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Contro governabilità a tutti i costi e opposizione leggera. Ciucci punta agli astenuti: “Ma non chiamatemi candidato no vax”

Una giunta meritocratica, abbattimento delle barriere architettoniche e restyling della viabilità cittadina, vocazione artigianale e referendum deliberativi: i primi cambiamenti che apporterebbe l’aspirante primo cittadino. “La nostra una lista trasversale, con persone di Destra e Sinistra”

LECCE – Non ha inteso usufruire di permessi elettorali per gestire la campagna, se non per questi ultimi tre giorni che precedono il fine settimana delle consultazioni, perchè non "sarebbe stato giusto sottrarre cure ai pazienti". Agostino Ciucci, dirigente medico dell’ospedale “Vito Fazzi”, è uno dei quattro aspiranti alla poltrona di sindaco di Lecce. È di ritorno da un convegno sui temi della sanità, al quale ha preso parte come relatore portando un contributo dal titolo “La carezza perfetta”. Un concetto che ritorna spesso nei suoi interventi, al centro dei quali vi sono i rapporti diretti e umani medico-paziente paragonati alla vicinanze e alla prossimità che dovrebbe anche esserci tra le stanze della politica e il cittadino. Ma guai a definirlo candidato dei no-vax: “Sono per il confronto delle idee e per le aperture”.

Lei è uno stimato medico ospedaliero: perché candidarsi, chi glielo ha fatto fare?

“La mia candidatura viene da lontano, da un periodo particolare, quello della pandemia, dove molti diritti delle persone sono stati calpestati: il diritto alle cure e alla libertà di scegliere che cosa fare del proprio corpo. Durante quel periodo ho puntato tutto sulle cure, perché queste non vanno mai legate alle persone. Mi spiego: coloro che arrivavano in pronto soccorso erano pazienti che fondamentalmente venivano da dieci giorni di malattia nei quali nessun medico li aveva presi in carico, dove non avevano avuto altro che indicazioni telefoniche su tachipirina e vigile attesa. Al momento della mia osservazione, queste persone presentavano polmoniti devastanti. Era difficile andare avanti e farle guarire, per cui ho cominciato a pensare di curarle direttamente sul territorio. Mi sono svestito dei panni di medico di pronto soccorso e mi sono recato direttamente nelle loro case, senza mascherine. Le guardavo negli occhi, sorridevo loro, senza guanti perché dovevo toccarle come con una carezza, per poter ristabilire un contatto umano, il rapporto medico-paziente che è alla base del processo di guarigione. Quel periodo mi ha fatto diventare dunque una persona conosciuta e, nel post-pandemia, tutte le istanze del dissenso e quei cittadini che si sono sentiti un po’ traditi dalle istituzioni hanno pensato di creare dei movimenti associati a questa lista, indicando il sottoscritto come persona che potesse rappresentarli. E ne sono stato ben contento perché questa lista, che non è formata soltanto da no vax – anche se tengono a catalogarci come tali o come complottisti – è una lista molto più ampia e composta da tante persone che vogliono la garanzia del rispetto dei loro diritti a tutti livelli e che le loro idee abbiano una rappresentanza ben precisa all’interno della vita comunale. E hanno così scelto la persona che, in modo onesto, potesse garantire idee e diritti a livello istituzionale. Hanno cercato la persona, più che l’ideologia”.

Perché l’ideologia dovrebbe essere un problema?

“Siamo una lista civica che non ha uno schieramento a Destra o a Sinistra. Abbiamo costruito volutamente un gruppo trasversale, con all’interno ideologie diverse che vanno dalla Destra alla Sinistra, ma è proprio questa la nostra ricchezza. Quando le ideologie si confrontano e non si scontrano, vengono fuori le idee giuste da attuare. Anche al di fuori di una lista civica ci sono ovviamente delle buone idee, ma spesso restano imprigionate nelle ideologie, che difficilmente si riesce a mettere sul tavolo di un civile confronto. Invece, in una lista civica, questa sintesi può avvenire e concretizzarsi, dando vita soprattutto alle idee comuni”.

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Il nome della sua lista, Diritti e civiltà, sembra quasi voler rimarcare l’assenza degli uni e dell’altra.

