Salvemini: "Stop alle nuove licenze per il food in centro, sì ai negozi di vicinato"

Il candidato sostenuto da Lecce Città Pubblica e altre quattro liste risponde alle dieci domande di LeccePrima. Al voto mancano tre giorni

Carlo Salvemini nel rione San Pio.

LECCE - Tocca oggi a Carlo Salvemini rispondere alle dieci domande di LeccePrima a chiusura della campagna elettorale. Il candidato sindaco sostenuto da Lecce Città Pubblica, Una Buona Storia per Lecce, Idea per Lecce, La Puglia in Più e Pd, terrà il suo comizio conclusivo domani sera alle 20 in piazza Sant'Oronzo.

La campagna elettorale obbliga a battere la città palmo a palmo. Quali sensazioni personali ne ha ricavato e quali esigenze collettive le pare di aver raccolto?

Dall’inizio della campagna elettorale ho percorso a piedi quasi ogni strada della città. Sono entrato quasi in ogni negozio che ho trovato sul mio cammino. Quello che ho potuto apprezzare è quanto le attività commerciali siano importanti per la città. Sono l’anima delle strade, presidi di comunità, rappresentano un patrimonio di memoria, di socialità, sono dei naturali osservatori sulle esigenze dei quartieri, sui problemi che i cittadini affrontano nella quotidianità del loro rapporto con lo spazio pubblico. Perciò è necessario fermare l’espansione dei centri commerciali, che hanno fatto abbassare troppe saracinesche nelle nostre strade, e tutelare gli esercizi di vicinato. Un’altra esigenza che ho colto riguarda la richiesta delle persone di avere luoghi di discussione e risoluzione dei problemi legati al proprio vicinato: per questo ho proposto di introdurre i comitati di quartiere nello Statuto comunale.

Alla luce di quanto sopra, c’è qualche iniziativa che aggiungerebbe alla sua agenda politica? Si rimprovera qualcosa?

Ho fatto la campagna elettorale che volevo: strada per strada. Non so a quante persone ho stretto la mano, con quante persone ho conversato, quante storie ho ascoltato, quanti volti ho incrociato. Sono soddisfatto e appagato da questo contatto, ho visto accanto a me persone nuove che hanno accettato con entusiasmo, ogni giorno, di essere sulla strada tra un turno di lavoro e un impegno familiare. Non so se ho sbagliato qualcosa, di certo ora mi godo la bella sensazione che dà l’essere partiti con l’intenzione di dire qualcosa agli altri e ritrovarsi invece con un bagaglio di nuove conoscenze e consapevolezze da portare con sé delle quali i leccesi mi hanno fatto dono.

La diffidenza nei confronti della classe politica è un fatto nazionale, e non solo. Si avverte anche in una dimensione di prossimità, quale quella delle amministrative, questa distanza?

Sì, si avverte. Ma ci si accorge in fretta, andando per strada, che per superare quella distanza è sufficiente che chi fa politica abbia la disponibilità a mettersi in discussione, ad entrare in luogo dove nessuno è tenuto a conoscerti e dire ‘buongiorno’ ad alta voce. E cominciare a parlare. Ti accorgi allora che spesso bastano cinque minuti di dialogo per rompere la diffidenza e scoprire invece che i cittadini conservano nella stragrande maggioranza dei casi la consapevolezza che la politica è l’unico strumento che abbiamo per migliorare le cose.

La domanda sulle priorità nei primi cento giorni di governo è scontata. Poniamo allora la questione degli atti dell’amministrazione uscente che ritiene dannosi o insufficienti o comunque migliorabili.

