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Primarie, Stefàno avverte: “I pugliesi vogliono risposte concrete, il resto è folklore”

Il senatore di Sel è in corsa, come Emiliano e Minervini, per le consultazioni del 30 novembre che designeranno il candidato del centrosinistra regionale: "Si cercano escamotage per occupare le pagine dei giornali. Vado avanti per la mia strada"

Dario Stefano.

LECCE – Nel percorso di avvicinamento alle primarie del centrosinistra, dopo l’intervista a Guglielmo Minervini, pubblicata domenica, tocca oggi a Dario Stefano rispondere alle domande di LeccePrima. Il senatore eletto con Sinistra, Ecologia e Libertà, già assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ha lanciato per primo la sfida a Michele Emiliano, segretario regionale del Pd.

Dopo due mandati con Vendola, era necessario un cambio di marcia per rilanciare l’azione del centrosinistra. Da quali priorità si riparte?

Le primarie ci danno l’occasione per pensare ad un’idea aggiornata di governo della Puglia, sapendo che non partiamo da zero, ma dalle tante cose buone fatte, tanto da essere prese come modello di riferimento in contesti nazionali e internazionali.  Facciamo un’analisi che sia obiettiva del passato e guardiamo avanti, al futuro: confronto continuo e innovazione ci parlano di un modello di governo che in questi dieci anni ha prodotto risultati tangibili.  Partiamo da lì. Lavoro, ambiente e cultura sono i punti forti con cui reinventarci il futuro. Affrontando con coraggio e determinazione gli errori e i ritardi commessi, ma è indubbio che il percorso fatto in questi anni ci può permettere adesso di guardare ancora più lontano. Di questo parleremo il 19 al Cus di Bari,  in questo grande incontro ‘Da qui in avanti’, che sarà una sorta di start up delle nostre primarie. Finora abbiamo scaldato i motori.

La campagna per le primarie è in fase di riscaldamento, ma non sono già mancati gli attriti. C’è ancora spazio, tra i personalismi, per i contenuti e le proposte alternative per l’elettorato?

Io me lo auguro.  In realtà vedo che si cercano continui escamotage pur di occupare le prime pagine dei giornali. Io sono interessato ad altro e vado avanti per la mia strada: le primarie per me sono occasione di elaborazione spinta di contenuti, di un confronto eccezionale che accende motivazioni ed entusiasmo. Queste non sono le primarie interne al Pd, come ancora qualcuno prova a spacciare, ma primarie di coalizione che servono a scegliere il candidato che può rappresentare tutto il centrosinistra. I pugliesi sono più che consapevoli di quanto sia importante un passaggio come questo. Gli elettori daranno fiducia a chi ha un’idea chiara e realistica della Puglia del 2020, a chi è più credibile nell’offrire risposte concrete ai problemi dei cittadini e dei territori, affrontando anche le questioni più spinose come Tap, Ilva, Cerano, sanità. Il resto è simpatico folklore.

Mentre il Pd appare incartato sulla questione delle firme, come si compatta il mondo della sinistra pugliese che nei suoi confronti, diciamola tutta, è sempre stato almeno in parte diffidente?

Io chiedo di essere giudicato non sulla base di una tessera ma per le cose che ho fatto. Sono sempre stato accanto a Vendola sin dal 2005: questo mi ha permesso di crescere e maturare ma anche di praticare quella ‘contaminazione’ di sensibilità e mondi che è stata fonte di arricchimento reciproco. E in questa esperienza ho dimostrato capacità e risolutezza con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, sia nell’attività in giunta che in quella parlamentare.  Sono grato a Sel e a Nichi per il sostegno alla mia candidatura. È un sentimento genuino e reciproco. Certo, io non sono Vendola ma quando il rapporto è autentico, poi di strada se ne fa tanta insieme.     

Anche il centrodestra ha scelto di fare le primarie. Che idea si è fatto dello schieramento avversario in questo momento?

La Puglia ha un feeling particolare con le primarie, le abbiamo sperimentate noi per la prima volta nel 2005. Quindi mi fa piacere riscontrare la stessa volontà anche dall'altra parte. Mi sembra meritevole il tentativo di dar vita a un confronto democratico, di provare ad inibire le imposizioni tipiche di una gestione padronale. È il loro primo test, aspettiamo di vedere cosa succede.  

Il principale sponsor del gasdotto Tap in questo momento appare il governo. Cosa può e deve fare la Regione, adesso?

La Puglia ha detto no alla Tap a San Foca, un no forte anche dal parere negativo del ministero dei Beni culturali. Insomma, le obiezioni espresse dalla comunità salentina, e fatte proprie dalla giunta regionale, non erano costruite su pregiudizi ma su motivazioni concrete. Certo la scelta è in capo a Roma: il presidente Renzi ha più volte definito strategico il gasdotto nel Salento, anche dinanzi all’altissima valenza paesaggistica e naturale di un’area che nel turismo e nello sviluppo sostenibile ha il proprio futuro. Io spero ancora che così come previsto dalle norme l’atto conclusivo del procedimento sia adottato d’intesa con la Regione nel rispetto dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione. Ma l’ultima parola spetterà a Roma.

Darioascolta-2 La xylella mette all’angolo uno dei comparti di forza della produzione regionale, che lei conosce bene. E ha già prodotto seri danni. Come se ne esce?

Ne veniamo fuori se  diviene oggetto di studio da parte di tutta la comunità scientifica, nessuno escluso. Questo non vuol dire trascurare le pratiche naturali adottate in singole zone e i risultati ottenuti da esse. Al ministro abbiamo fatto delle richieste precise che, come si evince dalle indicazioni del Mipaaf, sono state accolte. La xylella viene affrontato ora come un problema nazionale, è stato istituito un comitato scientifico e sono stati chiesti ulteriori stanziamenti per la legge di Stabilità. E soprattutto: lo sradicamento delle piante sarà l'ultima delle soluzioni. Prima dovranno essere vagliate tutte le ipotesi possibili per curare gli ulivi e rigenerare le colture.

Per uno come me che, non solo per l’esperienza assessorile, considera l’agricoltura asset strategico per il rilancio del territorio, è difficile anche solo immaginare che qualcuno possa strappare un solo albero. Qui per noi l’ulivo è veramente tutto: la nostra storia, la nostra cultura, il nostro paesaggio, la nostra economia.  

Nonostante programmi regionali azzeccati, molti dei nostri giovani, e spesso i migliori, non trovano spazio in Puglia. Ha un’idea di come si possa riportare a casa questo immenso patrimonio?

Le politiche regionali giovanili hanno avuto il merito di considerare i giovani non più target dell’intervento pubblico ma una risorsa, gli attori stessi di un protagonismo nuovo che ha riacceso creatività e messo in luce talenti.  Ora ci resta da fare il passo qualificante: connettere queste esperienze con il mondo vero del  lavoro, con l’obiettivo di renderle terreno di vera occupazione, fonte di reddito, prospettiva di vita. Ho un’idea che mi frulla per la testa: trasformare in risorsa quegli scheletri giurassici abbandonati nelle tante aree industriali della Puglia, i capannoni simbolo di politiche industriali nazionali che non hanno funzionato ma anche di settori che hanno perso la capacità di competere sul mercato. Penso ad insediamenti produttivi hi-tech, incubatori tecnologici, centri di formazione specializzata: vorrei che quelle aree diventassero oasi di nuove opportunità per un ritorno dei giovani talenti in Puglia ma anche per la riconversione della manodopera specializzata che a causa della crisi ha perso il lavoro. Ma di questo e di altre idee ne parleremo tutti insieme il 19 a Bari.

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