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Lavoro, equità, donne e un welfare moderno: il manifesto di Sonia Pellizzari

La giovane componente salentina dell'assemblea nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà lancia la propria candidatura alle primarie per il Parlamento: "Metto a disposizione della mia regione competenze, saperi, impegno e passione"

Sonia Pellizzari.

LECCE – È uno dei nomi nuovi nella corsa al Parlamento italiano, passando dalla consultazione delle primarie, ma a chi frequenta la politica non sarà sconosciuto l’impegno di Sonia Pellizzari, che l’ha condotta a mettersi in gioco nella sfida di domenica 30 dicembre. Mercoledì è stata "presentata" all'elettorato leccese da Carlo Salvemini che sosterrà la sua candidatura e quella di Dario Stefàno, per un ticket definito dallo stesso capogruppo di Lecce Bene Comune come "la strana coppia".

Trentaquattrenne, madre da circa un anno, precaria, tra le protagoniste della generazione che ha vissuto eventi rappresentativi della storia recente di questo Paese, come Genova 2001, passando per il rilancio di una sinistra più moderna, capace di affrontare la responsabilità di governo, ha fatto della politica una delle proprie ragioni di vita, diventando in questi anni componente della Presidenza di Sinistra Ecologia e Libertà, ma soprattutto una delle più strette collaboratrici della campagne elettorali del presidente della Regione, Nichi Vendola. Ora si misurerà nelle primarie per provare a dare il proprio contributo di proposte e di idee nel prossimo Parlamento.

Dopo qualche giorno di riflessione, hai sciolto la riserva sulla tua candidatura alle primarie di Sinistra Ecologia e Libertà in vista delle prossime politiche. Cosa ti ha spinto a metterti in gioco e a “partecipare” a questa sfida?

“Credo che le primarie per la scelta dei candidati per le elezioni di febbraio possano dare ossigeno a SeL quanto al Pd perché hanno già sancito, lo scorso 25 novembre, l'unità dei progressisti che si contrapponeva a quella dei conservatori, un patto utile che apre la strada all’alternativa. Ho deciso di partecipare perché voglio mettere a disposizione della mia regione competenze, saperi, impegno, passione. La mia storia è quella di tanti miei coetanei che hanno percorso per anni la dorsale adriatica in treno per formarsi, dotarsi di una cassetta degli attrezzi per accedere al mondo del lavoro, la mia storia è quella di tanti che hanno scommesso sul ritorno, su una restituzione al proprio territorio. La scommessa ora è fare irrompere nei luoghi della decisione politica i sogni e le speranze di chi oggi non riesce a immaginare il proprio futuro. È una sfida  che andava attraversata, non bisogna avere paura di dire di essere pronti a governare il Paese”.

Nelle primarie per la scelta del candidato premier si è molto discusso del tema del rinnovamento. Credi che queste “primarie per il Parlamento” renderanno possibile un vero cambiamento?
Me lo auguro. I giovani come le donne vengono spesso usati in operazioni di forma e decoro. Sono giovane, donna, del sud ma non sono una figurina. Ognuna di queste condizioni racchiude una mia consapevolezza, una mia competenza, una mia storia, un progetto per questo Paese”.

Ci sono da parte di alcuni osservatori delle obiezioni sulla capacità di tenuta di un governo di centrosinistra, ricordando i trascorsi dei governi Prodi. Cosa credi che sia davvero diverso rispetto a quelle esperienze?

“C’è una consapevolezza diversa, maturata anche in anni di governo della Puglia che hanno reso una regione periferica nella locomotiva di testa del mezzogiorno d’Italia. E poi la carta d’intenti Italia bene comune è un patto con al centro Europa, democrazia, lavoro, uguaglianza, libertà, sapere, sviluppo sostenibile, beni comuni, diritti e responsabilità. Indietro non si torna”.

Giovani, partecipazione femminile, lavoro, equità, diritti e tagli alla casta. Sono queste le priorità di una sinistra che vuole essere propositiva in una prospettiva di governo?

“Sì, aggiungo che anche la classe media sta pericolosamente scivolando verso la povertà, i lavoratori autonomi e le piccole imprese vivono in condizioni di estrema difficoltà, le giovani generazioni si vedono serrate le porte di accesso al futuro. Per uscire da questa crisi è prioritario restituire centralità e valore sociale al lavoro, predisporre una riforma fiscale equa, una politica industriale vera che punti su ricerca e innovazione. E poi la scuola pubblica, così a lungo bistrattata e svilita, deve ritornare a essere il luogo privilegiato della formazione. Tra le priorità la conversione ecologica dell’economia; la tutela dell’ambiente, dell’aria come del mare, è elemento imprescindibile di uno sviluppo lungimirante e di qualità; l’abolizione della Bossi Fini e diritti di cittadinanza per chi è nato in Italia e abolizione della legge 40 sulla fecondazione assistita. La messa in sicurezza del territorio non è più rinviabile e poi i diritti civili, non parziali e per pochi ma interi e per tutti”.

C’è un obiettivo caro alla tua lotta politica, che ti piacerebbe portare avanti se dovessi avere la possibilità di sedere nel prossimo Parlamento italiano?
Da madre e donna vivo sulla mia pelle come e quanto sia difficile coniugare lavoro, famiglia, vita quotidiana. Vorrei un Paese per donne con un welfare moderno in cui una maternità non interrompe la vita professionale, in cui le donne hanno pari opportunità di accesso all'istruzione, alla politica, all’economia. Vantiamo un triste primato: voglio provare a invertire questa rotta”.

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