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L'intervista

Poli Bortone: “Ho ritrovato una città impoverita. Con me molti giovani”

La candidata del Centrodestra, già sindaca dal 1998 al 2007, punta a ritornare a Palazzo Carafa. Sul Piano urbanistico, tecnicamente pronto per l’adozione, intende fare una riflessione: “Ci sono troppi vincoli”

LECCE Ultima settimana di campagna elettorale prima dell’apertura delle urne (8 e 9 giugno). Adriana Poli Bortone, alla guida della coalizione di Centrodestra, punta a ritornare a Palazzo Carafa dopo il doppio mandato ricoperto dal 1998 al 2007.

Partiamo dal prologo della sua candidatura. Qual è stato l’elemento decisivo, secondo lei, per orientare l’indicazione della coalizione sul suo nome e non su quello di Paolo Pagliaro o di Ugo Lisi, entrambi molto determinati a ottenere l’investitura?

“Credo che abbiano ragionato per vedere su chi realmente ci potesse essere la convergenza di tutti. Non mi pare ci fosse questa possibilità per l’uno o per l’altro. In fin dei conti, lo dico senza presunzione, potevo rappresentare quel profilo della persona di destra per la quale c’erano stati, in precedenza dei contrasti. Nell’arco di una decina di anni buoni ci sono sempre stati, anche sul mio nome ed è palese la cosa. Questa volta hanno ragionato ritenendo che proprio sul mio nome si potesse trovare una riconciliazione vera. Venuta meno la presenza di Congedo perché si era dimesso poco dopo la proclamazione a consigliere in quanto candidato sindaco nel 2019, c’era un po' di disorientamento all'interno dell’opposizione, mancava un po’ una guida e devo dire che tutti quanti gli amici consiglieri comunali hanno ritrovato in me nella possibilità di avere un riferimento. Così abbiamo proceduto lungo la strada di un Centrodestra unito, veramente unito, all’interno del Consiglio Comunale. Quando si è trattato di indicare, anche da parte dei consiglieri comunali, una figura che secondo loro potesse essere la figura della riconciliazione del Centrodestra, devo dire che da subito – in effetti l’avevano detto dal settembre dell’anno precedente, mi avevano manifestato il loro sostegno. Io avevo risposto che sarebbe stato meglio trovare un’altra figura che fosse più nuova, certamente di Centrodestra ma senza previe esperienze politiche dirette. L’orientamento dei consiglieri è rimasto fermo nel preferire una figura politica e che riuscisse a rimettere insieme la coalizione e secondo tutto il gruppo dei consiglieri comunali quella figura poteva essere io. Poi, alla fine, evidentemente l’unità non si riusciva a trovare sull’uno sull’altro e sia Paolo Pagliaro che Ugo Lisi, entrambi rispettabilissimi, si sono messi di lato, come loro stessi hanno detto, ed effettivamente stanno molto di lato perché mi hanno molto supportata in questa campagna elettorale e con grande lealtà”.

Crede quindi di avere anche il compito di agevolare quel rinnovamento nella classe dirigente del Centrodestra che per vari motivi è stato frenato?

“Chi ha deciso di stare insieme con me ha fatto delle liste sono molto giovani, come quella di Giorgio Pala, ma a parte quella, ma anche nella lista del sindaco, quella di Io Sud, al di là di due persone con precedenti esperienze, insomma tutti quanti gli altri sono tutti quanti nuovi. L’obiettivo che ci siamo dati e che hanno inteso riconoscermi è quello non soltanto di guidare per cinque anni la città, ma soprattutto quello di aiutare una nuova classe dirigente a crescere”.

In caso di vittoria, quali sarebbero le doti richieste ai componenti della sua squadra di governo?

“Innanzitutto professionalità perché io sono andata avanti nei miei anni di governo, fin dalla prima consiliatura che è stata veramente molto bella, avendo le persone giuste al posto giusto, che hanno saputo lavorare bene, con impegno e ho avuto anche il favore di tutto quanto il personale dell’amministrazione, che è stato essenziale e che adesso vedo essere stato molto mortificato nelle aspettative e nel lavoro. Io farei leva su questi due elementi, dare spazio ai giovani che abbiano realmente un minimo di vocazione diciamo per determinati settori di interesse, e vedo che ce ne sono: c’è chi si interessa tanto dei servizi sociali, chi si interessa degli eventi, chi si interessa dello sport, quindi ci sono delle persone sulle quali si può fare affidamento. Vedremo, bisognerà mettere insieme anche le esigenze dei partiti a seconda del peso che ciascun partito avrà, ma anche tener presente gli equilibri di genere: per me è una cosa orribile quella di dover dare spazio in quota alle donne, ma comunque è previsto per legge e naturalmente lo dobbiamo fare”.

