Giovedì, 5 Agosto 2021
Politica

Intimidazioni e politica: i "soliti sospetti" sull'emergenza casa

I tre proiettili recapitati all'assessore al Bilancio, Attilio Monosi, sono solo l'ultimo atto di una serie di episodi inquietanti che potrebbero avere una comune matrice: tutte le vittime si sono occupate di case popolari

Case popolari al rione San Pio.

LECCE – L’atto intimidatorio subito da Attilio Monosi, assessore al Bilancio del Comune di Lecce, si inserisce in una scia di messaggi inquietanti di cui, nel corso degli ultimi anni, sono stati oggetto amministratori, esponenti del mondo politico locale, dipendenti comunali coinvolti, a vario titolo, nella gestione delle politiche abitative. Non si esclude infatti che i tre proiettili calibro 9 per 21 ritrovati in una busta gialla nella posta delle lettere, possano essere ricollegati alla delega all’Edilizia residenziale pubblica che Monosi esercita dalla composizione della nuova giunta, dopo la riconferma di Paolo Perrone come sindaco. Il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia ha aperto un fascicolo e potrebbe ascoltare il diretto interessato nelle prossime ore.

Tutta da provare, evidentemente, la comune matrice, ma i fatti restano, uno dietro l’altro nelle pagine delle cronaca: il 21 agosto del 2009 una mano rimasta ignota diede fuoco alla parte interna della Jeep Wrangler dell’allora assessore all’Urbanistica, Roberto Marti, approfittando di un finestrino lasciato aperto. Il giorno dopo, a San Cataldo, fu appiccato il fuoco alla porta di casa di Luca Pasqualini, allora dipendente dell’Ufficio casa del Comune di Lecce e oggi assessore a Traffico e Mobilità (politicamente molto vicino a Marti).

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile dello scorso anno andò in fumo un’altra auto di Marti, dal 2010 consigliere regionale del Pdl. In via Oronzo De Donno il Suv Mercedes dell’esponente del centrodestra fu devastata dal rogo che danneggiò parzialmente anche due altre vetture parcheggiate accanto.  Il 17 aprile dello scorso anno, in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, Adelaide Lanzilao, candidata per la lista Lecce Bene Comune, trovò sulla sua auto, una Smart, un busta con un proiettile a salve e un perentorio invito a farsi i fatti suoi.

Perché? Pochi giorni prima Lanzilao aveva convocato un’assemblea pubblica in via Pistoia, presso le cosiddette case parcheggio, per dar voce alle denunce di alcune famiglie residenti sulle precarie condizioni dello stabile e sulle condizioni di permanente disagio. Nelle stesse ore, presso la procura della Repubblica di Lecce, il sindaco Paolo Perrone, poi riconfermato a suon di voti, attendeva Antonio Rotundo e Teresa Bellanova del Pd: “Se avete le prove di una gestione oscura delle politiche abitative in questa città, dimostratelo. Altrimenti attenti a sparare nel mucchio, questi comportamenti sono scellerati”.

Ecco dunque che una delle strade percorribili porta dritta al complesso intreccio di bisogni e relazioni che gravita attorno alle case popolari: è attualità la storia dei coniugi Ugo e Iolanda. Non si dimentichi che uno dei più intensi momenti di scontro politico degli ultimi anni, in città, si è verificato nel febbraio del 2011, quando Lucio Inguscio, fu costretto da un’ondata di polemiche, a rassegnare le dimissioni da assessore alle Politiche abitative della giunta comunale dopo aver lanciato una convocazione via sms ad amici e conoscenti per discutere del bando, di prossima pubblicazione, per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Quel bando poi è finalmente arrivato, con circa dodici anni di ritardo, e oggi 1400 richiedenti sono in attesa di una graduatoria che, hanno fatto sapere da Palazzo Carafa, potrebbe essere definita entro l’estate. Resta tutto da scrivere invece il capitolo sulle case parcheggio, diverse centinaia in città: soluzioni transitorie, in attesa dell’assegnazione, che invece tendono ad essere definitive per la mancanza di un numero di alloggi sufficiente a soddisfare la domanda. Partire dalla definizione di un regolamento comunale – che non c’è mai stato - potrebbe essere un piccolo, ma importante, passo in avanti. 

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