Reddito di cittadinanza e voto di scambio, politica e migranti. Parla Luigi Di Maio

A Lecce il vice presidente della Camera, considerato il candidato premier del M5S. Sulla legge elettorale stop al modello tedesco rilanciato da Silvio Berlusconi. Alla zona 167 al fianco di Fabio Valente

Luigi Di Maio e Fabio Valente.

LECCE – Il vice presidente della Camera dei Deputati e candidato premier in pectore del M5S, Luigi Di Maio, è arrivato nel Salento per una iniziativa a sostegno di Fabio Valente, aspirante primo cittadino.

Prima di incontrare i cittadini e gli attivisti presso il parco Melissa Bassi (Trax Road) alla zona 167, Di Maio si è fermato a San Cataldo dove è stata realizzata l’intervista che segue.

Legge elettorale, Berlusconi rilancia col modello tedesco e il voto già in autunno. Voi siete attestati sul cosiddetto “Italicum”, con qualche correzione, che ne pensate di questa proposta?

"Il modello tedesco è quello in cui i partiti principali si sfidano in campagna elettorale e poi si mettono d’accordo dopo e fanno l’inciucio. Non voglio paragonare il Pd e Forza Italia alla Spd o al Ppe altrimenti mi querelano, ma il tema fondamentale è che si basa su una grande coalizione: torneremo cioè a un governo sostenuto da Berlusconi e da Renzi. Questo non è auspicabile, bisogna tornare presto alle urne ma con una legge che garantisca a chi prende un certo numero di voti, a chi è la prima forza politica, di prendere la maggioranza in Parlamento. Massima disponibilità a modificare l’Italicum ma se dobbiamo tornare punto e a capo, avremo un paese di nuovo bloccato poi è chiaro Berlusconi e Renzi provano a tenere il M5S lontano dal governo e il modello tedesco così come il “Rosatellum” sono tutti escamotage".

Questa è un terra che conosce i flussi migratori da circa venti anni, seppur il volume sia residuale rispetto a quello del Canale di Sicilia. Il tema è attuale, le difficoltà tante. Ma quando un essere umano è in mare, cosa si fa in quel momento, indipendentemente dalle ragioni che lo hanno spinto a partire e dalle condizioni politiche del paese dove si cerca di arrivare?

"La prima cosa che bisogna fare è evitare che partano. La verità è che l’unica rotta per accedere in Europa è quella del Mediterraneo che va chiusa stabilizzando la situazione in Libia e facendo accordi con i paesi immediatamente confinanti, altrimenti noi non ne usciremo mai: qui non arrivano libici, ma persone dall’Africa Subsahariana che passano dalla Libia. L’82 per cento per cento degli immigrati passa dall’Italia e c’è un muro ai nostri confini, che non vediamo e che è il regolamento di Dublino, che ci dice che siccome hanno messo piede in Italia dobbiamo prenderceli tutti noi e sobbarcarcene tutta la gestione. Quando di mezzo ci sono le persone fa vomitare il fatto che ci siano sul territorio dinamiche politiche ed economiche che fanno business sul fenomeno. Questo business va fermato escludendo le cooperative e gli alberghi che stanno facendo fortuna sull’immigrazione ma che non solo in regola, ma per questo ci vorrebbero le ispezioni che in questi anni non sono state fatte dal ministro Alfano e non si fanno nemmeno i rimpatri, perché altrimenti il business si fermerebbe".

Tra poco una iniziativa in quartiere popolare, il più grande della città, dove le preoccupazioni per le pratiche clientelari di condizionamento del voto sono all’ordine del giorno, come in molte città del Sud. Come si affronta il tema del potere che nemmeno il voto di protesta riesce a rovesciare?

"È un problema che oramai riguarda tutto il Paese, le inchieste che coinvolgono esponenti politici per esempio in rapporti con la ‘ndrangheta ci sono anche al Nord. È una questione in parte di organizzazioni criminali che dispongono di risorse enormi che utilizzano per comprare politici e in parte di disperazione e di miseria delle persone che vengono sfruttate dalla politica locale con promesse o con voti acquistati. Nemmeno questa è più una prerogativa del Mezzogiorno perché anche in zone del Nord abbiamo livelli di disoccupazione sopra la media nazionale, soprattutto quella giovanile. La risposta è il il reddito di cittadinanza perché se eliminiamo la miseria eliminiamo anche il voto di scambio".

L’Istat, a proposito di reddito di cittadinanza, ha stimato una copertura di quasi 20 miliardi di euro. Da dove prendere tutte queste risorse?

"Noi abbiamo calcolato circa 17 miliardi, di cui 14,4 per erogare il reddito e poco meno di 3 per riformare i centri per l’impiego. Abbiamo individuato tutte le voci di spesa, abbiamo una legge pronta per essere approvata dove ci sono tutte le coperture con il taglio delle spese più odiate dagli italiani e amate invece dalla politica: i grandi sprechi, i privilegi, le mancate tassazioni che favoriscono l’ingiustizia sociale, quella sul gioco d’azzardo, sull’estrazione degli idrocarburi, sui concessionari autostradali. I 17 miliardi di euro si recuperano anche perché in questi anni mentre ci dicevano che questi soldi non c’erano, ne hanno spesi 20 per il Jobs Act, altri 10 per gli 80 euro in busta paga, poi ne hanno trovati altri 20 per le banche. E’ un problema di volontà politica, non di soldi: fare il reddito di cittadinanza significa, come detto, eliminare il voto di scambio e questo farebbe morire i principali partiti italiani".

Rapporto con l’informazione. Non siete andati per il sottile in questi anni nei confronti della categoria dei giornalisti, però forse non sono proprio tutti così male, considerando anche le condizioni di precariato in cui molti oramai lavorano.

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"Diciamo che il rapporto col giornalismo va ad alti e bassi. Quando reagisce per proteggere chi ha commesso un’ingiustizia o un errore, secondo me a quel punto si innesca la dinamica noi contro di voi: in realtà ci sono bravi giornalisti, bravi giornalisti che sbagliano in buona fede e poi ci sono quelli che non verificano le notizie e a volte se le inventano anche, quelli io li querelo e li segnalo all’ordine dei giornalisti. Se mi avessero chiesto scusa, io per esempio non li avrei nemmeno querelati. Il vero problema oggi è che la maggior parte dei media non hanno editori puri, ma con interessi economici e quegli interessi sul territorio come le centrali energetiche, gli inceneritori, le discariche inquinano la bontà dell’azione giornalistica e dell’editoria".

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