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Contro le intossicazioni nelle mense, la proposta: menù sani a km0

Lo stato di allerta non è terminato e l'associazione di categoria chiede a dirigenti e sindaci di inserire cibi locali e controllati, abolendo la logica del massimo ribasso negli appalti

Bambini in una mensa scolastica (foto Ansa)

LECCE – Puntuale, alla partenza del nuovo anno scolastico, scoppia l’allarme del cibo servito nelle mense scolastiche. La media dei mal di pancia che colpiscono studenti ed insegnanti, con sintomi che arrivano sino al vomito ed alla dissenteria,  dimostra quanto il rischio di intossicazione non sia da sottovalutare. Così chi ha dei figli non riesce a vivere nella piena tranquillità: il mal di pancia colpirà a sorpresa, neanche fosse un virus stagionale.

La situazione è diffusa e si ripropone con una frequenza tale da imporre un deciso cambio di passo. Lo chiedono a gran voce i genitori, lo reclamano gli stessi docenti costretti a rivedere i programmi scolastici e gli orari di entrata e di uscita da scuola. Non esiste solo un problema per la salute pubblica, infatti: il disservizio potrebbero avere delle ripercussioni negative anche sul percorso di apprendimento e sull’organizzazione delle attività didattiche nelle classi a tempo pieno.

Le istituzioni ora sembrano decise ad intervenire: la Asl, in seguito all’ultimo preoccupante episodio, ha sospeso il centro di cottura di Galatone della ditta La Fenice srl; i sindaci di Nardò, Gallipoli, Corigliano, Galatone hanno deciso di tutelare la salute dei cittadini  bloccando la somministrazione dei pasti all’interno di numerosi istituti scolastici. In questo caos ha preso una posizione anche Coldiretti Lecce che, approfittando dell’impasse, ha rilanciato una proposta di buon senso: inasprire i controlli e introdurre nei menù con prodotti sani e a chilometro zero.

Non è una novità: la Regione Puglia già nel 2008, con la legge numero 31 (mai applicata), aveva previsto l’obbligo dell’utilizzo nelle mense pubbliche, tramite previsione nei relativi bandi, di prodotti agricoli di origine regionale in misura non inferiore al 50 percento ed il coinvolgimento diretto delle grandi e medie strutture di vendita che operano sul territorio regionale, anche tramite realizzazione di spazi espositivi in esclusiva. La legge prevede anche l’utilizzo delle imprese esercenti attività di ristorazione o di vendita al pubblico attraverso il loro inserimento in campagne regionali di immagine, nonché disposizioni in materia di vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli e di controlli. 

“Queste disposizioni, di fatto, non sono mai stata applicate - puntualizza il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno - invece è importante dare ai nostri ragazzi merende e pasti a base di ingredienti a km0, sani e di stagione. La scuola è infatti un luogo dove si può educare alla corretta alimentazione facendo recuperare ai ragazzi il gusto ed il sapore di prodotti della loro terra e della loro vita quotidiana”.

Il direttore di Coldiretti Lecce, Giuseppe Brillante, lancia un appello ai dirigenti scolastici: “A loro chiediamo di lanciare una vera e sana battaglia contro l’omologazione dei sapori. Ma la nostra richiesta si estende anche ai sindaci affinché loro, nel definire con l’Asl di competenza il menu, inseriscano alimenti di cui si abbia certezza sanitaria ma anche di origine territoriale, ovvero strettamente a km0”.

“E’ necessario - prosegue Brillante - abbandonare la logica delle gare di appalto al massimo ribasso. Rispetto alla salute ed all’alimentazione dei ragazzi l’obiettivo da assicurare è il miglior rapporto prezzo/qualità che si realizza privilegiando nelle mense scolastiche i cibi locali che valorizzano le realtà produttive territoriali e riducono i troppi passaggi intermedi dietro i quali più elevato è il rischio di frodi e sofisticazioni”.

Nel dibattito è intervenuto anche il deputato del Pdl, Rocco Palese che per mezzo di una interrogazione parlamentare ha chiesto ai ministri competenti (Salute e Pubblica istruzione) di mettere in piedi una task force interministeriale da inviare in tutta Italia, a partire dal Salento, per verificare lo stato delle mense scolastiche, il rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare e dei criteri in base ai quali le aziende si sono aggiudicate gli appalti.

"Occorre evitare che vi siano due Italie anche nella qualità della refezione scolastica e nel diritto all'equità sociale di bambini e famiglie meno abbienti - scrive Palese - e si prevedano interventi statali a sostegno dei Comuni che non hanno soldi per aiutare le famiglie povere, un potenziamento della struttura dei Nas che consenta maggiori attività ispettive e di controllo e sanzioni rigidissime per le aziende che servono pasti scadenti o addirittura contenenti cibi avariati o vermi".

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