la forza e la volontà di sostenere con vincente determinazione a tutti i livelli".

Duro anche il commento che proviene da Antonio Buccoliero, del centrosinistra, e vicepresidente della commissione Affari istituzionali. "L'Università di Bari dica chiaramente qual è la sua posizione e se intenda realmente bloccare la facoltà di Medicina a Lecce. In tal caso, si faccia da parte per consentire all'Università del Salento di istituire dei nuovi corsi per le professioni sanitarie e dar vita alla tanto auspicata facoltà di Medicina. Non é più il tempo di patire alcuna richiesta - sostiene Buccoliero - soprattutto quando in gioco vi é il destino di tanti giovani e di un intero territorio. L'Università del Salento non ha certamente nulla da invidiare ad altri atenei italiani e possiede tutte le carte in regola per realizzare un centro di formazione per le professioni sanitarie, attraverso un'apposita facoltà".

"Non solo. Considerando, infatti, la deficienza di alcune figure professionali come, ad esempio, quelle degli infermieri, sarebbe opportuno valutare la possibilità di raddoppiare o di eliminare il numero chiuso a quei corsi di laurea che puntano a formare importanti figure sanitarie. Potrebbero essere maturi i tempi perché l'Università del Salento compia un necessario e motivato salto di qualità, attraverso il valido e convinto sostegno delle istituzioni, in primis della Regione. Non si tratta di banale campanilismo - conclude Buccoliero - ma della presa d'atto di un percorso che il Salento e la sua Università possono portare avanti, senza più dover elemosinare un'attenzione che artatamente viene negata".

"No alla chiusura del corso di laurea in Infermieristica e alla scuola di Fisioterapia", dice Bruno Ricchiuto Coordinatore Provinciale " Salento Libero" "Dopo la prevista eliminazione dei collegamenti dell'Eurostar con il resto d'Italia; dopo l'ennesima presa in giro per la mancata costruzione del secondo binario; dopo il rifiuto alla richiesta di apertura dell'aeroporto di Galatina come scalo civile, ci mancava ancora la chiusura del corso di laurea breve in infermieristica al Fazzi e la scuola di fisioterapia al Cardinale Panico di Tricase".

"Il Salento è sempre più penalizzato dalle politiche Baricentriche e affaristiche dei soliti noti. E' un continuo omicidio di opportunità - afferma Ricchiuto -, per la nostra terra e per i nostri giovani costretti loro malgrado ad emigrare per studiare e per lavorare. Non a caso la provincia di Lecce è prima tra le pugliesi come numero di emigranti. La risposta alle continue ruberie attuate ai danni della nostra terra sta nella capacità del Salento di riscoprirsi un'entità politica, un soggetto degno di una propria capacità amministrativa per determinare risposte concrete capaci di creare sviluppo senza mortificare la nostra collettività - conclude -, succube di una politica che prende ma non da nulla in cambio".

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