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Interessi, regole, visioni: la complessa sfida del Piano urbanistico generale

È lo strumento di pianificazione che determina lo sviluppo di una città, ma anche l'eredità più importante di una classe dirigente. Partiti e imprenditori hanno sempre voluto metterci le mani su. Ma come sarà Lecce tra pochi decenni? Intervista all'assessora Rita Miglietta

LECCE - Una volta si chiamava Piano regolatore, oggi invece Piano Urbanistico Generale (Il Pug). La sostanza non cambia: si tratta del provvedimento di pianificazione più importante perché disegna le direttrici dello sviluppo di un territorio urbano per alcuni decenni a venire, vincolando a una determinata visione di futuro tutte quelle scelte che determinano l'espansione e il cambiamento di una città. 

Il Pug è quindi un traguardo ambizioso e una sfida complessa, per vincere la quale si deve attraversare un complesso limbo di interessi e condizionamenti che hanno fatto le fortune (e le sfortune) di politici e imprenditori. Non è un caso, infatti, se alcune zone di Lecce, nel gergo della gente comune, vengono associate al nome di assessori e politici del passato: la spartizione delle influenze si rifletteva sulla divisione dei lotti, come fosse una torta. Tu mi fai costruire su quei suoli, io ti garantisco voti. Come governare questo processo fa la differenza tra una classe politica che guarda prima al consenso e a "sistemare" gli interessi proprio e degli amici (clientes, dicevano i latini) e una che antempone un orizzonte di interesse generale, i cui frutti si possono cogliere nel migliore dei casi soltanto diversi anni dopo.

L'attuale amministrazione comunale, riprendendo un percorso appena abbozzato da quella precedente e interrotto nel 2017 per mancanza di alcuni passaggi amministrativi e autorizzativi necessari, ha fatto ripartire l'iter del Pug con l'obiettivo di concluderlo entro il 2023. Delle scorse ore è la notizia che l'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionale ha adottato la proposta di modifica al Piano stralcio per l'assetto idrogeologico e geomorfologico del territorio comunale. Sono cose tecniche, ma fondamentali per costruire lo sviluppo di una città su "fondamenta" solide. 

La sfida del nuovo Pug è ora nelle mani di Rita Miglietta, architetto e assessora della squadra di governo di Carlo Salvemini. Con lei - nella foto, sotto - abbiamo realizzato questa intervista.

Con l’approvazione dell’atto di indirizzo è ripartito l’iter per arrivare all’approvazione del Pug. Per il sindaco è un obiettivo del mandato, ma ci vorrà un calendario molto rigoroso per farcela. Siete fiduciosi di farcela?

“Sì. Il Pug non parte da zero, riprendiamo un processo già avviato che completeremo entro la consiliatura. Questa sarà la consiliatura del nuovo Pug della città. Con la delibera abbiamo delineato un quadro di lavoro preciso: partiamo dai temi da approfondire e dagli obiettivi da raggiungere, anche sulla base delle diverse programmazioni che l’amministrazione ha già in atto (Piano Coste, Piano urbano della mobilità sostenibile, programmi complessi) e stabiliamo un cronoprogramma scandito in cinque fasi che ci consentirà di arrivare alla meta. Faremo approfondimenti su specifici tavoli tematici, ad esempio sulla dimensione di area vasta della città, realizzeremo il programma partecipativo coinvolgendo la comunità, ci confronteremo con la Soprintendenza e la Regione, affronteremo una discussione politica inclusiva. È un cronoprogramma che il sindaco ha voluto accompagnasse la delibera per maggiore trasparenza e condivisione e per definire con certezza le tappe e i tempi di lavoro, responsabilizzando tutti, amministrazione e tecnici. È un percorso complesso che presenta non poche difficoltà rispetto al passato, ma è una sfida che la città è pronta a vincere”.

Si parla di nuovo Pug dai primi anni del Duemila. L’incompletezza della documentazione preliminare ha azzoppato il tentativo della giunta Perrone. Quali aspetti di novità sono emersi dagli studi idrogeomorfologici e come incideranno sulla strategia del Pug?

