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Diritti umani tra caporalato, profitto e complicità: “Costruire una superprocura”

Intervista a Leonardo Palmisano, con Yvan Sagnet autore di "Ghetto Italia". Perché la questione drammatica del caporalato si ripresenta come fosse la prima volta?

Rifugi di fortuna nei dintorni di Nardò, aprile 2016

LECCE – Nel bel mezzo del Salento, come in altre zone agricole d’Italia, c’è una drammatica questione irrisolta che si ripresenta puntualmente e che coglie le istituzioni sempre di sorpresa, come se fosse la prima volta.

Ma il caporalato ha radici antiche ed è quasi un dato antropologico di un Mezzogiorno dove la moderna logica del profitto si è saldata con ancestrali fenomeni di soggiogamento e sfruttamento, producendo una miscela che fa strage non solo di una condizione lavorativa dignitosa, ma anche della tenuta dei diritti umani più elementari. E il caporalato finisce per essere solo un anello di una catena più complessa.

Per raccontare quello che accade, anche e soprattutto quando i riflettori dei media si sono spenti, Leonardo Palmisano, al quale abbiamo qui rivolto alcune domande, e Yvan Sagnet (intervistato da LeccePrima nei primi giorni di maggio) hanno percorso in lungo e in largo l’Italia e alla fine hanno scritto un libro denuncia, Ghetto Italia, edito da Fandango .

Il disegno di legge già licenziato dal governo in tema di caporalto rappresenta un passo in avanti o è un’arma spuntata?

Difficile parlare di passi in avanti quando il testo unico è in discussione al senato da un bel pezzo. Direi, piuttosto, che in materia di schiavitù l’Italia dovrebbe fare molto di più, non limitandosi a degli enunciati, ma costruendo un apparato contro il caporalato, una superprocura, magari, che individui il male dove c’è e lo sradichi dal sistema produttivo.

La Regione Piemonte ha approvato una legge con la quale agevola e sostiene le aziende agricole nella predisposizione degli alloggi per gli stagionali. I ghetti si chiudono solo così o è un problema più complesso?

I ghetti si chiudono anche così. Il Piemonte fa una legge e fa benissimo. Ora vedremo se le aziende aderiranno alla campagna piemontese e cosa faranno le associazioni datoriali. I ghetti non si chiudono, ma si spengono da soli dove c’è contratto garantito e salario pieno. Questo chiedono legittimamente i lavoratori e le lavoratrici.

Il ghetto di Nardò, dove nel 2011 Yvan Sagnet, promosse il primo sciopero dei braccianti, è sempre lì a testimoniare l’incapacità di fondo di dare una risposta degna in tempi accettabili. E’ tutta colpa della politica? Quali sono i meccanismi più perversi di questa filiera?

A Nardò la politica locale ha grosse responsabilità e dovrebbe pulirsi di certe vicinanze al sistema criminale dei caporali salentini. I meccanismi sono classici e molto noti. I caporali sono dentro il sistema imprenditoriale e dentro quello politico salentino, eleggono i loro rappresentanti e questi ricambiano il favore innalzando dei muri contro qualunque posizione effettivamente anticrimine.

Il tema dello sfruttamento è connaturato all’era della precarietà. Come si è modificato negli ultimi anni il mercato del lavoro?

Il mercato non esiste se non nelle astrazioni degli economisti, le cui ricette sono state tutte o quasi prese a schiaffi dalla crisi. Il lavoro è diventato uno strumento per arricchire le mafie, per lavare denaro sporco con le agenzie interinali, per ricattare le donne. È un’arma di ricatto, più che un diritto. Questo fa dell’Italia un Paese pieno di nuovi schiavi e di vecchi padroni.

La proliferazione dei voucher è stata così spropositata che nei giorni scorsi è stato introdotto dal governo l’obbligo della tracciabilità. Ma come si inverte la rotta nelle politiche del lavoro di questo paese?

Cambiando il governo del lavoro, riequilibrando i rapporti di forza tra lavoratori e imprese, producendo lavoro sano, magari comunitario, cooperativo e allevando una nuova classe di imprenditori. Quella attuale è inadeguata al rispetto dei diritti umani, per questo il Paese non ce la fa.

E’ di recente nata una cooperativa editoriale, “Radici future”, di cui sei presidente. Quali sono gli ambiti d’azione e quali gli obiettivi?

Lavoriamo per produrre libri, e-book, un magazine, che si chiama radicifuturemagazine.it, formazione e distribuzione, applicazioni e comunicazione, video e fiction. Siamo una specie di gruppo editoriale dentro il sistema cooperativo, perché pensiamo che si debba cominciare dalle grandi cose senza mai tralasciare le piccole. Il senso di appartenenza che ci accomuna è la misura del nostro impegno e del nostro successo.

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