Su tutti direi che la mancata adozione del Pug e le gravi insufficienze nella progettazione che hanno determinato questo fallimento. Questa vicenda rappresenta bene l’incapacità dell’amministrazione uscente di indicare alla città una direzione, di esprimere una visione della Lecce futura. C’è poi il paradosso delle marine: oggi chi si pone in continuità con questi vent’anni di nulla, fa della sua bandiera in campagna elettorale proprio il loro rilancio. Se io fossi un amministratore uscente di centrodestra non avrei il coraggio di presentarmi a San Cataldo, Frigole, Torre Chianca, Spiaggiabella, Torre Rinalda: sono luoghi dove non sono stati capaci di assicurare neanche la fognatura bianca e nera. Ma potrei continuare citando la gravissima mancanza rappresentata dal non aver risolto l’emergenza casa in città: ci sono anziani, famiglie, giovani coppie alle quali non si è voluto dare una risposta e che vivono in attesa di nuovi alloggi e di una nuova graduatoria. O le politiche sullo sport: neanche un nuovo impianto sportivo in vent’anni e il degrado di quelli esistenti.

Emergenza abitativa: Salvini ha auspicato, proprio qui a Lecce, che si dia la priorità ai residenti da un decennio. Cosa ne pensa al proposito?

Mi sembra un falso problema. I residenti, di qualsiasi origine, a Lecce sono gli unici a poter chiedere un alloggio popolare. Il problema casomai è che non ci sono sufficienti alloggi popolari: per questo ho proposto che ogni nuova espansione o riqualificazione di significative volumetrie preveda per progetto una quota percentuale di alloggi sociali.

Trasporti: il filobus si smonta o si rende più efficiente?

Il filobus rappresenta un danno permanente per la città e va rimosso. Ogni anno ci costa 1,2 milioni di euro per girare vuoto sulle stesse linee che prima erano coperte da semplici bus a metano. Rimuoverlo costa tra i 3 e i 4 milioni e, come ho documentato, non ci sono penali da pagare. La sua rimozione è un investimento necessario che la città deve fare proprio per rilanciare il trasporto pubblico in città.

Chi progettò il filobus scrisse che sarebbero stati necessari 15mila passeggeri al giorno per renderlo sostenibile per le casse comunali: oggi sul filobus salgono poco più di 600 persone al giorno. Gli esperti ci dicono che opere di quelle dimensioni sono sostenibili in città di media grandezza, tra i 400 e 600mila abitanti e anche lì per funzionare devono essere collegate con i comuni limitrofi e servire la stazione ferroviaria. Queste condizioni a Lecce non sussistono. Particolare di una certa importanza è poi il fatto che il percorso che portò alla costruzione di quest’opera è oggetto di un processo con ipotesi di reato quali la truffa e presunte tangenti per circa 600mila euro. Per me è un’opera indifendibile.

Il litorale resta la terra delle promesse troppo spesso mancate, che però si rinnovano a ogni scadenza elettorale. Perché stavolta dovrebbe essere diverso?

Come ho già detto, fossi un amministratore di centrodestra non avrei il coraggio di presentarmi nelle marine a parlare di “rilancio”. Io credo che sia evidente a tutti la ricchezza paesaggistica, ambientale, naturalistica e poi turistica che la costa leccese rappresenta. Dobbiamo prendercene cura mettendo a punto un Piano delle Coste che ci consenta di garantire accessi al mare ogni 150 metri, di combattere l’erosione costiera, di progettare parcheggi per le auto e percorsi naturalistici a piedi e in biciletta. Ho voluto pormi un obiettivo: candidare Lecce nel 2022 a Bandiera Blu d’Europa. Questo significa realizzare il Piano delle Coste, lavorare sulla qualità delle acque, sulla pulizia delle spiagge e sull’efficienza dei servizi pubblici per turisti e residenti. Un obiettivo impegnativo in una zona della città dove il centrodestra non è riuscito a garantire neanche la fogna bianca e nera. Sono convinto che lavorando con impegno riusciremo a realizzarlo. 

Anziani e bambini, due fasce di popolazione di cui la città non sembra particolarmente amica. Come invertire la rotta, realisticamente?