“Abbiamo colmato un grande vuoto, ma finalmente abbiamo il quadro conoscitivo idrogeomorfologico della città, verificato e condiviso dall'Autorità di Bacino. Quello che è mancato nel 2017. Oggi Lecce è adeguatamente rappresentata in tutta la sua ricchezza paesaggistica, di cui fanno parte cavità, depressioni di compluvio delle acque meteoriche, cave, scavi, grotte, aree paludose, aree vulnerabili agli allagamenti e al dissesto prima non adeguatamente considerate. Gli impatti di questi nuovi elementi conoscitivi sono rilevanti soprattutto sulla costa. Per intenderci, se queste aree fossero state censite 30 anni fa, e si fosse agito di conseguenza, oggi avremmo meno problemi di dissesto, allagamenti e conflitti tra costruzioni cresciute in assenza di pianificazione e fenomeni naturali. Era un lavoro necessario, di maturazione del piano, che orienterà le trasformazioni della città in modo più consapevole, anche per adattarci meglio ai cambiamenti climatici, in termini di maggiore flessibilità ed efficienza, oltre che di sicurezza e sostenibilità del territorio. Questi studi rappresentano un grande potenziale per intercettare finanziamenti per riqualificare le aree più fragili dal punto di vista idrogeomorfologico e allargare la fruizione turistica del territorio. Ad esempio, gli studi redatti dal consulente geologo Stefano Margiotta hanno fatto emergere 23 frantoi e importanti geositi come le cave. Siti di cui non c'era traccia sulle carte e che rappresentano invece beni paesaggistici a tutti gli effetti”.

Intanto è stato fatto un passo in avanti, con la delibera sui cambi d’uso per le attività commerciali nel centro storico che ha incassato anche un giudizio positivo da parte di Confcommercio: come si immagina lei il centro storico quando questo provvedimento avrà prodotto i suoi effetti? Non si rischia una proliferazione della tipologia food con ulteriori pressioni sul cuore antico della città?

“Con la delibera abbiamo rafforzato la cogenza delle norme igienico-sanitare nel commercio del food, a tutela di tutti: residenti, esercenti, turisti e clienti. Norme poco chiare o contrastanti avevano visto soccombere il Comune in numerosi pronunciamenti al Tar. Abbiamo dunque fatto un passo avanti, anche a tutela della leale concorrenza tra le imprese: ora ci sono regole chiare, uguali per tutti, per chi vuole investire nel centro storico. Inoltre, a chi non potrà adeguare il proprio locale agli standard igienico sanitari richiesti per fare somministrazione, è data la possibilità di rinnovarsi trasformandosi in negozio di vicinato, a beneficio della diversificazione commerciale. L’assessore Foresio sta lavorando al Piano del Commercio del centro storico che avrà tra gli obiettivi proprio la diversificazione dell'offerta commerciale, anche facendo un bilancio del numero di pubblici esercizi presenti e potenziali”.

Il centro storico, soprattutto con la bella stagione, diventa una polveriera: migliaia di persone, residenti talvolta “assediati”, anche in orari notturni. Gongolano i locali ma chi ci vive spesso subisce solo disagi. Quali misure avete in testa, anche prima dell’eventuale adozione del Pug ovviamente?

“Al momento stiamo monitorando a livello intersettoriale (Urbanistica, Attività produttive e Polizia locale) le attività commerciali che generano maggiore pressione. La pandemia spinge le città d’arte a ripensare i modelli di fruizione dei centri storici, messi a dura prova dalle misure di contrasto alla diffusione del virus. I quartieri antichi devono ripopolarsi di servizi di prossimità per i residenti, che devono poter fare la spesa e acquistare prodotti di prima necessità senza per forza uscire dal centro storico. Al nuovo Pug, in sinergia con il Piano del Commercio, spetta la sfida di salvaguardare la presenza dei residenti nel centro storico e al contempo garantire a tutti di poter fruire della città antica, valorizzandone la fruizione turistica sostenibile, tra beni monumentali e accoglienza. Serve un intervento integrato per residenza, accoglienza, commercio e artigianato di qualità, mobilità sostenibile - l'assessore De Matteis sta lavorando per ridurre la pressione delle auto sulla città antica - e cultura dai beni monumentali all’offerta di nuovi spazi, penso al rilancio del Must che è pronto a riaprire o all'avvio del nuovo spazio espositivo della Fondazione Biscozzi Rimbaud, che pongono l’arte, la cultura e la creatività come temi chiave fondanti del futuro della città storica”.

Un altro provvedimento adottato in giunta è il Piano delle Coste, prima della definitiva approvazione in consiglio comunale e del definitivo vaglio della Regione. Qual è il suo peso specifico rispetto al più generale Pug?

“È un peso specifico notevole, perché per noi la costa è il principale agente di sviluppo futuro della città. Il piano ha delineato una visione multifunzionale degli arenili, ha aggiunto agli usi balneari quelli naturalistici, culturali e sportivi. Accanto alle concessioni della tradizionale offerta balneare immaginiamo nuovi servizi che offrano alternative sostenibili per fruire il territorio delle marine, migliettarita-2scoprendo le torri costiere, i bacini, il Parco di Rauccio e i cinque Siti di Interesse Comunitario della rete europea Natura 2000 dislocati sul litorale. Abbiamo un patrimonio naturalistico di straordinaria ricchezza e importanza, da salvaguardare per essere più scoperto e valorizzato dalla crescente domanda di turismo sostenibile. La realizzazione del Piano delle coste è un modello che vogliamo replicare con il Piano Urbanistico perché fondato su studi, visioni, partecipazione. Grazie al Piano delle Coste sono state rilevate finalmente le forti criticità in termini di erosione costiera che riduce gli arenili, già notevolmente compressi da una edificazione selvaggia che ha sottratto spazi vitali al dinamismo proprio delle dune, riducendo la possibilità di sviluppo di una nuova offerta turistica. Gli usi degli arenili stabiliti dal Piano Coste orienteranno il Piano urbanistico sull'obiettivo di alleggerire la costa, offrendo possibilità di riconvertire gli edifici fatiscenti, ormai troppo vicini al mare, in spazi per servizi annessi alla balneazione, attrezzature sportive, piccoli servizi per il ristoro, nuovi sistemi della mobilità, creando nuove economie locali. Il Pug dovrà guadagnare spazio, insomma, per dare più profondità alla costa che deve entrare in contatto con le masserie per immaginare un’accoglienza turistica rurale vicina al mare, e poi campeggi e aree camper ecologiche”.

