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Internalizzazioni nell'Asl: è di nuovo battaglia aperta

Dopo due mesi dalle assunzioni nella Sanitaservice, nodi da sciogliere sull'organizzazione del lavoro e sulle discriminazioni denunciate da Usb. Oggi assemblea, a dare man forte gli operatori del 118

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LECCE - La storia delle internalizzazioni ricorda il vecchio gioco dell'oca in cui, a un certo punto del percorso, si ritorna indietro: assunti in 680 nella società in house della Asl di Lecce a prezzo di un'estenuante battaglia, dopo appena due mesi dall'inizio del lavoro, i problemi di gestione delle risorse e della turnazione non si sono ancora risolti.

In mattinata una nuova assemblea presso la Direzione generale di via Miglietta, tenuta dal sindacato di base ("nell'assordante silenzio delle altre sigle sindacali", ha commentato il segretario Usb Gianni Palazzo) ha ufficialmente dato fuoco alle polveri di una protesta che potrebbe riaccendersi più vigorosa di prima.

A dar man forte ai colleghi del servizio, ausiliariato e portierato già assunti da Sanitaservice, oggi c'erano anche i manifestanti del 118 che da due giorni hanno occupato la Direzione sanitaria, e i lavoratori del sistema informatico Cup e Ced che, al pari di tutti, reclamano l'internalizzazione come un diritto inspiegabilmente negato.

La miccia della protesta si è accesa (ancora una volta) dopo le mancate risposte dei vertici Asl e dell'amministratore unico della società in house, Vito Gigante, rispetto alle indennità che non corrisposte per le festività e alcune giornate di servizio extra. Sullo sfondo di tutto, ancora una volta, ci sarebbero discriminazioni e sottili intimidazioni che alcuni operatori iscritti al sindacato e in prima fila durante le battaglie, avrebbero subito, anche rispetto alla loro partecipazione alle assemblee sindacali: "Ci sono persone che hanno lavorato anche sette domeniche di fila, lavoratori cui vengono assegnati carichi di lavoro ben superiori rispetto agli altri e la pulizia di grandi unità operative affidate a chi ha un turno ridotto, di sole due ore" ha precisato Palazzo.

"L'organizzazione del servizio è, infatti, affidata alle direzioni mediche dei presidi ospedalieri che spesso si avvalgono dei vecchi coordinatori delle ditte esterne, mentre servirebbe un modello unico di gestione del lavoro, fissato da Sanitaservice su criteri oggettivi e inappuntabili" ha spiegato il segretario regionale Usb, Salvatore Caricato, ipotizzando che l'attuale confusione derivi dai dal fatto che la società in house non si è ancora dotata di una struttura interna e fa affidamento solo sull'amministratore unico.

Se così fosse, la risoluzione di un problema banale e magari fisiologico sarebbe semplice, ma a ciò si aggiunge la denuncia del sindacato sui rapporti che la Asl di Lecce ancora intrattiene con le vecchie ditte esterne cui ha lasciato la gestione delle spazi e delle aree comuni degli ospedali, come i corridoi e gli androni.


E poi c'è la questione del 118, di 47 persone cioè che si sentono "i primi degli esclusi" perché il loro diritto ad essere internalizzati, sebbene fissato nello statuto della società in house, è stato negato per ragioni ancora da chiarire e prossime alla mobilità. "Se le assunzioni dirette fanno risparmiare alle Asl ben 2 milioni di euro l'anno, cosa ostruisce le internalizzazioni? Evidentemente solo favori promessi a qualcuno" è la conclusione, chiarissima, di Palazzo.

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