Riqualificando lo spazio pubblico. Sembra una enunciazione di principio ma non lo è. I bambini e gli anziani sono i principali fruitori dello spazio pubblico e sono coloro che soffrono di più quando un parco, un marciapiede, una piazzetta, una pista ciclabile sono dissestati. Per insegnare ad andare in bicicletta a mio figlio sono dovuto andare ai margini della città, cercare col lanternino un luogo dove non corresse il pericolo di essere investito. Per gli anziani c’è poi il grande tema del trasporto pubblico: interi quartieri della città o non sono serviti dal trasporto pubblico o lo sono con una frequenza oraria insufficiente. Gli anziani sono spesso costretti a dipendere dall’automobile per ogni spostamento. Viviamo in una città in cui è considerato strano usare il trasporto pubblico per recarsi all’ospedale, alla stazione o in centro. Ci hanno convinto che queste assurdità sono la normalità. Per questo dico che investire sui servizi pubblici e sulla loro efficienza è una grande operazione di inclusione, perché i servizi pubblici sono diritti di cittadinanza. Quando non funzionano le fasce della popolazione più deboli soffrono una condizione di ingiustizia intollerabile.

Lecce non è solo centro storico, ma lì vi è un problema di delicato equilibrio tra movida e residenti. Come se lo immagina sotto la sua azione di governo?

In questi anni la movida è stata una bella suggestione, ha attratto investimenti privati, ma ha penalizzato la qualità della vita. Il Pug di Perrone e Martini prevedeva la totale liberalizzazione delle licenze nel centro storico. Questo significa che la già abbondante offerta di locali “food” avrebbe subito un ulteriore incremento. Io invece penso che, con gli strumenti che la legge mette a disposizione dei sindaci, possiamo provare a valorizzare il patrimonio immateriale del centro storico. Diremo stop alle licenze per la somministrazione di cibo e bevande in quel quartiere e favoriremo i negozi di vicinato, le botteghe artigianali, le piccole attività commerciali, che consentono alle strade di vivere anche di giorno e non solo di notte.

La città con gli anni prende consapevolezza del suo potenziale in termini di capacità di attrarre visitatori. Eppure per aprire le chiese o dare continuità alle attività nei poli culturali si fa ancora una gran fatica. Come mettere finalmente a sistema cultura, turismo e divertimento?

Cultura, turismo e divertimento sono tre pianeti che possono incrociare la loro orbita, ma restano settori di intervento che necessitano ciascuno di specifiche politiche. Quando parlo di cultura io non intendo solo l’apertura dei monumenti ai turisti, ma il complessivo lavoro che il Comune svolge per incrementare l’accesso dei propri cittadini ai libri, alle arti e a tutte le attività che rendono la vita più piena e soddisfacente. Quando parliamo di turismo parliamo della qualità complessiva dei servizi pubblici e in particolare di quelli rivolti a chi visita la città. Le città d’arte italiane che più sono riuscite ad affermarsi nel panorama turistico mondiale sono quelle nelle quali più alta è la qualità della vita dei residenti: per questo Lecce, oltre a promuoversi, deve lavorare molto su se stessa, incrementando i percorsi turistici al di là del quadrilatero del centro storico. A questo proposito abbiamo Rudiae e i teatri e anfiteatri antichi  e moderni da valorizzare. Le cave, da Marco Vito a Borgo San Nicola alla Foresta Urbana di via San Cesario. Lavoreremo poi sulle Mura Urbiche e su tutta l’area nord della città, fino al cimitero monumentale e alla Torre di Belloluogo. Sul divertimento credo dovremo sforzarci di offrire qualcosa in più di un cartellone di eventi, come è stato fatto finora: io vorrei creare le condizioni perché il potenziale espresso dagli artisti leccesi, dalle tante persone di teatro e di cultura, dalle associazioni culturali e dai circoli privati che sono in grado di mettere a punto una propria offerta culturale, venga messo a frutto in maniera migliore, per consentire a tutta la città di beneficiare di quel fermento che finora è rimasto sotto la cenere. 

Quartiere Stadio-2

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