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Matteo Centonze.

Matteo Centonze.

Centonze lancia la sfida: "Contro le famiglie della borghesia in lotta tra loro"

Intervista al candidato sindaco di CasaPound: periferie e giovani, sicurezza e diritto alla casa, concorrenza a destra con il Msi

LECCE - Tra i candidati sindaco in corsa per succedere a Polo Perrone, c'è per la prima volta anche un esponente di CasaPound, formazione di estrema destra. Matteo Centonze, con i suoi 29 anni, è il candidato più giovane. L'11 giugno il responso delle urne dirà quanto la sua proposta politica avrà attecchito.

Siete alla prima esperienza alle elezioni comunali di Lecce e dunque, a mo’ di presentazione, partiamo dalle parole, quelle tabù: per molti siete neofascisti. E’ corretta come definizione? E, comunque, che valutazione esprimete del Ventennio?

Non ci piacciono le etichette, non siamo un prodotto commerciale e, di certo, la definizione di “neofascisti” non è corretta. Riteniamo sia ora di guardare al Ventennio fascista con lo stesso atteggiamento col quale si analizzano altri periodi storici, sforzandosi di avere un approccio oggettivo, lontano tanto dalle esaltazioni folkloristiche quanto dall’odio di chi rinfocola un clima da guerra civile.

Il tema della frammentazione sembra contagiare tutti gli schieramenti, anche l’estrema destra: perché un elettore dovrebbe preferire voi al candidato del Movimento Sociale Italiano?

Perché siamo nel 2017 e la scelta del sindaco non può essere dettata dal nostalgismo verso un simbolo. Si guardi ai programmi, a quanto fatto in questi anni, alla freschezza delle idee e di chi si candida a metterle in atto.

Immagino che speriate di intercettare il voto degli scontenti del dualismo tra Giliberti e Delli Noci. Sono candidati davvero alternativi tra loro?

Il nostro elettorato viene dalle periferie e dai giovani; intercettiamo più voti nelle case popolari, nelle scuole, nelle poche fabbriche rimaste aperte, piuttosto che nelle strade del centro e nei salotti buoni. Giliberti, Delli Noci ma anche Salvemini, rappresentano gruppi elettorali, per non definirli diversamente, famiglie della borghesia leccese in conflitto fra loro per un posto al sole.

Nel corso delle prime uscite pubbliche, avete rimarcato il concetto “prima i leccesi”. Significa che secondo voi la presenza di etnie diverse da quella italiana sta generando problemi in città? Esiste davvero una questione sicurezza oppure è forse una buona arma elettorale?

Ci sono etnie perfettamente integrate nel tessuto sociale della città, quando diciamo “prima i leccesi” ci riferiamo anche a loro. Abbiamo già incontrato, ad esempio, i rappresentanti della comunità pachistana, una delle più numerose a Lecce, e sono tra i primi a manifestare preoccupazione per la situazione creatasi da tempo in via Duca degli Abruzzi e, in generale, nelle vie limitrofe alla stazione. La questione sicurezza esiste, e non è un’arma elettorale ma una delle priorità da risolvere per rendere Lecce una città accogliente. Non serve essere italiani, o fascisti, per vedere quanto accade di notte in certi rioni: le risse, le molestie, gli ubriachi, o lo sfruttamento a cielo aperto delle giovani donne costrette a prostituirsi. Ci sono conflitti etnici ultradecennali in varie parti del mondo, non crediamo si annullino miracolosamente nella nostra città, a maggior ragione in condizioni sociali ed economiche estreme. A Lecce e in provincia ci sono persone che stanno costruendo imperi economici privati, sfruttando i finanziamenti destinati all’accoglienza: si accenda un faro su queste situazioni, piuttosto che parlare sempre e a sproposito di razzismo e xenofobia, visto che alla mole dei  soldi erogati non corrisponde l’adeguata qualità del sistema di accoglienza previsto.

Sei il candidato più giovane. C’è un tema che più ti è caro? E quali proposte concrete per affrontarlo?

Sicuramente il diritto alla casa, che non deve essere un tugurio umido e fatiscente ma un’abitazione degna. Il primo passo sarebbe creare un tavolo di lavoro con Arca Sud e Aqp, per intervenire sulle emergenze attuali che riguardano principalmente insolvenze, sospensione delle forniture e rinegoziazione dei canoni. Ovviamente, da amministratori, interverremo direttamente sulle case popolari del Comune, abitate da decine di disoccupati che andremo a censire per individuarne le singole competenze. L’idea è di permettere agli inquilini di assolvere al canone mensile anche attraverso lavori di riqualifica delle stesse palazzine, il tutto monitorato dai tecnici del Comune. Come proposta a lungo termine, invece, chiederemo un incontro con la Regione Puglia per avviare l’iter per la creazione dell’Ente per il Mutuo Sociale.

Da chi sarà composta la vostra lista? Mi tracci un profilo?

Da militanti di CasaPound e da persone con le quali interagiamo da anni. Non abbiamo cercato il deus ex machina, i candidati con il “pacchetto voti”: crediamo nelle nostre idee e nel nostro programma e ci affidiamo a chi ogni giorno lavora per realizzarlo.

Tutti corrono per vincere, o sperano di vincere. Ma, in caso di ballottaggio, ne passano due. Avete discusso di un eventuale appoggio o ve ne disinteresserete?

Ci hanno contattati prima delle elezioni, lo faranno anche in caso di un ballottaggio che non dovesse vederci protagonisti. La porta è aperta a tutti, senza alcuna preclusione, a condizione che si discuta di programmi concreti e ci sia la convergenza sui temi fondamentali. In caso contrario andremo avanti per la nostra strada, si può fare tanto anche fuori dal Palazzo, e lo abbiamo dimostrato in questi anni.

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