Contro la revisione costituzionale: l'intervento di un'amministratrice del Pd

Dori Mengoli è assessore all'Ambiente del Comune di Soleto e segretaria del locale circolo dei democratici. Spiega le ragioni della sua posizione sul quesito

Dori Mengoli.

SOLETO – Nel percorso di avvicinamento al referendum sulla revisione costituzionale, in redazione è pervenuto un altro contributo. Lo firma Dori Mengoli, assessore all’Ambiente del Comune di Soleto e segretaria del locale circolo del Pd.

Chiunque voglia partecipare al dibattito può farlo inviando il proprio intervento all’indirizzo mail redazione@lecceprima.it indicando all’oggetto “referendum costituzionale”

Il mio voto al referendum costituzionale del 4 dicembre sarà con convinzione per il no. La mia non è stata una scelta facile, considerando il ruolo che ricopro nel circolo Pd del mio comune, quello di segretario. Ho comunque deciso, in piena libertà e con responsabilità, di aderire al Comitato provinciale “Scelgo No” pur rispettando il pensiero del 90% dei miei iscritti che sarà impegnato, da qui al prossimo dicembre, per portare avanti la campagna a favore del sì.

Pur nella consapevolezza di rappresentare una piccolissima ramificazione della segreteria di Renzi, ho ritenuto logico e politicamente corretto esaminare la riforma costituzionale al suo interno, trovando una infinità di buoni motivi per non condividere questo testo che intende modificare ben 47 articoli della nostra Costituzione.

Prendendo in esame il quesito referendario non posso fare a meno di notare che il tanto decantato superamento del bicameralismo non esiste: il Senato continuerà ad essere mantenuto in vita, ma sarà composto da consiglieri regionali e sindaci scelti direttamente dai segretari di partito, non più dal popolo. Verrà loro conferita l'immunità parlamentare, saranno garantiti i rimborsi di presenza, di viaggio, vitto e alloggio così come quelli per le spese di segreteria. Il tutto per un risparmio che non sarà pari a 500milioni di euro ma, come dichiarato dalla Ragioneria dello Stato, si aggirerà intorno ai 50 milioni di euro.

Inoltre il Senato cui si vuole dar vita avrà un bel carico di lavoro: voterà tutte le leggi costituzionali, interverrà sui rapporti con l'Europa, darà pareri e farà proposte su molti argomenti. Sarebbe questo l’abbattimento dei costi della politica tanto decantato? Credo sarebbe stato meglio optare per un vero dimezzamento dei parlamentari e una riduzione delle indennità loro conferite. Solo percorrendo questa strada si sarebbe potuto ottenere un risparmio e di conseguenza dare vita a un vero e proprio cambiamento.

Non va sottovalutato neanche il grande potere che ricadrebbe su Roma qualora a vincere fosse il sì. Lo spirito pare essere quello della centralizzazione: se lo Stato centrale trova interesse pubblico generale su una materia di competenza delle Regioni può richiamare a sé la materia in questione, sottraendola di fatto alle Regioni. Questo però non vale per tutte le Regioni a statuto speciale che conserveranno i loro privilegi e i loro poteri.

Si parla infine di maggiore autonomia degli enti locali. Non sono d’accordo. Se dovesse passare questo testo di riforma si creeranno inevitabilmente conflitti di competenze e se lo spirito della riforma è garantire un Senato che rispecchi le esigenze dei territori, credo ci sia qualcosa che non va.  Sono sempre stata convinta che per porre speranza e correttezza in una Carta costituzionale non si possa prescindere dalla collaborazione, dal sostegno, dal dialogo e dall’apertura a proposte e considerazioni. Cosa che in questo caso non mi sembra sia avvenuta.

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Alla luce di tutto ciò condivido il pensiero di quanti sostengono che questa riforma sia nata nel modo sbagliato e nel momento storico meno opportuno.  Per tutti questi motivi ho deciso di scegliere il no.

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