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L'intervista

Pianificazione, scelte partecipate e città collegiale: la sfida di Patti per le primarie

Il consigliere parla di “competizione vera”, racconta i temi della sua campagna e spiega le critiche alla gestione di questi anni a partire dal metodo ma chiarisce: “Non c’è spaccatura, solo punti di vista diversi. E dal 27 novembre a lavoro insieme per la coalizione”

LECCE – La strada è quella giusta, ma non tutto è andato come doveva: c’è questo bilancio alla base della candidatura alle primarie del centrosinistra leccese di Pierpaolo Patti, avvocato di professione, consigliere comunale e capogruppo di “Progetto Città”. Una scelta che assume il significato di un passo diverso ma non “alternativo” da imprimere all’azione di governo della coalizione, dopo sette anni di gestione Salvemini.

Si parte dal metodo, da un maggiore coinvolgimento nei processi decisionali e dalla costruzione di una visione di città che sia complessivamente più collegiale e partecipativa. Patti se la vedrà proprio col sindaco uscente nelle consultazioni che coinvolgeranno la base dei partiti di coalizione e che si terranno domenica 26 novembre.

L’intervista che segue è stata realizzata da una parte della redazione di LeccePrima (il direttore Emilio Faivre, il redattore Gabriele De Giorgi e il collaboratore Mauro Bortone).

Il percorso che ha portato alle primarie è parso caratterizzato da spaccature, visioni contrapposte, malumori interni alla maggioranza rispetto all’amministrazione Salvemini. Quali gli errori da imputare alla gestione alla base della scelta di candidarsi alle primarie?

“Sulle primarie ho risposto a un appello: non le ho chieste io e non ho partecipato alle riunioni di coalizione in cui è maturata l’idea. Non esistono, tuttavia, spaccature, ma c’è una maggioranza plurale con punti di vista diversi, laddove ci siano gli spazi per esprimerli. Chi, come me, in questi anni ha mosso critiche e ha mostrato differenze di visione, lo ha fatto sempre con senso di responsabilità e prendendo atto dei numeri, in virtù di un patto di cittadinanza prima e di maggioranza poi, a cui ritengo bisogna tenere fede fino all’ultimo giorno. Quando potevamo far andare sotto il sindaco e la giunta non abbiamo mai esercitato questa prerogativa, salvo il caso della masseria a cinque stelle in zona vincolata (a Parco Rauccio, ndr), dove siamo stati costretti a un voto contrario perché chiedevamo tempo per valutare e avere gli strumenti per decidere. La differenza che segniamo è da un punto di vista competitivo e non alternativo sulle politiche”

E come giustificare il malcontento che si avverte in giro: solo una questione fisiologica di chi amministra?

“Un po’ è fisiologico: chi governa non viene premiato. Per strada raccolgo anche il bisogno di non essere solo destinatari di scelte che vengono assunte altrove, spesso negli uffici, nei palazzi e non preventivamente condivise, ma di esserne parte. Più che primarie dei temi forse bisognerebbe fare quelle dei metodi, perché in politica il metodo non è secondario”

Torniamo alle primarie. Possono ritenersi consultazioni “vere” o rischiano di apparire un referendum interno al centrosinistra sulla figura di Salvemini, sul suo metodo e sulla sua amministrazione?

“La competizione è vera. Non ho la storia giubilare di chi ha 25 anni di politica alle spalle, ma nel mio piccolo impegno non mi sono mai prestato a operazioni di facciata, di propaganda o di natura referendaria personale. Stiamo facendo una campagna sui temi evidenziando come la via intrapresa sia quella giusta ma che alcune cose obiettivamente non siano andate bene e vanno migliorate. Poi se la questione è quella dei numeri o della partecipazione, ci sono tanti fattori di cui tenere conto e abbiamo visto di recente cosa sia successo alle comunali di Foggia, dove ha votato meno del 40%. Faccio il mio partecipando e offrendo punti di vista. Vedremo come i cittadini risponderanno”

All’inizio sembrava che alle primarie potessero concorrere più candidati, poi la sfida si è ridotta a due: senti di essere interprete di quelle voci critiche emerse nelle scorse settimane e portatore di una proposta alternativa rispetto a questi cinque anni?

“Non posso parlare di proposta alternativa, lo ribadisco, ma competitiva: sarebbe distonico pensarlo stando nella stessa amministrazione. Raccogliamo idee e parliamo ai cittadini di cose concrete dal rapporto con le vulnerabilità, nella consapevolezza che si vive da soli al centro come in periferia e da soli si è più insicuri, alla città verde, dalle politiche dell’abitare, della mobilità, della sicurezza, alla pianificazione e all’università, dal sostegno al commercio di prossimità a un dialogo da risanare tra operatori commerciali e residenti del centro storico, cercando soluzioni nell’ottica di una città che abbia una conduzione collegiale, corale e condivisa, per cui non c’è l’automobilista contro il ciclista, il commerciante contro il residente. È un metodo che stiamo portando ai cittadini e questa proposta sta colpendo nel segno”

Ma oltre alla questione del metodo in cosa c’è differenza rispetto a Salvemini?

