Infiltrazioni mafiose: il governo decreta lo scioglimento del consiglio comunale

A giugno i residenti di Surbo avrebbero votato per le elezioni amministrative. Ora un commissariamento di 18 mesi. Anche nel 1991 venne adottato un provvedimento analogo

La sede del Comune di Surbo.

LECCE – A distanza di 27 anni arriva il secondo scioglimento del consiglio comunale di Surbo per infiltrazioni mafiose: correva il 1991 e la Sacra Corona Unita viveva la sua epoca più florida.

Il Consiglio dei Ministri nella sua seduta di questa mattina ha accolto la proposta del Viminale che aveva a sua volta recepito le conclusioni del prefetto di Lecce, Claudio Palomba, dopo l'istruttoria della commissione da lui designata e che in un certo senso corre in parallelo con gli ultimi sviluppi dell'inchiesta su alcuni appalti affidata nel 2014 i carabinieri, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel gennaio di quest’anno sono state otto le richieste di rinvio a giudizio scaturite da quell’attività investigativa.

Il sindaco di Surbo, Fabio Vincenti, potrà comunque impugnare il decreto, che deve essere ora firmato dal Presidente della Repubblica, davanti alla giustizia amministrativa. Un percorso già seguito da altri primi cittadini, come quello di Parabita, Alfredo Cacciapaglia, che proprio di recente si è visto riconoscere dal Tar Puglia le proprie ragioni. Il provvedimento del governo apre una fase di commissariamento lunga 18 mesi. Mancava oramai una manciata di giorni alla consegna delle liste elettorali in vista delle elezioni amministrative di giugno.

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“Una macchia che torna a insozzare la nostra città – ha dichiarato Martina Gentile, consigliera di minoranza fino a dicembre, quando si è dimessa -. A lungo nei mesi scorsi ho sperato che quei tempi che credevamo potessero essere considerati ormai lontani e superati non tornassero ad abbattersi su Surbo e sulla nostra comunità. Posso affermare, senza timore di essere smentita, di avere in questi anni posto all'attenzione dell'opinione pubblica molte delle questioni successivamente messe sotto la lente d'ingrandimento dagli inquirenti e dai commissari della commissione di accesso e di aver sempre, in tutte le sedi, invocato l'accertamento della verità sull'operato di questa amministrazione”.

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