In questa campagna elettorale è tornata a percorrere strade e luoghi della città dopo molti anni dalla sua esperienza da sindaco. Che città ha trovato?

“Una città che si è impoverita, purtroppo, secondo me. Si è impoverita in termini di scarsa manutenzione: non credevo sinceramente alle cose che mi dicevano i cittadini, per cui sono andata a constatarle de visu in tutti quanti i quartieri. In questi anni ho fatto la persona normale, visitando i quartieri che mi erano più vicini perché non immaginavo di dover fare un’esperienza nuovamente di carattere elettorale. Adesso sono andata lì dove mi chiamavano i cittadini per vedere esattamente di che si trattava. E sinceramente mi sono scoraggiata perché ho visto una città maltrattata, non curata. Come si fa a impegnare tanti soldi di Lavori Pubblici per delle cose nuove e lasciare da parte tutte quante le cose che appartengono alla città e che vanno manutenute. Sembrano delle cose quasi irrisorie, però per un cittadino è la quotidianità. Uno esce da casa e trova il marciapiede rotto: esce da casa e invece di trovare il suo passo carrabile libero, si trova davanti la pista ciclabile. Esce e trova che mancano le luci. Sono tante piccole cose che toccano la quotidianità dei cittadini. Poi c’è tanta povertà in giro. Quando scopro che ci sono 75 appartamenti di proprietà comunale lasciati al degrado e all’incuria e soltanto ieri è venuta fuori l’attenzione per una strada nella quale c’è uno di questi immobili, allora dispiace perché in fin dei conti ci sono stati sette anni per farlo e non è polemica, questa, è un rilevare delle cose oggettive. C’è gente che dorme per strada. Abbiamo 75 appartamenti di proprietà comunale: ma perché non impegnarsi per ristrutturare quelli e dare un minimo di fiato a queste persone che in fin dei conti se lo aspettano da tanto tempo che si abbia attenzione per la città. Io trovato una città che non è stata assolutamente curata, quindi abbiamo inserito un assessorato alla Cura che sarà quello che avrà attenzione per le tante piccole grandi cose che occorrono in città per poterle poi segnalare ai vari assessorati di competenza”.

In questi anni l’amministrazione ha intercettato finanziamenti importanti, con il Pnrr e il Cis (Contratto istituzionale di sviluppo). Molti cantieri sono in corso, altri saranno attivati. Lei crede di dover apportare correzioni, magari di rimettere in discussione qualcosa?

“No, dalle cose che sono state fatte perché si dovrebbe tornare indietro? Non si mettono in discussione progetti finanziati con Pnrr, anche perché immagino che chi ha stanziato il denaro sia stato abbastanza oculato nel finanziare questi progetti. Ce n’è uno sul quale ho molti dubbi, ma li ho espressi chiaramente l’altro ieri perché ritengo che non si possa finanziare col Pnrr un soggetto che opera temporaneamente. Riguarda la meccanizzazione dell’azienda che si occupa di rifiuti. Azienda che ha avuto con determina una proroga di ben un anno con un costo per i cittadini di 17 milioni di euro. Non si può investire su un’azienda che comunque è temporanea. Finanzio un cambiamento, un’innovazione per un soggetto che oggi c’è e domani magari no? Può essere che dopo il bando ci sia la stessa azienda, però attualmente è una situazione temporanea e io non credo che i fondi del Pnrr possano essere utilizzati per una situazione temporanea. A parte ciò che è stato fatto per il Pnrr, noi facciamo maggiore conto sui Fondi di coesione che hanno anche delle possibilità più immediate e anche una capienza più forte perché poi il Pnrr è stato rimodulato focalizzandolo su progetti che avessero uno spessore maggiore e che potessero garantire di più uno sviluppo economico dei territori”.

Tecnicamente l’iter per il nuovo Pug è concluso. Lei ci rimetterà mano? Va ricordato che la questione si trascina da molti anni e che il Centrodestra non era riuscito a venirne a capo: uno dei motivi di contrasto con Paolo Perrone fu la scelta di dirottare sull’Università di Genova dopo che lei aveva fatto affidamento sull’Università Federico II di Napoli.