“Ad esempio, avevamo una ricetta diversa per Sgm: mentre Bari annuncia 80 nuovi autobus di cui alcuni elettrici noi siamo fermi al palo con una società di capitale, che finalmente diventa pubblica; si potevano aggredire fondi specifici anche del Pnrr per potenziare la flotta urbana. E ancora: la ciclabilità va bene ma da sola non pare risolutiva in una società che invecchia per diverse ragioni; e poi c’è bisogno di ricostruire un dialogo, mai decollato va detto, con le attività commerciali anche nell’ottica di adozione di spazi verdi, visto che sono carenti le risorse a disposizione del comune. E poi si sta pianificando Lecce con dati del lavoro che sono del 2011 e nel frattempo è cambiato tutto. In commissione urbanistica sulla legge che verrà sono intervenuto per quarantacinque minuti, ponendo domande senza ancora ottenere risposta. Attenderò di capire ma serve intanto immaginare come e dove attrarre gli investimenti, non solo sfruttando la zona industriale ma coinvolgendo anche il sistema universitario, gli spin-off, i rapporti pubblico privato. E ancora ragionare su una pianificazione territoriale coi comuni limitrofi per arrivare a una Lecce città metropolitana: la politica baricentrica si combatte solo facendo rete”

Che idea ti sei fatto del centrodestra: vi dà la sensazione di essere nel pallone o di avere qualche asso nella manica in ottica amministrative?

“Dire se siano nel pallone o abbiano un asso nella manica non sta a me. Vedremo quando saranno pronti, ma noto nel dibattito una certa coerenza di comportamento con questi quattro anni e mezzo, quando si sbandierava in aula di un centrodestra unito, salvo poi assumere posizioni differenti”.

E sui nomi usciti (Ugo Lisi, Paolo Pagliaro e Adriana Poli Bortone, ndr) c’è la sensazione che siano quelli effettivi o siano tattici in attesa di un’altra soluzione?

“I nomi li leggo sui giornali come tutti. Se troveranno una quarta alternativa penso sia nella logica delle cose. A differenza nostra che ci misuriamo con uno strumento sicuramente perfettibile, quello delle primarie, ma sempre democratico perché preferisce dare la parola ai cittadini, loro seguono una strategia diversa, quella dei tavoli, delle riunioni, del trasferimento dei nomi a Roma per subordinare scelte locali a politiche nazionali: rispondono a logiche molto differenti dalle nostre e per questo non riesco a prevederle”.

C’è qualcuno tra i nomi fatti che farebbe più paura?

“Vengo dalla scuola di Di Vittorio: rispetto per tutti e paura di nessuno. Ci confronteremo sui temi e valuteremo le strategie politiche da mettere in campo in ogni caso. Ma soprattutto, preciso che se non sarò il candidato sindaco, dal 27 novembre sarò impegnato a sostenere la mia coalizione perché anche queste primarie vanno affrontate con responsabilità: le vivo come uno strumento per allargare e costruire, non come una resa dei conti né uno scontro tra tifoserie”.

C’è un buon rapporto col Movimento Cinque Stelle. Confidi che possa favorire una maggiore partecipazione alle primarie e in futuro alla gestione amministrativa?

“Ho ottimi rapporti con loro, ho partecipato a iniziative di confronto pubbliche e ho condiviso proposte anche in consiglio. Confido che elettori, iscritti, militanti partecipino alle primarie anche se riconosco che non è uno strumento che sentono nel loro dna politico. A me piace il loro spontaneismo e quella volontà di donarsi alla comunità spesso affrontando i problemi di petto. Il loro apporto è necessario non per ragioni aritmetiche, di mera addizione, ma perché dentro un percorso civico progressista si debba guardare con favore a un rapporto fattivo di condivisione di programmi e temi e come esigenza di costruire politiche utili per la città”

Un tema che esula dalle primarie ma che può essere espressione di una visione politica di sistema. In queste settimane si è tornato a parlare di compensazioni Tap: un’amministrazione dovrebbe accettare per tutelare un interesse pubblico?

“Innanzitutto è lapalissiano che si compensi ciò che si è danneggiato creando un pregiudizio a un territorio. Leggeremo, valuteremo e ci faremo un’idea sul punto quando ci saranno fatti concreti e non ipotesi su cui discutere. Di certo questo deve indurci tutti alla presa di coscienza che ragionare sul tema significhi che il territorio ha subito un pregiudizio dando l’ennesimo contributo in termini paesaggistici e ambientali, senza che di fatto ne venisse richiesta la disponibilità, con decisioni passate sopra la testa della comunità. Se da dovessi avere il compito di affrontare la questione utilizzerò sempre lo stesso metodo: condivisione, analisi, studio, partecipazione, decisione. E non decisione, spiegazione e comunicazione”.  

Questa intervista è stata realizzata lunedì e pubblicata oggi, contestualmente a quella di Carlo Salvemini, come approfondimento della redazione di Lecceprima per le primarie del 26 novembre

Qui l'intervista a Carlo Salvemini

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