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La voce dei candidati

Siculella: “Troppi cittadini ai margini: l’obiettivo è dar loro voce, aggregarli”

La fotografia della città fatta dal candidato delle liste “Mind” e “Aria” in un una campagna elettorale in dirittura d’arrivo: nella sua visione accesso ai diritti, mobilità e visione moderna del commercio. E sul suo futuro politico: “Lo decideranno i risultati”

LECCE – Si definisce progressista e alternativo a una visione polarizzata della campagna elettorale. Alberto Siculella, esponente del Movimento 5 Stelle, è in campo con due liste civiche, “Mind” e “Aria, nella competizione amministrativa dell’8 e 9 giugno, a Lecce, con l’obiettivo di dare voce a una fetta di elettori che non si sente rappresentata dalle principali coalizioni.

Ci siamo visti un mese fa circa, era l'inizio della campagna elettorale, quella vera, quella che conta. Adesso manca una settimana, poco più, il grosso è quasi fatto. Dal punto di vista personale cosa le ha restituito questa campagna elettorale come esperienza formativa?

“Una marea di cose, negative e positive. Tra le negative, l’inaffidabilità di molte persone, la poca lealtà e credibilità che alcuni soggetti purtroppo in politica hanno, un po’ per professione, un po’ per convenienza. L'altro lato della medaglia è comprendere meglio le dinamiche sociali di cui si compone la comunità leccese e dare valore umano a esperienze e sensibilità che in città ci sono e vanno riconosciute più che conosciute, perché esistono persone rimaste ai margini del dibattito e che probabilmente ci rimarranno: eppure hanno valori e il mio obiettivo, da qui in avanti, sarà provare ad aggregarle, perché, sarò campanilista e populista, ma Lecce ha veramente un potenziale molto superiore rispetto a quello che esprime e non possiamo perderci dietro piagnistei, nostalgie, rancori e frustrazioni”.

Di solito quando si inizia una campagna elettorale il candidato ha ben chiare in testa le idee e le emozioni che vuole trasmettere ai cittadini che incontra. Meno prevedibile è la reazione dei cittadini, i loro feedback. C'è qualcosa negli incontri che quotidianamente ha fatto, sia quelli organizzati sia quelli spontanei per strada, che non si aspettava? Delle richieste, delle esigenze, dei bisogni, delle idee che non aveva messo in conto e che adesso l’hanno arricchita?

“Essendo particolarmente emotivo, ne dico una in particolare che, al solo pensarci, mi fa stare male: ho sentito una giovane donna, sposatasi qualche anno addietro, che ha perso il marito per un tumore e il lavoro durante la pandemia. Con due figli a carico non ha la possibilità di accedere alla casa popolare: mi ha confessato di aver tentato di suicidarsi. Quel racconto in prima persona, con tanta umanità, mi ha dato l'impressione dell’esistenza di una città che, se non la tocchi con mano, se non la vedi mai, non ne hai contezza. Tante volte mi dico quanto siamo idioti noi tutti che viviamo in una maniera più agiata, a non considerare le questioni del welfare, dei servizi, della dignità sociale come centrali in un'agenda politica, finendo a parlare di ciclabili e filobus, al netto dell'importanza dei temi sulla mobilità, se non sono integrati in una questione di accesso ai servizi pubblici, ai diritti dei cittadini, a una assistenza reale a queste persone. Con il dataset che proponiamo nel programma, vogliamo cercare di fluidificare quelle possibilità. Come ente locale dobbiamo fare molto di più su questo aspetto, perché è evidente che alcune persone non si sentano rappresentate e ascoltate. Tutta l'opinione pubblica deve iniziare ad affrontare questi temi con responsabilità e con serietà perché non possiamo continuare a parlare dei massimi sistemi, quando c'è un mondo che si nasconde dietro a un benessere di facciata o alle ricadute importanti, ma non sostanziali, del turismo”.

Quali sono le esigenze, le idee più interessanti e più sorprendenti che i cittadini per strada hanno fatto? Che Lecce si immaginano, che Lecce vogliono?

“Allora, una delle idee più belle, secondo me, anche se non so se effettivamente realizzabile, viene dall’esperienza di una cittadina di San Cesario che affronta ogni giorno tre chilometri per venire a Lecce per accompagnare i figli a scuola e recarsi a lavoro e che farebbe a meno di prendere la macchina. Mi ha chiesto fermate intermedie del treno e dei collegamenti da San Cesario perché lì passa il binario. Ho iniziato a parlare di queste ipotesi con dei professionisti e altri cittadini e ciò che all’inizio sembrava una follia è diventata un’idea che, aprendo un dialogo con Regione e Ferrovie Sud Est e investendo determinate risorse, non è da escludere”.

Per un candidato sindaco alla prima esperienza e senza un'organizzazione strutturata alle spalle, immagino sia molto faticoso fare una campagna elettorale, soprattutto quando tutto si concentra ufficialmente solo in 30 giorni. In queste settimane pensa di aver dato tutto o avrebbe bisogno di ulteriore tempo?