Nel processo di redazione del Pug, è stato assicurato, ci sarà uno spazio per la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse. In che forme verrà riempito?

“Il Piano dei quartieri previsto dalla delibera di indirizzo si farà carico di ridurre i divari tra diverse parti di città. È un lavoro impensabile senza il coinvolgimento delle comunità che li abitano. Lavoreremo ad un programma di lavoro che consenta a tutti di sentirsi parte del processo di Piano, con momenti specifici di scambio e condivisione su ogni quartiere della città, per captare esigenze e proposte, rigenerare gli spazi pubblici, potenziare i servizi e ragionare sulle trasformazioni possibili. Credo che la partecipazione non debba essere mera presenza, ma condivisione della responsabilità di definire i beni comuni della città: un parco, un centro sociale, una attrezzatura sportiva, una biblioteca, servizi per sostenere le giovani famiglie e gli anziani, e poi il miglioramento delle condizioni di accessibilità e spostamento tra diverse parti di Lecce. Su questi temi di interesse generale, di cui fanno parte anche gli investimenti sostenibili, tutti devono essere coinvolti, anche i portatori di interesse e in questi tre anni Lecce ha dimostrato di saper accogliere gli investimenti privati attorno alla condivisione di guadagni collettivi”.

Il consumo di suolo è stato finora una costante delle pratiche di sviluppo urbanistico, almeno in Italia. Come si può invertire questa tendenza, e come si può fare perché venga recepita nel modo giusto?

“Il consumo di suolo non genera automaticamente sviluppo. Troppe espansioni, al contrario, generano costi sociali insostenibili, anche per la difficoltà che le amministrazioni incontrano nell'allargamento dei servizi primari. Sono nati così i tanti divari tra centro e periferia di cui soffrono tante città nel nostro paese. Oggi siamo usciti definitivamente da quel modello di sviluppo: la città si trasforma più velocemente nelle parti costruite già esistenti. Invece di consumare altro suolo, dobbiamo rigenerare le grandi aree dismesse, come stiamo facendo ad esempio con il progetto di social housing nell’ex sanatorio antitubercolare del Galateo insieme alla Regione e Puglia Valore Immobiliare. Il Pug dovrà avere la forza di accogliere e tutelare il paesaggio rurale, quello costiero, quello storico e archeologico, quello naturalistico e quello urbano, diversi ma compresi in un'unica visione territoriale, nella quale contano le condizioni di vita che si assicurano ai cittadini, in cui c'è spazio per l'espressione del potenziale paesaggistico del territorio: le masserie, nuove economie agricole associate alla rigenerazione del post xylella, gli usi multifunzionali della campagna, i parchi naturali, la costa come nuovo volano di un turismo sostenibile. Occorre però muovere le inerzie con le giuste premialità e incentivi per trasformare ciò che è di scarsa qualità e deturpa città e paesaggio e genera rigidezza monofunzionale. Lecce deve aprirsi al suo territorio e valorizzare il suo potenziale paesaggistico, proteggendolo: in questo modo potrà incrementare i suoi residenti anche accogliendo più popolazione giovanile, assicurando innovazione, valorizzando di più la presenza dell’università, mettendo a disposizione della creatività più spazi e servizi, anche pensando alle future politiche del Recovery Plan”.

Quando una classe dirigente prepara il Pug, si sa, le pressioni sono enormi così come le aspettative: da parte dei gruppi politici, dei centri di potere economico, dei costruttori. Sapranno amministrazione e maggioranza tutelare l’interesse pubblico alla base delle scelte e la visione che è stata già annunciata in più occasioni?

“La politica ha il compito di fare sintesi tra interessi diversi, assumendosene le responsabilità in modo trasparente e chiaro. Credo che il progetto politico-amministrativo alla guida della città abbia già dimostrato, misurandosi con scelte importanti, difficilissime, di avere come unico obiettivo la salvaguardia del futuro della città. Sono fiduciosa che continueremo su questa strada”.

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