“Lo abbiamo scelto proprio perché, sempre nel periodo pandemico, le persone non vaccinate, quelle che non avevano il green-pass, coloro che non avevano scelto un certo tipo di cure obbligate, si sono visti violati nei diritti fondamentali. È un diritto costituzionale la libertà di pensare scegliere, così come lo è il diritto al lavoro, violato anche quello. O la libertà di fare ciò che si vuole del proprio corpo. Il nome nasce da tutto questo, dalla necessità di garanzia. Ma non si fa riferimento soltanto ai diritti dei no vax: siamo per l’azzeramento delle diseguaglianze, delle disparità di opportunità. Il nome vuole essere la garanzia dei diritti e delle libertà esistenti, così come di quelli che potrebbero essere violati in futuro. Dalla parte delle minoranze, ma non solo”.

Qual è il profilo dell’elettore tipo di Agostino Ciucci? Alcuni sostengono che lei sottrarrà voti alla candidata Poli Bortone: quelli dei no vax...

“Giovane, solitamente laureato e con le idee chiare su quelle che sono le dinamiche dell’attuale politica. Come dice uno dei nostri candidati in lista, noi viaggiamo con due scarpe destre: sia la destra, sia la cosiddetta sinistra, non fanno altro che rispondere a delle politiche che sono più in alto di noi: politiche globaliste che sono dunque lontane dalle esigenze del singolo cittadino. Siamo per un elettore che abbia le idee chiare e che voglia uscire da questa dicotomia, che voglia superare la politica degli ultimi anni. Il nostro è un elettore che vuole vedere garanzie e tutele sul bene comune, non i diktat sovranazionali come accaduto con il Pnrr. I suoi fondi devono essere utilizzati per dei progetti prestabiliti ma, essendo stati concepiti durante la pandemia, si presume che gran parte di quei soldi dovesse essere destinata alla sanità e al sostegno di chi ha dovuto chiudere imprese o attività. In realtà, il Pnrr è stato assegnato con la sola garanzia di eseguire quel determinato tipo di progetto. Come avvenuto per le piste ciclabili a Lecce: belle e utili, ma non erano la priorità. Dopo una pandemia avevamo tante altre cose da poter sviluppare con maggiore urgenza. Si aggiunga poi fatto che si è puntato a realizzare l’infrastruttura delle ciclabili, senza però creare prima una cultura della mobilità green. Penso anche ai  coseguenti restringimenti delle carreggiate che hanno danneggiato i commercianti: le persone che arrivano in città hanno difficoltà a parcheggiare e i negozianti hanno così perso clienti storici che venivano dai paesi vicini. Da un punto di vista economico, alla città è stato tolto tanto. Quanto al secondo spunto, quello dei voti dei no vax, i nostri elettori sono orientati alla scelta soprattutto delle persone. Sono quegli elettori stanchi della solita politica, quella che non si fa più sui grossi temi, ma sulle piccole cose. Credo che i voti alla nostra lista saranno quelli non di complottisti e no vax, ma di tutte quelle persone che non si riconoscono più in certe modalità di fare politica e che vedono nell’uomo la possibilità di portare avanti le proprie idee, di vedere in Agostino Ciucci una persona che ci mette impegno, tenacia e onesta intellettuale. Puntiamo su un elettore stanco, o su quello che, in preda alla sfiducia, non ha più votato nelle precedenti amministrative. In un modello dal basso, che parli di “civicrazia”, dove il cittadino è al centro”.

A quale progetto avrebbe invece dato priorità? Quali le prime tre scelte, visibili, che farebbe qualora andasse a Palazzo Carafa?