“La visibilità che la campagna elettorale offre negli ultimi 30 giorni, data la par condicio, è notevole. È ovvio che, al di là della questione informazione e visibilità, i due candidati principali abbiano comunque un pregresso importantissimo, che in termini di notiziabilità e forza comunicativa ha fatto, fa e farà la differenza sempre. Se mi devo rimproverare qualcosa, dico di non essere uscito un po' prima, di essere rimasto incastrato nelle logiche delle segreterie e dei partiti che hanno combinato un vero macello. Oggi probabilmente avremmo un vantaggio in più, quello del tempo, perché in questi giorni sto ricevendo un ottimo feedback dalla cittadinanza. Il voto è fortemente polarizzante nei confronti di due personaggi, che sono due leader e figure carismatiche: una rappresenta la nostalgia del passato e del periodo di un certo cambiamento storico; l'altro, una visione progressista, moderna, composta però da troppi steccati ideologici, in cui chi non si rivede ha difficoltà ad adeguarsi. Tra i due estremi, si trova una via di mezzo, una sfumatura democratica partecipata dal basso, in cui si dice sì alle trasformazioni con adeguatezza rispetto al contesto in cui viviamo e no a determinate dinamiche del passato, perché semplicemente non ci appartengono più. Spesso e volentieri, essendo un consulente, mi confronto con i commercianti e chiedo se abbiano un sito internet, un’affiliazione Amazon, perché il commercio è cambiato: sì, può incidere l'evento in più, il posto auto in meno, ma statistiche alla mano che monitoro da dieci anni, i trend del commercio online sono in crescita in tutti i settori; alcuni, nel commercio classico sono crollati a picco, tranne le grandi catene che hanno comunque l’online. Su certe dinamiche si può fare ben poco e nessun sindaco o assessore e competenza potranno risollevare un mercato se non lo stesso commerciante che inizia a investire in ricerca, sviluppo, commercio elettronico perché un certo mondo ormai è alle spalle, ci piaccia o no. Volendo, ci si può lamentare in Europa, in Italia, se si vuole creare qualcos’altro, ma l'assessore, l’ente locale hanno ben poco da dire e da fare. Nel piccolo, invece, si può intervenire con una serie di iniziative, come fatto a Bari per esempio, per il commercio di vicinato, con riduzioni di tassazioni e di imposte; si possono fare le fidelity card, formule cashback con il trasporto pubblico. Ecco, forse in questo l'amministrazione comunale di Lecce ha usato troppo il bastone e poco la carota”.

Il fatto di correre da solo, diciamo sostanzialmente, pone un obiettivo percentuale non banale: dovrebbe raggiungere un buon risultato per entrare in consiglio comunale. Ora, indipendentemente dai numeri, dai dati e dal riscontro che ci saranno, questa esperienza la mette nella condizione, indipendentemente dal risultato, di voler continuare a fare politica?

“No, dipenderà dai risultati. Mi piace tantissimo la politica, mi piace farla da consulente, da collaboratore, come già in passato. In prima persona, sono stato spinto a fare questa mossa, in primo luogo dalla base del Movimento 5 Stelle, per rivendicare il diritto di rappresentare tutti quelli che c’erano a sostenermi e poi sono stati sostanzialmente boicottati. Credo che quando uno si assume una responsabilità del genere deve fare conti coi risultati: se ci sono e quindi si entra in consiglio o, ancora di più, si fa un buon risultato, si deve avere anche la responsabilità di non gettare il lavoro fatto, di dimostrare serietà nei confronti di chi ha votato e tenere duro; se invece mi bocceranno, i cittadini mi diranno che non è tempo, modo e luogo di rappresentarli ed è inutile insistere. Potrò supportare altre cause probabilmente, ma non in prima persona”.

L'8 e il 9 si vota anche per le Europee. Il cittadino Alberto Sicurella per chi voterà?

“Sono veramente in difficoltà, perché la mia casa di appartenenza è palese e chiara e quindi quasi sicuramente voterò lì. Però devo ammettere, per la prima volta in vita mia, di farlo più per opinione che per convinzione; e dico questo per una scottatura personale nei confronti di un movimento che sta perdendo la bussola. Nel movimento di Giuseppe Conte ci vedo tanto di buono, maturità, consapevolezza ma anche un posizionamento poco chiaro: o nasci, rimani e consolidi la tua matrice progressista oppure non sventoli le bandierine della pace o il salario minimo solo per identificarti in un posizionamento, in cui poi molti non si riconoscono. Mi sono sempre reputato alternativo e contrario ai gruppi di potere, quindi o si fa una scelta radicale e si interpreta un social progressismo, come lo definisco io, e si collabora con quei pezzi di parlamento che hanno in mente quello come radice, come matrice, oppure io non mi siedo al tavolo con gruppi politici che sull'Ucraina e su Gaza esprimono, a livello di geopolitica, un pensiero completamente opposto al mio. Ricordo bene il Movimento 5 Stelle che dettava le condizioni: mai con Italia Viva, Calenda e compagnia cantante e oggi sento gli stessi interpreti di quella politica, cioè di Italia Viva e di Azione a Lecce rilasciare anche dichiarazioni pubbliche contrarie alla presenza del MoVimento 5 Stelle nella coalizione di Salvemini. Se la coalizione deve essere solamente per vincere, pur comprendendo la realpolitik, alzo le mani. Però poi quando si vincerà, una coalizione con queste componenti, con questi contrasti, con queste raffigurazioni e rappresentazioni, dove andrà?”.

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