“Contemporaneamente all’Università di Napoli c'era anche un gruppo di progettisti leccesi di tutte le aree politiche ed è lo schema che io riprendo, non mettendo più in discussione questo povero Pug che si è fatto il giro d'Italia, perché poi da Genova è passato a Milano, adesso lo voglio far ritornare a Lecce con una visione che sia anche la visione di progettisti nostri, locali, come avevo fatto in precedenza perché era quello in fin dei conti lo scopo. E siccome ci sono progettisti bravissimi nella nostra città che conoscono i modi di vivere, la cultura, la tradizione, la Lecce non solo barocca ma anche archeologica, insomma tante di quelle cose, le aspirazioni di tutti quanti noi leccesi. Io vedo che questo Pug ha dei vincoli eccessivi: tutti quanti ci misuriamo sul tema del consumo del suolo e nessuno di noi si sognerebbe di andare a consumare suolo in situazioni eccessive, però non si può chiudere la città nell’ambito della tangenziale e poi ricordarsi che c’è anche il litorale e fra la tangenziale e il litorale mettere solamente 13 parchi, non mi pare che sia immaginabile. No, immaginiamo che invece debbano essere ricucite anche quelle situazioni che esistono, contrada Mezzagrande, Villaggio Dario, San Ligorio. Non si può non prenderne atto, né si può dire alla gente, guardate che qui è tutto terreno agricolo, non potete mettere neanche una pietra. Non può essere così. Tu gli devi fornire opere di urbanizzazione primaria e secondaria, devi dare un minimo di servizi a partire dai trasporti, consentire dei servizi anche di vicinato e poi io immagino lo sviluppo della città verso il mare per ricongiungersi con il litorale. Abbiamo la necessità di fare tre caserme carabinieri, polizia locale, polizia di Stato. Abbiamo la necessità, e l’abbiamo messa nel programma, di fare dei campus scolastici. Noi parliamo della città a stella, con i nove comuni limitrofi. Vedo che ne parlano anche altri. Ma se ne parliamo e non diciamo poi che cosa vogliamo fare con questi comuni? Non è solo un problema di trasporti, quella è la cosa più immediata sulla quale si può intervenire, è un problema anche di servizi. Una città che si estende deve porsi anche il problema per esempio di istituti scolastici che siano anche all’altezza delle esigenze degli studenti di oggi. Ora se tu dai un campus agli studenti con attrezzature sportive, con delle situazioni di socializzazione anche al di là del periodo strettamente di lezione, io penso che gli studenti ci vadano con maggiore piacere. Oltretutto offri anche insediamenti che siano più facilmente accessibili perché oggi accompagnare un ragazzo al liceo classico con la macchina è un’impresa. Quindi ce la dobbiamo porre pure questo problema, no? E quindi della rifunzionalizzazione anche di edifici che potrebbero essere evocati ad altro nella nostra città. Se è vero che vogliamo dare un sistema di trasporti integrato e se invece di fare 15 anni di campagne elettorali sui fili del filobus li avessero fatti su una educazione all’uso del mezzo pubblico, noi oggi non leggeremmo sul programma di Salvemini l’invito a utilizzare il trasporto pubblico”.

Veniamo a un tema che si interseca con l’attualità nazionale. Il governo spinge su riforma della giustizia, premierato e autonomia differenziata Su quest’ultima questione lei come meridionalista aveva pubblicamente espresso una posizione prudente. Ha cambiato idea?

“Il mio giudizio rimane quello, il tema vero è quello dei livelli essenziali di prestazione. Per prima cosa va ricordato che l’autonomia differenziata è stata messa in Costituzione dal governo Amato D'Alema nel 2001: vuol dire che la Sinistra credeva nell’autonomia differenziata, per cui mi sembra strano che poi oggi vada nelle piazze contro una legge costituzionale che ha prodotto la stessa Sinistra. Ma questa è un’osservazione di carattere politico. L’autonomia differenziata avvantaggia quali regioni? Le regioni virtuose, cioè quelle che si possono anche consentire di fornire quei servizi nell’ambito della legislazione concorrente che è messa in Costituzione. La Regione Puglia purtroppo è una delle regioni peggio governate che ci siano in Italia e quindi non si può consentire nemmeno di chiedere. Se lo consente l’Emilia Romagna, per cui mi meraviglierei che Bonaccini andasse ai cortei contro l’autonomia differenziata avendo fatto tutte le procedure possibili per chiederla. Il problema qual è? Nella situazione attuale noi abbiamo tre regioni che se lo possono consentire e l’hanno fatto, le altre regioni che evidentemente non se lo possono consentire, ma vogliono che ci siano livelli essenziali di prestazioni uguali per tutti. Quando noi quei livelli li abbiamo garantiti, stiamo dicendo a livello nazionale che tutti i cittadini hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti nel pretendere i livelli essenziali di prestazione che devono essere finanziati. Allora io mi aspetto da parte mia che nella legge sull'autonomia ci sia la copertura finanziaria e mi meraviglierei che il presidente Mattarella possa firmare una legge senza la relativa copertura finanziaria. Mattarella è il garante della Costituzione, non può che farsi due conti e dire se ci sono i soldi per finanziare l’autonomia. Se ci fossero, anche noi in Puglia avremmo gli stessi livelli essenziali di prestazione. Poi starà a noi, attraverso il nuovo governo regionale - fra un annetto ci auguriamo che ci sia un nuovo governo regionale- - ad essere così bravo per garantire soprattutto una sanità che sia all’altezza della decenza delle prestazioni”.

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