“La prima sarebbe una giunta trasparente e meritocratica: gli assessori dovrebbero avere delle attinenze con i propri ruoli. Persone con degli ideali e oneste intellettualmente. Poi rendere Lecce una città più vivibile, partendo proprio dalla viabilità: una citta che si ritiene all’avanguardia deve lavorare moltissimo sui progetti di accessibilità. Pertanto mi concentrerei innanzitutto sul Pug e sulla sua attuazione. L’ho letto, ma non ho ancora ben compreso quanto possa andar bene così per la nostra città e quanto vada ripensato. Ecco, una volta all’interno del Consiglio comunale, andrei subito a studiarlo per bene, per dare immediatamente il Pug alla città, favorendo il piano Peba (Progetto per l’eliminazione delle barriere architettoniche, ndr), perché una città del 2024 deve garantire diritti ad anziani, fragili e disabili. Il terzo intervento sarebbe quello di azzerare le diseguaglianze economiche e sociali. È su questo bisogno avrei investito i fondi del Pnrr: abbiamo moltissime persone che vivono la povertà assoluta e numerosi altri tipi di problematicità. Fornire le stesse opportunità a tutti. OPportunità anche sul fronte turismo: chi viene a Lecce, non vuole trovarvi le caratteristiche di grandi città come Parigi o Bruxelles. Qui ci si aspetta la vita artigiana e bisogna ripartire da quello: ok a innovazione e transizione, termine fin troppo sfruttato, ma se la transizione deve avere ricadute negative sulla città non va bene. Meglio mantenerne le radici, avere cura del locale, delle tradizioni e della nostra storia. Cercare di riprendere e riaffermare ciò che ha fatto ricco il nostro Sud. Stanno cercando di espropriare le terre per installare pannelli fotovoltaici king size, creando le condizioni per una desertificazione. Ripartire dalla terra e dal bene comune della nostra città: terra, acqua e aria”.

Al momento della ufficializzazione della sua candidatura, aveva espresso la necessità utilizzare strumenti inclusivi già previsti dal regolamento comunale: i referendum deliberativi. Crede che la città abbia un deficit di democrazia partecipativa?

“Io credo che questo deficit ci sia. Abbiamo puntato molto su questo strumento referendario nel nostro programma, attraverso il bilancio partecipativo, i referendum deliberativi senza quorum che fanno parte delle Leggi sulle autonomie locali del 1990. Referendum che consentono al cittadino di deliberare su alcuni argomenti di varia natura, tra cui anche quelli importanti di natura fiscale. È il più alto grado di democrazia che si possa garantire al cittadino che, ormai, decide ben poco della propria città. In genere, si decide infatti dall’alto che cosa sia giusto per una zona o per un quartiere, quando solo i residenti di quell’area ne conoscono per davvero le problematiche e i disagi”.

Il primo dei referendum che proporrebbe?

“Lo farei lanciare ai cittadini, spetta a loro. Poi, nel momento in cui sei all’interno della macchina amministrativa, puoi renderti conto di come orientare le scelte. Non vedo la necessità del partire dal distruggere. Così come non c’è necessità di attaccare gli altri: è controproducente Sono molto aperto e ho parlato con tutti gli altri candidati, ci siamo confrontati, ci siamo scambiati delle idee. Costruire significa ripartire da ciò che è stato fatto di buono, implementarlo. Sono un neofita, non sono mai stato in un’amministrazione pubblica, ma voglio studiare per fare le scelte giuste. Però devo prima avere la possibilità di entrarci”.

Come ha vissuto questa sua prima esperienza di campagna elettorale a botta di sondaggi, post social al vetriolo e sketch satirici?

“Io l’ho vissuta in modo sereno e tranquillo, ho avuto attorno tante persone. A volte, osservandola da cittadino e dall’esterno, può però avermi infastidito assistere a scontri su situazioni banali e che non hanno alcuna valenza politica. Non amo lo scontro: è giusto dire le cose, ma senza mai offendere anche quando le idee sono contrastanti. Bisognerebbe tornare a parlare di grandi temi, nel rispetto delle idee e delle persone, altrimenti non saremmo coerenti nel chiamarci “Diritti e civiltà”. Ma, ripeto, la mia campagna elettorale si è svolta all’insegna della serenità”.

Nel caso di un ballottaggio fra Poli Bortone e Salvemini, fornirebbe espressamente delle indicazioni di voto ai suoi sostenitori?

“No. Perché verrebbe meno il principio della nostra lista, che è trasversale. Sarebbe al di fuori della nostra etica orientare il voto pur di arrivare alla governabilità a tutti i costi. Avere tanti candidati in campo confonde un po’ le idee: la presenza di nove liste da un lato e dieci dall’altro probabilmente ha più lo scopo di portare alla governabilità e di avere una opposizione leggera. Noi puntiamo invece ad ottenere la rappresentatività, senza schierarci. Se invece al ballottaggio dovessimo arrivarci noi, spererei di prendere i voti da uno e dall’altro”.

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